Licenziata una lavoratrice malata e la Provincia ora dovrà risarcirla
La Cassazione ha dichiarato illegittima la decisione dell’ente: dovrà pagare tutti gli stipendi arretrati La soddisfazione del segretario della Cisl Fp Alma Viola: «Finalmente ristabilito un diritto negato»
OLBIA. Era stata licenziata dalla Provincia Olbia-Tempio, ora zona omogenea di Sassari, senza concederle il beneficio, previsto per legge, di conservare il suo posto di lavoro per un anno senza percepire lo stipendio. Un diritto negato alla lavoratrice e madre di famiglia, gravemente ammalata: così ha stabilito la Cassazione. Che, con sentenza del 27 agosto, ha dichiarato illegittimo il licenziamento e condannato la Provincia al risarcimento degli stipendi arretrati, confermando quanto già deciso in Appello.
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«La Corte di Cassazione ha finalmente reso giustizia alla lavoratrice, esprimiamo grande soddisfazione per il risultato raggiunto – commenta Alma Viola, segretario generale della Cisl Funzione Pubblica Gallura, sempre al fianco della donna in questa lunga e combattuta battaglia – Negli anni abbiamo molte volte provato a conciliare la vertenza ottenendo sempre un netto rifiuto da parte della Provincia, che ora dovrà risarcire la lavoratrice pagandole tutte le mensilità che non ha percepito dopo il licenziamento e rimborsandole le spese legali, per una cifra complessiva intorno ai 100mila euro». Il licenziamento era scattato nel marzo 2014 dopo che l’impiegata, che versava in gravi condizioni di salute, aveva superato il cosidetto “periodo di comporto”, un periodo di 18 mesi previsto dalla legge al termine del quale il datore di lavoro può procedere al licenziamento. «Cosa molto rara, in realtà, soprattutto nella pubblica amministrazione. Personalmente non conosco altri precedenti», commenta l’avvocato Carlo Selis che ha assistito l’impiegata nei tre gradi di giudizio.
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Ma il contratto di lavoro prevede anche che il dipendente possa ottenere la conservazione del posto sino ad un anno oltre la scadenza del periodo di comporto, senza retribuzione. Ciò subordinato a una visita medica da parte di una commissione medica dell’Asl. «Richiesta che era stata fatta dalla dipendente che voleva accedere al periodo senza retribuzione, pur di conservare il lavoro – spiega il legale –. Ma l’ufficio personale ha negato che lei avesse fatto richiesta impedendole quindi di fare la visita medica e decidendo comunque per il licenziamento». Da lì il contenzioso. Col sindacato che più volte ha provato a conciliare la vertenza con la Provincia che, invece, non ha mai voluto trattare.
La causa di lavoro è stata persa in primo grado di giudizio, vinta in Appello col reintegro della lavoratrice e confermata in Cassazione. La sentenza è chiara: il licenziamento è illegittimo. Conclude Alma Viola: «È stato definitivamente deliberato che, trascorso il periodo di comporto, la lavoratrice e madre di famiglia, avesse il diritto di ottenere un’aspettativa non retribuita per conservare il posto di lavoro in attesa della guarigione e che quel diritto le sia stato illegittimamente negato».
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