Sospensione del giudice la Cassazione: nessun dolo
di Tiziana Simula
Turbativa d’asta, le motivazioni dell’annullamento dell’ordinanza del Riesame «Nessuna volontà da parte di Di Giacomo nel favorire gli aggiudicatari della villa»
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TEMPIO. La difesa lo definisce «un ottimo risultato che riabilita moralmente da subito il dottor Di Giacomo e mette in discussione l’impianto accusatorio». Perché nelle motivazioni depositate qualche giorno fa, i giudici della Corte di Cassazione escludono il dolo nell’operato del giudice dell’esecuzione e rapporti o contatti tra lui e il perito e gli aggiudicatari di villa Ragnedda. La decisione della Cassazione che ha accolto il ricorso del giudice dell’esecuzione Alessandro Di Giacomo contro la misura interdittiva disposta dal gip di Roma Giulia Proto, segna un importante punto a favore della difesa del magistrato indagato e sospeso per un anno nell’ambito dell’inchiesta della procura capitolina sulla presunta turbativa d’asta relativa alla vendita della villa dell’imprenditore di Arzachena Sebastiano Ragnedda. La Cassazione ha annullato il provvedimento del tribunale del Riesame di Roma che confermava la misura interdittiva, rinviando al Riesame ma di fronte a un nuovo collegio. Udienza che potrebbe essere fissata già entro settembre, al rientro dalla pausa estiva.
Nelle undici pagine della motivazione, la Corte spiega le incongruenze rilevate che hanno portato i giudici ad annullare l’ordinanza del Riesame. «La Corte ha escluso l’esistenza di gravi indizi sotto il profilo dell’elemento soggettivo, cioè del dolo – commenta il difensore di Di Giacomo, l’avvocato Giandomenico Caiazza del Foro di Roma – Esclude che possa esserci stata un’intenzione o una consapevole partecipazione di Di Giacomo alle ipotesi di reato a lui addebitate. Insomma, non c’è nulla che leghi sotto il profilo della consapevolezza il giudice a un progetto criminoso di turbativa d’asta. È un annullamento che difficilmente potrà essere corretto – sottolinea Caiazza – A me pare un ottimo risultato che da subito riabilita moralmente il dottor Di Giacomo. Ovviamente miriamo a ottenere di più nelle sedi proprie, e cioè al pieno riconoscimento anche della correttezza tecnica dell’operato del giudice». La Corte rileva anche un altro aspetto, accogliendo quanto sostenuto da sempre dalla difesa. Non ci sono prove di contatti tra il giudice, il consulente che aveva redatto la perizia della villa, Ermanno Giua, e gli aggiudicatari dell’immobile, i magistrati Chiara Mazzaroppi e Andrea Schirra, «poiché – spiega la Corte – l’aggiudicazione avveniva in favore di un legale, per persona da nominare, ed era disposta dopo ben tre anni durante i quali si erano succeduti vari incanti andati deserti, sempre seguiti da ulteriore pubblicazione dell’ordinanza di vendita, con il rischio di attirare nuovi offerenti, circostanza questa, che smentisce la volontà di favorire i soggetti aggiudicatari». In attesa della nuova udienza del Riesame, resta sospeso.
Nelle undici pagine della motivazione, la Corte spiega le incongruenze rilevate che hanno portato i giudici ad annullare l’ordinanza del Riesame. «La Corte ha escluso l’esistenza di gravi indizi sotto il profilo dell’elemento soggettivo, cioè del dolo – commenta il difensore di Di Giacomo, l’avvocato Giandomenico Caiazza del Foro di Roma – Esclude che possa esserci stata un’intenzione o una consapevole partecipazione di Di Giacomo alle ipotesi di reato a lui addebitate. Insomma, non c’è nulla che leghi sotto il profilo della consapevolezza il giudice a un progetto criminoso di turbativa d’asta. È un annullamento che difficilmente potrà essere corretto – sottolinea Caiazza – A me pare un ottimo risultato che da subito riabilita moralmente il dottor Di Giacomo. Ovviamente miriamo a ottenere di più nelle sedi proprie, e cioè al pieno riconoscimento anche della correttezza tecnica dell’operato del giudice». La Corte rileva anche un altro aspetto, accogliendo quanto sostenuto da sempre dalla difesa. Non ci sono prove di contatti tra il giudice, il consulente che aveva redatto la perizia della villa, Ermanno Giua, e gli aggiudicatari dell’immobile, i magistrati Chiara Mazzaroppi e Andrea Schirra, «poiché – spiega la Corte – l’aggiudicazione avveniva in favore di un legale, per persona da nominare, ed era disposta dopo ben tre anni durante i quali si erano succeduti vari incanti andati deserti, sempre seguiti da ulteriore pubblicazione dell’ordinanza di vendita, con il rischio di attirare nuovi offerenti, circostanza questa, che smentisce la volontà di favorire i soggetti aggiudicatari». In attesa della nuova udienza del Riesame, resta sospeso.
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