Le mamme protestano: «Salvate il punto nascite»
di Walkiria Baldinelli
La Maddalena, la battaglia delle donne schierate in difesa dell’ospedale Merlo Dopo i pancioni ecco i cartelli: rifiutato il contributo regionale per le partorienti
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LA MADDALENA. Non si placa la protesta delle mamme maddalenine contro la riforma sanitaria regionale. Con lo slogan “#TeneteviLeMance ridateci l’ospedale” una rappresentanza del comitato delle neonamme, nel corridoio del reparto pediatria dell'ospedale Paolo Merlo, ha strappato le istanze del contributo di 1.500 euro previsto per le partorienti della Maddalena e Carloforte. Un risarcimento cioè per coloro che hanno dovuto affrontare i pesanti disagi del parto lontane dal comune di residenza.
Il silenzio. Dopo avere portato l'ospedale Paolo Merlo alla ribalta dei riflettori nazionali con le loro battaglie e dopo avere scritto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, questa volta le mamme, anche contro i loro stessi interessi, respingono al mittente il contributo regionale per le partorienti residenti nelle isole minori. Un altro loro modo di contestare le scelte che hanno portato alla sospensione del punto nascite dell'ospedale Paolo Merlo e recentemente, a seguito dell’attivazione h24 dell’elisoccorso, del servizio di reperibilità del pediatra. «Sconcertante il muro di silenzio che c’è intorno al nostro ospedale – afferma la portavoce del comitato, Stefania Terrazzoni –, stiamo andando avanti a forza di interpellanze e delibere che rimangono lettera morta. Nel nostro piccolo continuiamo a lottare e fare iniziative per tenere accesi i riflettori sul Paolo Merlo, rimanere inermi vuol dire essere complici ti questa disfatta». Aggiunge Marina Carrano: «Si tengano le mance, continueremo a lottare per il nostro ospedale. Non si può compensare con un piccolo contributo economico la sospensione di reparti come il Punto nascite e la Pediatria. Spero che in molte seguano il nostro esempio perché è importante dare un segnale forte a una classe politica convinta che possa fare di tutto».
Numeri. Afferma Valeria Frau: «È un emblematico gesto di disapprovazione, ma doveroso contro una politica sanitaria sbagliata, che si basa solo sui numeri e non sulle esigenze delle persone. Per due volte hanno giocato a fare i professori di matematica, la prima sospendendo il Punto nascite di un’isola minore perché non raggiungeva i 500 parti, ora quantificando le nostre sofferenze e le nostre paure in 1.500 euro. Più che un risultato politico di cui vantarsi è un’umiliazione per noi ragazze che chiediamo solo di poter partorire nell’ospedale della nostra isola in sicurezza, come è sempre avvenuto sino a qualche anno fa».
Il silenzio. Dopo avere portato l'ospedale Paolo Merlo alla ribalta dei riflettori nazionali con le loro battaglie e dopo avere scritto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, questa volta le mamme, anche contro i loro stessi interessi, respingono al mittente il contributo regionale per le partorienti residenti nelle isole minori. Un altro loro modo di contestare le scelte che hanno portato alla sospensione del punto nascite dell'ospedale Paolo Merlo e recentemente, a seguito dell’attivazione h24 dell’elisoccorso, del servizio di reperibilità del pediatra. «Sconcertante il muro di silenzio che c’è intorno al nostro ospedale – afferma la portavoce del comitato, Stefania Terrazzoni –, stiamo andando avanti a forza di interpellanze e delibere che rimangono lettera morta. Nel nostro piccolo continuiamo a lottare e fare iniziative per tenere accesi i riflettori sul Paolo Merlo, rimanere inermi vuol dire essere complici ti questa disfatta». Aggiunge Marina Carrano: «Si tengano le mance, continueremo a lottare per il nostro ospedale. Non si può compensare con un piccolo contributo economico la sospensione di reparti come il Punto nascite e la Pediatria. Spero che in molte seguano il nostro esempio perché è importante dare un segnale forte a una classe politica convinta che possa fare di tutto».
Numeri. Afferma Valeria Frau: «È un emblematico gesto di disapprovazione, ma doveroso contro una politica sanitaria sbagliata, che si basa solo sui numeri e non sulle esigenze delle persone. Per due volte hanno giocato a fare i professori di matematica, la prima sospendendo il Punto nascite di un’isola minore perché non raggiungeva i 500 parti, ora quantificando le nostre sofferenze e le nostre paure in 1.500 euro. Più che un risultato politico di cui vantarsi è un’umiliazione per noi ragazze che chiediamo solo di poter partorire nell’ospedale della nostra isola in sicurezza, come è sempre avvenuto sino a qualche anno fa».
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