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Olbia

Diana: quel viaggio da incubo in gommone per trovare la libertà

Ricorda come se fosse ieri quel viaggio da incubo in gommone per scappare dalle violenze del marito e trovare la libertà. «Eravamo in dodici, a bordo. Un altro gommone si trovava a poca distanza dal...

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Ricorda come se fosse ieri quel viaggio da incubo in gommone per scappare dalle violenze del marito e trovare la libertà. «Eravamo in dodici, a bordo. Un altro gommone si trovava a poca distanza dal nostro, ma affondò. Morirono tutti. Noi ci salvammo per miracolo, arrivammo a Lecce. E da quel momento, era il 1995, la mia vita cambiò».

Diana Toska, 50 anni, albanese, oggi è una donna felice. E’ nonna di tre nipotini, e i suoi due figli (che lasciò in Albania con la madre, quando fuggì, per riabbracciarli 8 anni dopo) si sono integrati benissimo a Olbia. Una storia di paura, di botte, di dolore e poi di gioia diventata un libro (“Una gioventù distrutta”). E che ieri ha raccontato ai ragazzi delle scuole invitati alla presentazione del dossier statistico sull’immigrazione. «Io ce l’ho fatta. Sono scappata da una nazione al collasso ma soprattutto sono fuggita da un marito aggressivo e violento. Con la speranza che anche altre donne possano trovare, come me, la forza di ribellarsi».

Diana Toska, ora, aiuta tanti immigrati che vivono in città. Perché a lei, Olbia, ha spalancato le porte «ed è mio compito fare lo stesso con chi vive le prime difficoltà di integrazione».

Da tre anni è una volontaria del Labint di Tonino Cau ed è diventata una delle colonne portanti. Organizza progetti per promuovere l’integrazione tra etnie coinvolgendo in particolare le donne. Si è anche messa al lavoro per riuscire a riunire tutta la comunità albanese che vive in città. (s.p.)

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