La Nuova Sardegna

Olbia

Il Wwf si difende: sono lavori necessari»

di Walkiria Baldinelli
Il Wwf si difende: sono lavori necessari»

L’associazione guidata da Donatella Bianchi annuncia querele: nessuna cementificazione e l’edificio non era sicuro

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SANTA TERESA. Protagonista di tante battaglie per la tutela ambientale, il Wwf Italia non ci sta a passare per cementificatore e contrattacca annunciando querele dopo la denuncia di un gruppo di ex soci e volontari del Wwf Gallura. Il gruppo con una petizione, sottoscritta sinora da 400 persone, contesta la ristrutturazione della storica sede in via Calabria ad opera della dirigenza romana. Chiedono «l'eliminazione del pavimento cementificato nel cortile e la ricostruzione di giardino, pozzo e forno». La sede ha chiuso i battenti 5 anni fa. Venne inaugurata nel 1989, dopo la donazione della struttura al Wwf nazionale da parte di Andrea Quiliquini, lo storico ecologista (scomparso qualche anno fa), proprietario dell'immobile donato al Wwf nazionale oggi guidato dal presidente Donatella Bianchi che, ironia della sorte, è di casa proprio a Santa Teresa.

«Wwf Italia non solo non è protagonista di alcuna cementificazione, ma è vittima di una gravissima quanto ingiustificata diffamazione alla quale risponderà adendo le vie legali per tutelare la propria immagine e onorabilità – replicano da Roma -. Il Wwf Italia ha deciso di querelare per gli autori delle gravissime affermazioni, contenute in una petizione riguardante i lavori di ristrutturazione dell’immobile a Santa Teresa Gallura, che ha come slogan “il Wwf cementifica».

L’immobile al centro della contestazione è attualmente oggetto di lavori di bonifica e ristrutturazione. «Sono indispensabili – precisa il Wwf nazionale – per restituire l’agibilità alla struttura, poterla aprire al pubblico e farla diventare un centro vitale per l’educazione ambientale e la difesa del territorio». Partendo dal fatto oggettivo che la struttura si era, negli anni, molto deteriorata, il Wwf Italia fa chiarezza sugli appunti mossi nella petizione. «Diverse piante erano malate e, soprattutto, non autoctone, ad esempio, bambou cinese. Si erano insinuate nei muretti a fango creando fessure nei muri intonacati solo esternamente e non internamente. Nelle fessure, larghe fino a un centimetro, si era introdotta acqua che stava provocando il crollo dei muri». La struttura richiede una messa in sicurezza accurata, spiegano dai vertici romani, sia perché ospiterà attività dedicate alle scolaresche, sia perché è collocata al centro del paese, in una piazza frequentata dove un eventuale crollo potrebbe provocare anche danni alle persone. «Il forno cui si fa riferimento era stato quasi divelto da una pianta – puntualizzano -. Da quanto ci risulta la vasca dei pesci fu costruita negli anni ‘90 dagli obiettori della sezione Wwf, in granito e cemento. Per il pozzo si è dovuto procedere alla bonifica: intervento necessario dal punto di vista igienico sanitario per il ritrovamento al suo interno di carcasse di animali». La struttura sarà un luogo di educazione ambientale, incontro, promozione, condivisione, formazione e partecipazione per coloro che abitano o sono di passaggio a Santa Teresa. «E che hanno davvero a cuore le sorti del patrimonio naturalistico gallurese e non solo – dice il Wwf Italia -. Un punto informativo sugli ambienti marini e costieri e sui progetti a loro sostegno, compresa la nascente Area marina protetta. Passata l’amarezza per un attacco ingiustificato e di cui i protagonisti risponderanno nelle sedi opportune, siamo felici di aver potuto raccontare un progetto che ci sta a cuore sia per i cittadini di Santa Teresa, che per difendere un territorio cruciale per la difesa della biodiversità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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