processo
Violentata dallo zio rinviata al 25 gennaio la lettura della sentenza
OLBIA. Si conoscerà il 25 gennaio la sentenza del processo celebrato con rito abbreviato che vede come imputato un 41enne di Olbia accusato di molestie, violenza sessuale consumata, sequestro di...
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OLBIA. Si conoscerà il 25 gennaio la sentenza del processo celebrato con rito abbreviato che vede come imputato un 41enne di Olbia accusato di molestie, violenza sessuale consumata, sequestro di persona, stalking e atti persecutori. La sua vittima, una ragazzina che all’epoca dei fatti aveva 15 anni, nipote della sua convivente. Una terribile storia di violenza, consumata in città tra il 2010 e il 2012, ripercorsa nell’udienza scorsa dal pubblico ministero che ha chiesto una condanna per l’uomo a 4 anni e 4 mesi.
Ieri, la discussione della difesa, rappresentata dagli avvocati Domenico Putzolu e Giampaolo Murrighile e della parte offesa, assistita dall’avvocato Attilio Chirico. Il gup Cristina Arban ha rinviato al 25 gennaio per la lettura della sentenza.
Il 41enne è accusato di aver abusato della nipote che frequentava spesso per via della parentela con la sua convivente. Secondo l’ipotesi accusatoria avrebbe cominciato ad abbordare l’adolescente con carezze insistenti, ammiccamenti e continue avance. Poi, la violenza sessuale. I difensori dell’imputato hanno sempre contestato l’impianto accusatorio, respingendo ogni addebito e sostenendo l’estraneità del proprio assistito dai fatti contestati. (t.s.)
Ieri, la discussione della difesa, rappresentata dagli avvocati Domenico Putzolu e Giampaolo Murrighile e della parte offesa, assistita dall’avvocato Attilio Chirico. Il gup Cristina Arban ha rinviato al 25 gennaio per la lettura della sentenza.
Il 41enne è accusato di aver abusato della nipote che frequentava spesso per via della parentela con la sua convivente. Secondo l’ipotesi accusatoria avrebbe cominciato ad abbordare l’adolescente con carezze insistenti, ammiccamenti e continue avance. Poi, la violenza sessuale. I difensori dell’imputato hanno sempre contestato l’impianto accusatorio, respingendo ogni addebito e sostenendo l’estraneità del proprio assistito dai fatti contestati. (t.s.)
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