Costi salati e denari persi scontro duro sul mattatoio
di Angelo Mavuli
Le accuse all’assessore dei consiglieri del gruppo Ripensare Tempio «Tra un anno il Comune per operare dovrà sborsare somme elevate al Cipnes»
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TEMPIO. L’amministrazione comunale, nello specifico l’assessorato alle Politiche comunitarie, retto attualmente dall’assessore Daniela Lattuneddu, per l’ennesima volta avrebbe ignorato un finanziamento importante per l’ammodernamento e la dotazione di apparecchiature che avrebbero consentito al mattatoio comunale di non dover dipendere, fra circa un anno, dal Cipnes di Olbia, al quale la città dovrà sborsare grosse somme se vorrà continuare a operare nel mattatoio rispettando le norme europee.
Ripensare Tempio. Ad affermarlo, con un comunicato, sono i consiglieri comunali Antonio Addis, Daniela Campra e Sebastiana Carta del gruppo Ripensare Tempio. «La Regione Sardegna con un finanziamento di 3 milioni di euro – spiegano i tre – ha dato la possibilità a operatori privati e pubblici di adeguare gli impianti di trattamento degli scarti di origine animale meglio noti come “Soa”. Gli impianti sardi che attualmente stanno operando in deroga, in quanto non esistono stabilimenti a norma, con questo finanziamento che copre fino al 70 per cento delle spese, (con importi di 200 mila euro per i privati e 500mila per gli enti pubblici), avranno la possibilità di trattare correttamente i sottoprodotti delle macellazioni». Secondo quanto previsto dalle norme in vigore, osserva ancora la formazione politica, «da tali prodotti trattati, si produrranno mangimi, concimi di biogas e in alcuni casi anche cibo confezionato per animali domestici (cani, gatti e uccelli), il così detto Pet food. Prodotti di valore – scrive il comunicato – da immettere sul mercato con ovvi guadagni da reimpiegare nell’ambito cittadino».
L’impianto. L’amministrazione comunale, invece, «del tutto incurante, nonostante risulti proprietaria del mattatoio, non ha presentato alcuna richiesta di finanziamento per adeguare la struttura. Il risultato è che, tra circa un anno, quando cioè saranno realizzati i primi impianti a norma, (compreso anche l’impianto della Cipnes di Olbia, attualmente in finanziamento), Tempio sarà costretto a trasferire gli scarti di origine animale in un luogo idoneo alla loro trasformazione. Con aggravi di spesa per gli operatori del settore e con la perdita di preziosi posti di lavoro. Praticamente la città dovrà pagare per disfarsi di scarti che altri trasformeranno invece in ricchezza».
Il bando. Come gruppo Ripensare Tempio, prosegue la nota, «rendiamo nota ai cittadini l’ennesima e ulteriore grave inadempienza dell’amministrazione comunale. Questo nonostante abbia al suo interno un assessorato apposito che avrebbe dovuto intercettare e partecipare ai bandi e che indolentemente, invece, non lo ha mai fatto».
Gli appelli. Più volte, dice il comunicato, «su questo abbiamo presentato interrogazioni senza però essere mai degnati di una risposta o di attenzione». La conseguenza, secondo l’analisi del gruppo politico, è nelle «perdite economiche per la comunità». Scenario «che abbiamo abbiamo segnalato: sui mancati finanziamenti per la viabilità rurale, sul Piano di gestione del Limbara e su una miriade di altre opportunità». Segnalazione, è l’obiezione di Ripensare Tempio, che l’esecutivo, distratto dai richiami politico-regionali «ha sempre ignorato».
Ripensare Tempio. Ad affermarlo, con un comunicato, sono i consiglieri comunali Antonio Addis, Daniela Campra e Sebastiana Carta del gruppo Ripensare Tempio. «La Regione Sardegna con un finanziamento di 3 milioni di euro – spiegano i tre – ha dato la possibilità a operatori privati e pubblici di adeguare gli impianti di trattamento degli scarti di origine animale meglio noti come “Soa”. Gli impianti sardi che attualmente stanno operando in deroga, in quanto non esistono stabilimenti a norma, con questo finanziamento che copre fino al 70 per cento delle spese, (con importi di 200 mila euro per i privati e 500mila per gli enti pubblici), avranno la possibilità di trattare correttamente i sottoprodotti delle macellazioni». Secondo quanto previsto dalle norme in vigore, osserva ancora la formazione politica, «da tali prodotti trattati, si produrranno mangimi, concimi di biogas e in alcuni casi anche cibo confezionato per animali domestici (cani, gatti e uccelli), il così detto Pet food. Prodotti di valore – scrive il comunicato – da immettere sul mercato con ovvi guadagni da reimpiegare nell’ambito cittadino».
L’impianto. L’amministrazione comunale, invece, «del tutto incurante, nonostante risulti proprietaria del mattatoio, non ha presentato alcuna richiesta di finanziamento per adeguare la struttura. Il risultato è che, tra circa un anno, quando cioè saranno realizzati i primi impianti a norma, (compreso anche l’impianto della Cipnes di Olbia, attualmente in finanziamento), Tempio sarà costretto a trasferire gli scarti di origine animale in un luogo idoneo alla loro trasformazione. Con aggravi di spesa per gli operatori del settore e con la perdita di preziosi posti di lavoro. Praticamente la città dovrà pagare per disfarsi di scarti che altri trasformeranno invece in ricchezza».
Il bando. Come gruppo Ripensare Tempio, prosegue la nota, «rendiamo nota ai cittadini l’ennesima e ulteriore grave inadempienza dell’amministrazione comunale. Questo nonostante abbia al suo interno un assessorato apposito che avrebbe dovuto intercettare e partecipare ai bandi e che indolentemente, invece, non lo ha mai fatto».
Gli appelli. Più volte, dice il comunicato, «su questo abbiamo presentato interrogazioni senza però essere mai degnati di una risposta o di attenzione». La conseguenza, secondo l’analisi del gruppo politico, è nelle «perdite economiche per la comunità». Scenario «che abbiamo abbiamo segnalato: sui mancati finanziamenti per la viabilità rurale, sul Piano di gestione del Limbara e su una miriade di altre opportunità». Segnalazione, è l’obiezione di Ripensare Tempio, che l’esecutivo, distratto dai richiami politico-regionali «ha sempre ignorato».
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