Maccioni (Cgil): «Ora ripartiamo dai diritti»
La segretaria uscente è stata riconfermata all’unanimità alla guida della Funzione pubblica
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OLBIA. Sarà ancora Luisella Maccioni a guidare la Funzione pubblica Cgil Gallura. Il congresso che si è svolto l’altro ieri nella tenuta Pilastru, ad Arzachena, ha riconfermato all’unanimità la segretaria generale uscente. Al congresso hanno partecipato 42 delegati sia del settore pubblico che di quello privato. Erano presenti la segretaria generale della Funzione pubblica Cgil regionale Roberta Gessa, il segretario nazionale Massimo Cenciotti e la segretaria della Camera del lavoro Gallura Luisa Di Lorenzo.
«Dobbiamo ripartire da una questione semplice quanto fondamentale – dice Luisella Maccioni – cioè riportare al centro del lavoro che vogliamo il valore delle persone, della loro dignità, dei loro diritti. Le leggi ci sono e possono sempre essere migliorate, ma quelle che già esistono sono sufficienti per mettere in campo una efficace azione di contrasto agli abusi, alle prevaricazioni, alle violazioni egli infortuni». «A partire dagli appalti – aggiunge la segretaria, sottolineando un fronte su cui la Funzione pubblica Cgil ha sempredato battaglia contro tutto e contro tutti – gli appalti sono una delle principali fabbriche di infortuni sul lavoro e, non a caso, di lavoro nero e illegale. È del tutto evidente che la ricerca del massimo ribasso comporta un taglio dei costi e tra i costi da tagliare, quelli per la sicurezza sono i primi, come Cgil abbiamo fatto in questi ultimi anni un buon lavoro perché il nostro Paese recepisse coerentemente, nel Testo unico, le direttive comunitarie in materia di appalti. Ma oggi nell’aria c’è la rimessa in discussione di punti qualificanti dello stesso Testo unico, con l'argomento strumentale che si tratterebbe di una norma complicata che frena lo sviluppo. Si tratta di posizioni inaccettabili, perché dietro l'idea della semplificazione si nasconde l'idea di un allentamento del rigore che è necessario mantenere, per combattere l'idea dell'appalto come pratica perversa, fondata sul taglio dei diritti di chi lavora, tra i quali, prima di tutto, la sicurezza».
«Dobbiamo ripartire da una questione semplice quanto fondamentale – dice Luisella Maccioni – cioè riportare al centro del lavoro che vogliamo il valore delle persone, della loro dignità, dei loro diritti. Le leggi ci sono e possono sempre essere migliorate, ma quelle che già esistono sono sufficienti per mettere in campo una efficace azione di contrasto agli abusi, alle prevaricazioni, alle violazioni egli infortuni». «A partire dagli appalti – aggiunge la segretaria, sottolineando un fronte su cui la Funzione pubblica Cgil ha sempredato battaglia contro tutto e contro tutti – gli appalti sono una delle principali fabbriche di infortuni sul lavoro e, non a caso, di lavoro nero e illegale. È del tutto evidente che la ricerca del massimo ribasso comporta un taglio dei costi e tra i costi da tagliare, quelli per la sicurezza sono i primi, come Cgil abbiamo fatto in questi ultimi anni un buon lavoro perché il nostro Paese recepisse coerentemente, nel Testo unico, le direttive comunitarie in materia di appalti. Ma oggi nell’aria c’è la rimessa in discussione di punti qualificanti dello stesso Testo unico, con l'argomento strumentale che si tratterebbe di una norma complicata che frena lo sviluppo. Si tratta di posizioni inaccettabili, perché dietro l'idea della semplificazione si nasconde l'idea di un allentamento del rigore che è necessario mantenere, per combattere l'idea dell'appalto come pratica perversa, fondata sul taglio dei diritti di chi lavora, tra i quali, prima di tutto, la sicurezza».
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