cassazione
Sospensione di Di Giacomo: un punto a favore della difesa
TEMPIO. La difesa lo definisce «un ottimo risultato che riabilita moralmente da subito il dottor di Giacomo e mette in discussione l’impianto accusatorio». Perché nelle motivazioni depositate qualche...
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TEMPIO. La difesa lo definisce «un ottimo risultato che riabilita moralmente da subito il dottor di Giacomo e mette in discussione l’impianto accusatorio». Perché nelle motivazioni depositate qualche giorno fa, i giudici della Corte di Cassazione escludono il dolo nell’operato del giudice dell’esecuzione e rapporti tra lui e il perito e gli aggiudicatari di villa Ragnedda. La decisione della Cassazione che ha accolto il ricorso del giudice dell’esecuzione Alessandro Di Giacomo contro la misura interdittiva disposta dal gip di Roma Giulia Proto, segna un importante punto a favore della difesa del magistrato indagato e sospeso per un anno nell’ambito dell’inchiesta della procura capitolina sulla presunta turbativa d’asta relativa alla vendita della villa dell’imprenditore di Arzachena Sebastiano Ragnedda. La Cassazione ha annullato il provvedimento del tribunale del Riesame di Roma che confermava la misura interdittiva, rinviando al Riesame ma di fronte a un nuovo collegio.
Nelle undici pagine della motivazione, la Corte spiega le incongruenze rilevate che hanno portato i giudici ad annullare l’ordinanza del Riesame. «La Corte ha escluso l’esistenza di gravi indizi sotto il profilo dell’elemento soggettivo, cioè del dolo – commenta il difensore di Di Giacomo, l’avvocato Giandomenico Caiazza del Foro di Roma – Esclude che possa esserci stata un’intenzione o una consapevole partecipazione di Di Giacomo alle ipotesi di reato a lui addebitate. Insomma, non c’è nulla che leghi sotto il profilo della consapevolezza il giudice a un progetto criminoso di turbativa d’asta. È un annullamento che difficilmente potrà essere corretto». La Corte rileva anche un altro aspetto: non ci sono prove di contatti tra il giudice, il consulente che aveva redatto la perizia della villa e gli aggiudicatari, i magistrati Chiara Mazzaroppi e Andrea Schirra.
Nelle undici pagine della motivazione, la Corte spiega le incongruenze rilevate che hanno portato i giudici ad annullare l’ordinanza del Riesame. «La Corte ha escluso l’esistenza di gravi indizi sotto il profilo dell’elemento soggettivo, cioè del dolo – commenta il difensore di Di Giacomo, l’avvocato Giandomenico Caiazza del Foro di Roma – Esclude che possa esserci stata un’intenzione o una consapevole partecipazione di Di Giacomo alle ipotesi di reato a lui addebitate. Insomma, non c’è nulla che leghi sotto il profilo della consapevolezza il giudice a un progetto criminoso di turbativa d’asta. È un annullamento che difficilmente potrà essere corretto». La Corte rileva anche un altro aspetto: non ci sono prove di contatti tra il giudice, il consulente che aveva redatto la perizia della villa e gli aggiudicatari, i magistrati Chiara Mazzaroppi e Andrea Schirra.
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