La Nuova Sardegna

Olbia

La storia di Fabio: discriminato al lavoro perché sono bisex

Il racconto di un uomo di 45 anni che ora lascia la Sardegna «Mi hanno sospeso e poi mandato via, colpa della mia capa»  

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OLBIA. «Sono stato sospeso dal lavoro senza un motivo e poi non mi hanno rinnovato il contratto. Ma, soprattutto, sono stato vittima di una discriminazione inaccettabile da parte della mia capa: sia perché sono bisex, sia perché soffro di bipolarismo, a causa del quale mi capita di cambiare umore senza però creare fastidi o problemi a nassuno. Ma la discriminazione ha avuto anche un altro incomprensibile perché: la direttrice aveva la convinzione che le mie capacità lavorative offuscassero le sue, quando non ho mai avuto l’ntenzione di portar via lavoro e ruolo a nessuno. Invece l’ho pagata. Ingiustamente. Sono già in causa per la sospensione dal lavoro, ma credo che non mi fermerò qui». Lo sfogo è di Fabio (nome di fantasia), 45 anni, una vita piena di dolore e ostacoli da superare, ma più che mai determinato a far valere le proprie ragioni e a difendere la propria dignità. «Pronto dunque anche ad andare in tribunale. Senza vergogna, senza paura».

La vita di Fabio, nonostante avesse un ottimo posto di lavoro nel nord Italia, è stata sempre in salita. Ha una moglie, dalla quale attende la separazione e con cui ha un ottimo rapporto, e un figlio adolescente. «Sono cresciuto con una mentalità etero - racconta - e nonostante sin da piccolo provassi attrazione anche per gli uomini, mi ribellavo a questo. Così mi sono sposato e ho avuto un bambino, convincendomi che la mia vita sarebbe andata avanti normalmente. Ma così non è stato. Perché quando è emersa anche la mia parte omosessuale, ho deciso di mollare tutto. Mia moglie, sensibile e disponibile, sarebbe stata anche disposta, per il bene di nostro figlio, a dividere la casa ancora con me. Ma non me la sono sentita. Allora ho fatto i bagagli e sono arrivato in Sardegna, nel 2002. Mi sono prima innamorato di un ragazzo con il quale ho avuto una relazione per 4 anni, poi l’ho lasciato per un altro. Sono stato in diversi posti e ho sempre lavorato, nonostante la mia vita, in momenti diversi, sia stata pesantemente segnata da tante tragedie: ho perso due fratelli, mio padre e il mio compagno lo scorso anno. E proprio nel 2017 pensavo che un nuova occupazione potesse darmi la forza per andare avanti, dopo tanta sofferenza. Così ho cominciato a lavorare in un’agenzia di servizi in Gallura, nella quale dipendevo da una donna. Mi avevano fatto un primo contratto di sei mesi e andavo d’accordo con la mia capa, che mi rispettava e apprezzava il mio lavoro. Ma appena mi è stato rinnovato il contratto per altri 5 mesi e siamo stati spostati di ufficio insieme con altri colleghi, sono nati i problemi. La mia responsabile ha iniziato a essere nervosa, la infastidiva il mio rapporto di amicizia con un’impiegata e ha cominciato a ostacolarmi in tutti i modi. Quando poi ha scoperto il mio lato omosessuale e il mio disturbo bipolare, ha cominciato a fare battute offensive e pesanti. Cercando nello stesso tempo di mettermi nell’ombra perché mi considerava una minaccia dal punto di vista lavorativo. Alla fine - dice Fabio -, sono stato esonerato dall’incarico senza ragione, e poi allontanato. Mi sono rivolto a un legale e abbiamo anche chiesto un risarcimento. Se lo otterrò, lo devolverò a un’associazione che tutela i diritti degli omosessuali. Ora vado via dalla Sardegna, ma non mi lascio alle spalle questa brutta storia di discriminazione. Giustizia dovrà essere fatta». (s.p.)

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