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Olbia, la nuova miniera d’oro sarà l’imposta di soggiorno

Giandomenico Mele
Olbia, la nuova miniera d’oro sarà l’imposta di soggiorno

Dal primo novembre gli incassi dall’accordo per l’intermediazione degli affitti. Alle casse comunali andrà il 5% sul valore della prenotazione gestita da Airbnb

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OLBIA. L’imposta di soggiorno si può rivelare una miniera d’oro per l’amministrazione comunale di Olbia. Il Klondike per le casse municipali risiede nell’accordo sottoscritto con Airbnb, portale principe per l’intermediazione negli affitti brevi, vero asso pigliatutto in un’estate che ha visto numeri in crescita sul fronte degli arrivi dei turisti e flessione per quanto riguarda le prenotazioni nelle strutture alberghiere. Proprio sulle strutture extralberghiere, soprattutto seconde case, ma anche B&B, agriturismo, affittacamere, ha puntato il Comune di Olbia per riscuotere l’imposta di soggiorno. L’accordo con il portale garantisce una percentuale fissa del 5% sul valore della prenotazione, nella quale il cliente paga ad Airbnb il costo del pernottamento presso la struttura, comprensivo dell’imposta. Un sostituto d’imposta, quindi, che poi verserà la somma al Comune. Un incasso sicuro per le casse comunali, che si concretizzerà dal prossimo primo novembre.

Numeri record. In pratica, dati 100 euro per il costo della prenotazione, 5 euro andrebbero automaticamente nelle casse dell’amministrazione, versate da Airbnb. Chi prenotasse ora per date successive al primo novembre, non pagherebbe sulla piattaforma. Vale solo per chi prenoti dopo la data di partenza dell’accordo. I numeri del 2017 sono di tutto rispetto e danno la percezione dei possibili introiti pubblici. Nel 2017 Airbnb ha pubblicato 2100 annunci per alloggi nella sola città di Olbia, registrando circa 26 mila arrivi. La permanenza media è stata di circa 5 notti, con 129 mila presenze nell’arco dell’anno. «I numeri per il 2018 rispetto al 2017 sono decisamente in crescita, anche se non siamo in grado di dare ancora una cifra esatta sui primi 8 mesi del 2018 rispetto all’anno scorso – sottolinea Mauro Turcatti, Public affairs manager Airbnb Italia -. Quella con il Comune di Olbia è un'intesa importante: per la prima volta si è infatti lavorato in simultanea e in sinergia con comuni delle province di Olbia-Tempio e Nuoro per stipulare più rapidamente accordi fra loro analoghi».

Caccia al sommerso. Un altro aspetto importante dell’accordo è la possibile emersione del sommerso, con il Comune di Olbia che incasserà l’imposta di soggiorno da tutta una serie di operatori che affittano alla luce del sole, attraverso il servizio offerto dalla piattaforma digitale di Airbnb. «Va dato atto all'amministrazione comunale di Olbia di aver colto da subito le specificità di funzionamento di una piattaforma come la nostra e le necessità di automazione dei processi – conferma Mauro Turcatti -. Particolarmente interessante anche la scelta di applicare una tariffa percentuale, più in linea con lo spirito originale del legislatore, che istituendo l'imposta di soggiorno la immaginava in proporzione al prezzo».

L’accordo con Airbnb rappresenta, infatti, solo un passaggio, ancorché fondamentale, della strategia che il Comune ha messo in piedi per la mappatura delle attività extralberghiere, ai fini dell’applicazione dell’imposta di soggiorno sui clienti. Da tempo, inoltre, sono in corso colloqui con il popolarissimo portale Booking.com e altre piattaforme di prenotazione on line.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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