Provincia Gallura: ok unanime anche dal Cal, manca il sì della Regione
di Serena Lullia
La proposta di legge riapre il dibattito sulle autonomie locali e l’attuale norma I sindaci da nord a sud sostengono la Gallura ma aprono anche ad altri territori
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OLBIA. La Sardegna con la fascia tricolore dice sì alla nascita della provincia del nord est. Il Consiglio delle autonomie locali, organismo che mette insieme 36 sindaci dell’isola, approva all’unanimità la proposta di legge che punta a restituire l’indipendenza amministrativa ai 26 comuni della Gallura. Un segnale forte, da nord a sud, che riconosce in modo trasversale la volontà del territorio di autodeterminarsi. E la battaglia per l’indipendenza del nord est riapre anche il dibattito sulla legge del 2016 sul riordino delle autonomie locali. Nella riunione del Cal emerge in modo chiaro che quella normativa non ha saputo dare risposte ai territori.
Ancora due step. Prima del rewind giusto guardare avanti. La proposta di legge sulla provincia del nord-est, dopo l’ok unanime del Cal ritorna in commissione regionale Autonomia per la seconda e definitiva approvazione. La convocazione dell’incontro è per la prossima settimana. A quel punto il disegno di legge potrà essere inserito all’ordine del giorno del Consiglio regionale.
Dibattito sulla legge 2. Il Cal arriva in città su richiesta del vice presidente vicario, Antonio Satta. Padre della vecchia provincia Gallura e oggi uno dei futuri genitori del nuovo ente autonomo del nord est. «La nostra presenza vuole essere un segno di vicinanza a un territorio che si è speso con determinazione per riconquistare l’autonomia amministrativa – afferma il presidente del Cal e sindaco di Nuoro Andrea Soddu –. Ma questo percorso ha anche il merito di aver riaperto il dibattito sull’organizzazione degli enti locali in Sardegna e sulla legge 2». Da qui l’approvazione a fine seduta di un ordine del giorno che impegna il Cal a formulare proposte di rivisitazione della legge 2 «che tengano conto in particolare delle esigenze delle aree vaste, città metropolitana del nord Sardegna, Ogliastra e Medio Campidano».
Ok da nord a sud. A spianare la strada del sì alla provincia del nord-est è il sindaco di Sassari, Nicola Sanna. «Sono a favore del disegno di legge e rendo merito alle rappresentanze locali galluresi in Consiglio regionale per aver riaperto un tema aperto. La legge 2 più che risolvere i problemi li ha aperti. I sindaci hanno bisogno di un ente sovraordinato dalle giuste dimensioni che abbia poteri, finanziamenti e personale. Non come accade alla città metropolitana del nord Sardegna, che non beneficia delle stesse condizioni di quella del sud. Ben venga non solo la discussione particolare come il caso Gallura, ma un dibattito più ampio che riveda quei temi e quella produzione di idee necessarie per una legge utile». L’intervento del sindaco di Sanluri, Alberto Urpi, piace a molti. «Il mio voto è favorevole senza altre condizioni – afferma –. Faccio i complimenti alla decisione della Gallura e dico sì all’eventuale rinascita delle province in altri territori purché non siano calate dall’alto. Ma trovino nel parere delle comunità la ratifica dal basso come accaduto qui». Invita a fare tesoro degli errori del passato il sindaco di Villamar, Fernando Cuccu. In particolare a evitare che la macchina dei trasferimenti di competenze e risorse si inceppi. «Il passaggio non sembri una gentile concessione come accaduto in passato. È un diritto. Non so quanto i commissari siano in grado di sveltire queste procedure che ben conosciamo. Non credo che la provincia del nord-est voglia rimanere incastrata in queste lungaggini. Ecco perché servono tempi certi che vanno regolamentati a livello normativo». Per il sindaco di Quartu, Stefano Delunas, il referendum che ha abolito le province è una ferita ancora aperta. «Allora serviva coraggio per difendere le province, per andare contro quell’ onda giustizialista e una campagna mediatica che indicava le province come causa del dissesto economico dell’Italia. Da quell’inerzia abbiamo assistito al saccheggio dei bilanci e alla mancanza di servizi che vengono patiti dai comuni». Via libera alla provincia del nord-est anche dal sindaco di Lanusei, Davide Burchi. «La Gallura è un territorio con una valenza culturale e storica innegabile. Ma è necessario fare una riflessione più ampia che vada oltre un singolo territorio. Questa è una importante occasione per fare sintesi di necessità territoriali diverse richiamando la politica alla responsabilità. In pochi ai tempi del referendum ebbero la forza di difendere le province. Oggi insieme dobbiamo difendere quella architettura normativa, che va corretta e migliorata per dare risposte reali ai territori».
