Olbia, false accuse alle maestre: al via il processo
di Tiziana Simula
A giudizio per calunnia padre e madre che avevano denunciato maltrattamenti ai bambini nella materna “Il girasole”
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OLBIA. Quei colpi sulla schiena non erano botte ma un intervento di pronto soccorso per far espellere al bambino un pezzetto di pane rimasto in gola che lo stava soffocando. Nessun maltrattamento, insomma. Né, quel bambino, era il loro figlio, come loro invece avevano riferito ai carabinieri ai quali avevano denunciato l’abuso subìto dal piccolo da parte della maestra.
Per quelle accuse infondate di maltrattamenti rivolte alla direttrice Tonina Sanna e alle maestre della scuola dell’infanzia “Il girasole” – il procedimento penale era stato archiviato nel 2014 –, padre e madre sono finiti a giudizio per calunnia per aver raccontato il falso.
Il processo è stato aperto nel tribunale di Tempio e rinviato a maggio 2019 per la prima udienza.
La vicenda giudiziaria è quella che, nel 2013, ha portato tristemente alla ribalta delle cronache (anche nazionali), la scuola materna di via Fera, con la direttrice e le sei maestre accusate dal genitore di una bambina di presunti maltrattamenti nei confronti dei loro piccoli alunni. Quella in questione, è la seconda denuncia contro la struttura privata, presentata mesi dopo che era partita l’inchiesta della Procura di Tempio. Sia nell’uno che nell’altro caso, la Procura ha archiviato le posizioni delle maestre: le accuse mosse nei loro confronti (in tempi diversi) dalle due famiglie, erano risultate infondate. E in entrambi i casi, i genitori sono stati rinviati a giudizio per calunnia.
Un processo è già in corso: il padre della bambina che con la sua denuncia aveva dato il via all’inchiesta, deve rispondere, oltre che di calunnia, anche di violazione del segreto istruttorio per aver divulgato i filmati girati dai carabinieri all’interno della struttura e atti in fase di indagine e quindi coperti da segreto istruttorio. Nei giorni scorsi, si è invece aperto il secondo processo fotocopia. Imputati padre e madre di un bambino.
I due avevano riconosciuto nei filmati dei carabinieri rimbalzati su emittenti locali e nazionali e sul web, il proprio figlio. La scena incriminata rappresentava una maestra che improvvisamente sollevava con vigore il bambino dal passeggino, lo agitava prima davanti al suo viso, poi, lo metteva a pancia in giù e gli batteva forte sulla schiena. Dagli accertamenti è emerso che la maestra non stava picchiando il bambino, ma quei colpi erano pratiche di pronto soccorso per liberargli la gola da un pezzetto di pane che rischiavano di soffocarlo. Circostanza confermata dalle colleghe accorse ad aiutare la maestra e dalla reale mamma del bambino che aveva riferito di essere stata avvisata immediatamente dalle maestre di quanto era successo a suo figlio. Il piccolo ripreso dalle microcamere (le immagine erano poco chiare), non era infatti il figlio dei denuncianti, il quale, al momento in cui successe il fatto, non era ancora a scuola. Da lì, l’archiviazione da parte del gip di Tempio per la direttrice e le maestre e il rinvio a giudizio (nell’aprile 2017) per calunnia nei confronti della coppia. Che ora sarà processata.
«Per effetto di queste ingiuste accuse – dice l’avvocato Gianpaolo Murrighile, che assiste le sette maestre costituite parte civile – la scuola dell’infanzia “Il girasole” ha vissuto anni difficili per il proseguo della propria attività lavorativa. Questa vicenda giudiziaria che adesso le vede persone offese in qualche maniera le riabilita oltre che di fronte alla giustizia, anche di fronte all’opinione pubblica e nel sociale».
Per quelle accuse infondate di maltrattamenti rivolte alla direttrice Tonina Sanna e alle maestre della scuola dell’infanzia “Il girasole” – il procedimento penale era stato archiviato nel 2014 –, padre e madre sono finiti a giudizio per calunnia per aver raccontato il falso.
Il processo è stato aperto nel tribunale di Tempio e rinviato a maggio 2019 per la prima udienza.
La vicenda giudiziaria è quella che, nel 2013, ha portato tristemente alla ribalta delle cronache (anche nazionali), la scuola materna di via Fera, con la direttrice e le sei maestre accusate dal genitore di una bambina di presunti maltrattamenti nei confronti dei loro piccoli alunni. Quella in questione, è la seconda denuncia contro la struttura privata, presentata mesi dopo che era partita l’inchiesta della Procura di Tempio. Sia nell’uno che nell’altro caso, la Procura ha archiviato le posizioni delle maestre: le accuse mosse nei loro confronti (in tempi diversi) dalle due famiglie, erano risultate infondate. E in entrambi i casi, i genitori sono stati rinviati a giudizio per calunnia.
Un processo è già in corso: il padre della bambina che con la sua denuncia aveva dato il via all’inchiesta, deve rispondere, oltre che di calunnia, anche di violazione del segreto istruttorio per aver divulgato i filmati girati dai carabinieri all’interno della struttura e atti in fase di indagine e quindi coperti da segreto istruttorio. Nei giorni scorsi, si è invece aperto il secondo processo fotocopia. Imputati padre e madre di un bambino.
I due avevano riconosciuto nei filmati dei carabinieri rimbalzati su emittenti locali e nazionali e sul web, il proprio figlio. La scena incriminata rappresentava una maestra che improvvisamente sollevava con vigore il bambino dal passeggino, lo agitava prima davanti al suo viso, poi, lo metteva a pancia in giù e gli batteva forte sulla schiena. Dagli accertamenti è emerso che la maestra non stava picchiando il bambino, ma quei colpi erano pratiche di pronto soccorso per liberargli la gola da un pezzetto di pane che rischiavano di soffocarlo. Circostanza confermata dalle colleghe accorse ad aiutare la maestra e dalla reale mamma del bambino che aveva riferito di essere stata avvisata immediatamente dalle maestre di quanto era successo a suo figlio. Il piccolo ripreso dalle microcamere (le immagine erano poco chiare), non era infatti il figlio dei denuncianti, il quale, al momento in cui successe il fatto, non era ancora a scuola. Da lì, l’archiviazione da parte del gip di Tempio per la direttrice e le maestre e il rinvio a giudizio (nell’aprile 2017) per calunnia nei confronti della coppia. Che ora sarà processata.
«Per effetto di queste ingiuste accuse – dice l’avvocato Gianpaolo Murrighile, che assiste le sette maestre costituite parte civile – la scuola dell’infanzia “Il girasole” ha vissuto anni difficili per il proseguo della propria attività lavorativa. Questa vicenda giudiziaria che adesso le vede persone offese in qualche maniera le riabilita oltre che di fronte alla giustizia, anche di fronte all’opinione pubblica e nel sociale».
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