La Nuova Sardegna

Olbia

Corruzione, oggi è il giorno del verdetto

di Tiziana Simula
Corruzione, oggi è il giorno del verdetto

Attesa per la sentenza del tribunale di Roma nei confronti dell’ex gip Vincenzo Cristiano e dell’imprenditore Manuel Spano

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OLBIA. È attesa per oggi la lettura della sentenza del processo a carico dell’ex gip del tribunale di Tempio Vincenzo Cristiano e dell’imprenditore olbiese Manuel Spano, accusati di corruzione in atti giudiziari. Per la Procura di Roma, il magistrato napoletano (in servizio a Tempio fino al 2016) avrebbe ricevuto regali dall’imprenditore olbiese dopo una sentenza a lui favorevole (era stato assolto in un procedimento per stalking). Secondo l’accusa Manuel Spano avrebbe prestato all’ex gip due furgoni, gli avrebbe regalato un computer e lo avrebbe aiutato a recuperare la refurtiva rubata a casa sua. Dopo l’udienza fiume di martedì scorso, con la pesante richiesta formulata dal pubblico ministero Stefano Rocco Fava che ha sollecitato 7 anni di reclusione per Cristino e 6 anni e 6 mesi per Spano, il collegio dei giudici del tribunale di Roma presieduto da Anna Maria Pazienza ha rinviato ad oggi la lettura del dispositivo.

C’è grande attesa per la decisione dei giudici romani. Un’attesa carica di speranza per i due imputati e le rispettive difese – gli avvocati Giovanni Azzena e Franco Luigi Satta per Cristiano e Guido Da Tome e Antonello Desini per Spano – i quali nel corso dell’istruttoria dibattimentale hanno cercato a più riprese di demolire l’impianto accusatorio della procura capitolina. I difensori hanno citato ben 14 testimoni. Il pm ha ritenuto gran parte di queste testimonianze inattendibili, mentre altre, come quella del gip di Roma Giacomo Ebner e del gip di Tempio Marco Contu, irrilevanti rispetto ai fatti contestati nel capo di imputazione.

«Spano non è un addetto ai lavori e non sapeva minimamente che non si potesse fare un regalo ad un amico se questo amico era un giudice», dice l’avvocato Guido Da Tome che rimarca l’assoluta mancanza di dolo sia da parte di Spano che di Cristiano, evidenziando che tra i due c’era stato uno scambio reciproco di doni nel Natale 2015. E che la conoscenza tra i due era del tutto superficiale prima della sentenza di assoluzione di Spano e che solo 5, 6 mesi dopo è diventata profonda amicizia. «Sulla scorta degli atti al vaglio dibattimentale – prosegue Da Tome –, l’ipotesi accusatoria non ha retto perché non sono sufficienti le intercettazioni, e le interpretazioni forcaiole sono state smentite categoricamente da circostanze emerse nell’istruttoria dibattimentale. I giudici non hanno nulla su cui fondare una sentenza di condanna». L’avvocato Azzena sottolinea come l’istruttoria dibattimentale si sia svolta unicamente su deduzioni prova dedotte dalle difese. «I testimoni hanno confermato la versione fornita da Spano e da Cristiano nell’interrogatorio di garanzia. E, quindi, che non c’è stato alcun episodio corruttivo – dice Azzena – È stato dimostrato che i furgoni sono stati prestati ad una terza persona e non a Cristiano, che la refurtiva rubata a casa di Cristiano è stata recuperata da un parente del ladro e non da Spano, e che il macbook era stato regalato dall’imprenditore olbiese all’ex gip in un reciproco scambio di doni natalizi». Nella sua arringa, nel sollecitare l’assoluzione degli imputati, l’avvocato Franco Luigi Satta aveva fatto appello alla coscienza del tribunale collegiale, chiedendo di conservare la giusta serenità nel giudizio, così da comprendere che il reato contestato non si è consumato.

«Manuel Spano è stato arrestato unicamente sul presupposto che lo stesso avesse rapporti con la criminalità olbiese. Ciò è sconcertante – commenta l’avvocato Desini, che evidenzia le omissioni in fase di indagine da parte della Procura di Roma – La frase captata nell’intercettazione, “l’amico tuo”, riferito al ladro che aveva effettuato il furto nell’abitazione di Cristiano, era un’espressione sarcastica tipicamente olbiese e stava a significare l’esatto opposto, ovvero che quello stesso ladro tempo prima aveva commesso un furto nel deposito dello Spano. Un nemico quindi e non un amico come ipotizzato dalla Procura. Inoltre le celle telefoniche agganciate dai cellulari dei due imputati hanno provato che Spano non si trovava nel suo deposito quando Cristiano era andato ad annottare il numero di targa dei furgoni, e che l’ex gip si era recato lì su indicazione di un altra persona, destinataria del prestito, che ha confermato la circostanza nel corso del dibattimento».



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