Case popolari tra fogne rotte e degrado
di Paolo Ardovino
I disagi di chi vive nelle vecchie palazzine di via Campidano e via della Giara. Quando piove i servizi igienici vanno in tilt
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OLBIA. Tutt’intorno si muove la frenesia cittadina: da una parte ci sono i licei con i loro viavai di studenti, dall'altra si affaccia via Roma, una delle strade principali di Olbia, e con lei i suoi bar, tra i più frequentati della città. Le palazzine delle case popolari tra via Campidano e via della Giara invece, lì in mezzo, sembrano una realtà a parte. Una realtà con gli anni ghettizzata, figlia ora del degrado. E dove a volte spunta la necessità di alzare la voce per richiamare l'attenzione, per non sentirsi davvero soli. E così simbolica ma comunque preoccupante è la situazione denunciata da chi vive nella palazzina del civico 4 di via della Giara. Da qualche anno, qui, è la fogna a creare forti disagi.
Le fognature. Si è otturata più volte e sono stati i condomini stessi a rimboccarsi le maniche e intervenire. Puntualmente però, proprio quando il problema sembra risolto, ecco che dopo una forte pioggia si torna al punto di partenza. Non solo una maleodorante seccatura, ma un vero e proprio disagio che impedisce l'utilizzo dei servizi igenici ai sei appartamenti della struttura, all'interno dei quali vivono anche una ragazza disabile e alcune persone anziane. Negli ultimi mesi la situazione è diventata esasperante e il pozzetto delle fognature si è intasato ad agosto e di nuovo meno di due settimane fa. Ancora una volta sono dovuti intervenire gli affittuari delle case popolari. Loro stessi, in cerca di spiegazioni, hanno bussato allora alle porte del Comune, che però ha risposto che non è un intervento del quale può occuparsi, perché effettivamente la palazzina e con lei il tratto retrostante non è di sua proprietà ma dell'Area. Dunque i residenti della palazzina hanno scritto all'ente di competenza, l'Azienda regionale per l'edilizia abitativa. Una donna mostra una serie di lettere e fax. Ma oltre a un controllo in loco e qualche foto, non ha fatto seguito alcun intervento. E così, ancora, si è tornati al punto di partenza. Pagare autonomamente un'azienda privata di autospurgo risulterebbe troppo dispendioso per le sei famiglie della palazzina. Niente forconi, niente grida di protesta: solo la speranza di ricevere le attenzioni dovute da chi di dovere.
Il degrado. La sensazione generale, comunque, è che questo delle fogne sia solo uno dei tanti problemi di queste case popolari, vittime dell'incuria. Ancora nel retro, nei tratti cioè che non danno sulla strada, in mezzo ad una vegetazione sempre più invasiva si mischiano rifiuti, sporcizia, mobili abbandonati. E non si tratta di un caso isolato. Una palazzina vicina ha il portone sfondato, riparato con tavole di legno, e alcune tapparelle risultano totalmente distrutte. La parola riqualificazione qui dovrebbe essere all'ordine del giorno. Non si parla certo di periferia, perché siamo in pieno centro, a pochi passi dal liceo classico linguistico Gramsci e lo scientifico Mossa – con centinaia di studenti che ogni giorno passano per quelle vie – e dai locali dove nel fine settimana si accende la movida olbiese.
Le fognature. Si è otturata più volte e sono stati i condomini stessi a rimboccarsi le maniche e intervenire. Puntualmente però, proprio quando il problema sembra risolto, ecco che dopo una forte pioggia si torna al punto di partenza. Non solo una maleodorante seccatura, ma un vero e proprio disagio che impedisce l'utilizzo dei servizi igenici ai sei appartamenti della struttura, all'interno dei quali vivono anche una ragazza disabile e alcune persone anziane. Negli ultimi mesi la situazione è diventata esasperante e il pozzetto delle fognature si è intasato ad agosto e di nuovo meno di due settimane fa. Ancora una volta sono dovuti intervenire gli affittuari delle case popolari. Loro stessi, in cerca di spiegazioni, hanno bussato allora alle porte del Comune, che però ha risposto che non è un intervento del quale può occuparsi, perché effettivamente la palazzina e con lei il tratto retrostante non è di sua proprietà ma dell'Area. Dunque i residenti della palazzina hanno scritto all'ente di competenza, l'Azienda regionale per l'edilizia abitativa. Una donna mostra una serie di lettere e fax. Ma oltre a un controllo in loco e qualche foto, non ha fatto seguito alcun intervento. E così, ancora, si è tornati al punto di partenza. Pagare autonomamente un'azienda privata di autospurgo risulterebbe troppo dispendioso per le sei famiglie della palazzina. Niente forconi, niente grida di protesta: solo la speranza di ricevere le attenzioni dovute da chi di dovere.
Il degrado. La sensazione generale, comunque, è che questo delle fogne sia solo uno dei tanti problemi di queste case popolari, vittime dell'incuria. Ancora nel retro, nei tratti cioè che non danno sulla strada, in mezzo ad una vegetazione sempre più invasiva si mischiano rifiuti, sporcizia, mobili abbandonati. E non si tratta di un caso isolato. Una palazzina vicina ha il portone sfondato, riparato con tavole di legno, e alcune tapparelle risultano totalmente distrutte. La parola riqualificazione qui dovrebbe essere all'ordine del giorno. Non si parla certo di periferia, perché siamo in pieno centro, a pochi passi dal liceo classico linguistico Gramsci e lo scientifico Mossa – con centinaia di studenti che ogni giorno passano per quelle vie – e dai locali dove nel fine settimana si accende la movida olbiese.
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