Ancora due step. Prima del rewind giusto guardare avanti. La proposta di legge sulla provincia del nord-est, dopo l’ok unanime del Cal ritorna in commissione regionale Autonomia per la seconda e definitiva approvazione. La convocazione dell’incontro è per la prossima settimana. A quel punto il disegno di legge potrà essere inserito all’ordine del giorno del Consiglio regionale.
Dibattito sulla legge 2. Il Cal arriva in città su richiesta del vice presidente vicario, Antonio Satta. Padre della vecchia provincia Gallura e oggi uno dei futuri genitori del nuovo ente autonomo del nord est. «La nostra presenza vuole essere un segno di vicinanza a un territorio che si è speso con determinazione per riconquistare l’autonomia amministrativa – afferma il presidente del Cal e sindaco di Nuoro Andrea Soddu –. Ma questo percorso ha anche il merito di aver riaperto il dibattito sull’organizzazione degli enti locali in Sardegna e sulla legge 2». Da qui l’approvazione a fine seduta di un ordine del giorno che impegna il Cal a formulare proposte di rivisitazione della legge 2 «che tengano conto in particolare delle esigenze delle aree vaste, città metropolitana del nord Sardegna, Ogliastra e Medio Campidano».
Ok da nord a sud. A spianare la strada del sì alla provincia del nord-est è il sindaco di Sassari, Nicola Sanna. «Sono a favore del disegno di legge e rendo merito alle rappresentanze locali galluresi in Consiglio regionale per aver riaperto un tema aperto. La legge 2 più che risolvere i problemi li ha aperti. I sindaci hanno bisogno di un ente sovraordinato dalle giuste dimensioni che abbia poteri, finanziamenti e personale. Non come accade alla città metropolitana del nord Sardegna, che non beneficia delle stesse condizioni di quella del sud. Ben venga non solo la discussione particolare come il caso Gallura, ma un dibattito più ampio che riveda quei temi e quella produzione di idee necessarie per una legge utile». L’intervento del sindaco di Sanluri, Alberto Urpi, piace a molti. «Il mio voto è favorevole senza altre condizioni – afferma –. Faccio i complimenti alla decisione della Gallura e dico sì all’eventuale rinascita delle province in altri territori purché non siano calate dall’alto. Ma trovino nel parere delle comunità la ratifica dal basso come accaduto qui». Invita a fare tesoro degli errori del passato il sindaco di Villamar, Fernando Cuccu. In particolare a evitare che la macchina dei trasferimenti di competenze e risorse si inceppi. «Il passaggio non sembri una gentile concessione come accaduto in passato. È un diritto. Non so quanto i commissari siano in grado di sveltire queste procedure che ben conosciamo. Non credo che la provincia del nord-est voglia rimanere incastrata in queste lungaggini. Ecco perché servono tempi certi che vanno regolamentati a livello normativo». Per il sindaco di Quartu, Stefano Delunas, il referendum che ha abolito le province è una ferita ancora aperta. «Allora serviva coraggio per difendere le province, per andare contro quell’ onda giustizialista e una campagna mediatica che indicava le province come causa del dissesto economico dell’Italia. Da quell’inerzia abbiamo assistito al saccheggio dei bilanci e alla mancanza di servizi che vengono patiti dai comuni». Via libera alla provincia del nord-est anche dal sindaco di Lanusei, Davide Burchi. «La Gallura è un territorio con una valenza culturale e storica innegabile. Ma è necessario fare una riflessione più ampia che vada oltre un singolo territorio. Questa è una importante occasione per fare sintesi di necessità territoriali diverse richiamando la politica alla responsabilità. In pochi ai tempi del referendum ebbero la forza di difendere le province. Oggi insieme dobbiamo difendere quella architettura normativa, che va corretta e migliorata per dare risposte reali ai territori».
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