Giustizia riparativa, alunni protagonisti
Tre gli istituti coinvolti nel progetto. Si rafforza l’asse tra scuola e carcere
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TEMPIO. Fare squadra insieme, dando corpo a un progetto che, attraversando in pieno l’attività scolastica, va ben oltre lo spazio e i limiti di un’aula. La giustizia riparativa, progetto di cui Tempio è in Italia uno dei centri più accreditati, coinvolgerà quest’anno le scuole della città in una misura maggiore rispetto a quella degli anni scorsi. Se lo sono state già in passato, quest’anno le scuole superiori cittadine saranno ancor più protagoniste di un progetto che coinvolge Tempio e il territorio ormai da diversi anni. In sostanza da quando Carla Ciavarella, allora direttrice della casa di reclusione di Nuchis, volle fare di Tempio e della Gallura il luogo sperimentale di un’idea che mirava a rivedere, migliorandoli ovviamente, i rapporti tra la comunità carceraria e il territorio ospitante, seguendo il modello di quelle città inglesi in cui la giustizia riparativa è diventata negli anni una realtà significativa. Per capire che questa volta le scuole saranno chiamate a fare come mai in passato la loro parte basterebbe riferirsi ai numeri. Ci saranno le tre scuole superiori (“Pes-Ferracciu”, “De André” e “Dettori”) con tre gruppi di studenti di una quarantina di alunni.
Un team di insegnanti seguirà, inoltre, una serie di attività formative. La scuola è fatta anche dai genitori, e così anche questi verranno coinvolti. A loro sarà dedicato un momento d’incontro che dovrà essere preparato nei dettagli. A prendersi cura di tutti questi aspetti piuttosto complicati del progetto generale sarà il team dell’Università di Sassari coordinato da Patrizia Patrizi. È lei la referente scientifica del progetto e a lei fanno capo Ernesto Lodi, Luisella Scarpa e Gianluigi Lepri. Gli incontri hanno avuto inizio ieri con una primo incontro tra gli esperti dell’Università e gli studenti.
Al lavoro si stanno mettendo anche gli insegnanti, perché da loro sono attese quelle sollecitazioni che possono dare concretezza agli obiettivi della giustizia riparativa. È molto probabile che a parlare di questi temi in una delle tre scuole della città possa essere nei prossimi giorni un ospite dell’istituto penitenziario di Nuchis. (g.pu.)
Un team di insegnanti seguirà, inoltre, una serie di attività formative. La scuola è fatta anche dai genitori, e così anche questi verranno coinvolti. A loro sarà dedicato un momento d’incontro che dovrà essere preparato nei dettagli. A prendersi cura di tutti questi aspetti piuttosto complicati del progetto generale sarà il team dell’Università di Sassari coordinato da Patrizia Patrizi. È lei la referente scientifica del progetto e a lei fanno capo Ernesto Lodi, Luisella Scarpa e Gianluigi Lepri. Gli incontri hanno avuto inizio ieri con una primo incontro tra gli esperti dell’Università e gli studenti.
Al lavoro si stanno mettendo anche gli insegnanti, perché da loro sono attese quelle sollecitazioni che possono dare concretezza agli obiettivi della giustizia riparativa. È molto probabile che a parlare di questi temi in una delle tre scuole della città possa essere nei prossimi giorni un ospite dell’istituto penitenziario di Nuchis. (g.pu.)
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