La Nuova Sardegna

Olbia

Morta cadendo dall’hotel chiesta l’archiviazione

di Tiziana Simula
Morta cadendo dall’hotel chiesta l’archiviazione

La Procura esclude la responsabilità del suo compagno indagato per omicidio  Magdalena Monika Jozwiak potrebbe essere scivolata o aver tentato il suicidio

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OLBIA. Si era sempre dichiarato innocente per la morte della sua fidanzata, Magdalena Monika Jozwiak, 39 anni, polacca, volata giù dal quinto piano di un albergo in pieno centro storico, il 15 marzo scorso. Ora, per Marco Messina, 44 anni di Olbia, indagato con l’accusa di omicidio, anche la Procura chiede l’archiviazione. Dalle indagini svolte non è emersa una responsabilità sicura e inequivoca da parte di Messina. La morte di Magdalena Monika Jozwiak è frutto di un “disgraziato incidente” o di un possibile atto suicida. Pertanto, il pubblico ministero Cristina Carunchio ha chiesto che il giudice per le indagini preliminari disponga l’archiviazione.

La famiglia della giovane polacca, costituita parte civile con l’avvocato Angelo Merlini, fa sapere attraverso il suo legale che non si opporrà alla richiesta di archiviazione della Procura. «Abbiamo fatto le nostre indagini difensive e riteniamo che l’attività del pubblico ministero sia stata assolutamente corretta e che non ci siano possibilità di affermare che esistano responsabilità da parte di Messina – dice l’avvocato Merlini – Pertanto, non ci opporremo alla richiesta di archiviazione». Marco Messina e Magdalena Monika Jozwiak stavano insieme da diversi anni. Un amore tormentato da litigi, ma nonostante gli alti e i bassi, la storia andava avanti. Il 14 marzo la coppia aveva deciso di trascorrere una notte diversa dal solito nella suite migliore dell’hotel Panorama. Un albergo nel quale era già stata in precedenza. Una serata a base di vodka, champagne, spumante e cocaina. Poi, alle 6,40, il tonfo: Magdalena precipita dal quinto piano dopo aver camminato sul cornicione. Quando i carabinieri arrivano in via Garibaldi, avvertiti da un cliente dell’hotel, trovano il compagno davanti al corpo nudo senza vita della donna, che lui stesso aveva coperto con un giubbotto. «Ero a letto, ho sentito un tonfo. L’ho cercata in bagno. Non c’era. Mi sono affacciato alla finestra e lei era lì, per terra», aveva raccontato ai militari.

«Io l’amavo, non ho nessuna colpa», aveva detto Marco Messina, difeso dall’avvocato Giampaolo Murrighile, durante l’interrogatorio. Anche per la Procura è innocente.

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