La finanza accusa: «Metodi intimidatori»
di Marco Bittau
Oggi in tribunale l’udienza di convalida per Gianni Derosas. L’ipotesi di reato è estorsione e l’inchiesta ora si allarga
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OLBIA. Non usava mezze misure Gianni Derosas nelle sue “consulenze” fiscali. Metodi intimidatori, subdoli, per indurre i “clienti” ad affidargli denaro contante per effettuare versamenti d’imposta e per ottenere interessanti sgravi fiscali in virtù di millantate conoscenze all’Agenzia delle entrate. In pratica, convincendoli lche se si fossero rifiutati di pagare sarebbero andati incontro a problemi con con l’Agenzia delle entrate oppure l’Inps. In altre parole, estorsione. Così almeno sostiene il gruppo di Olbia della guardia di finanza che l’altro ieri ha arrestato in flagranza di reato Derosas mentre incassava dalle mani di un cliente 2500 euro. In contanti e rigorosamente in nero. Così come gli altri 5000 euro che aveva in tasca di incerta provenienza. Anche su questi soldi i finanzieri di Olbia stanno indagando a fondo.
Il consulente-mediatore (che ha già ammesso tutti o in parte gli addebiti) ha passato due notti agli arresti domiciliari e oggi si presenterà in tribunale, a Tempio, per l’udienza di convalida e il processo per direttissima. Gianni Derosas davanti al gip sarà accompagnato dai suoi difensori, gli avvocati Guido Da Tome e Marianna Spano, che sinora hanno preferito non rilasciare alcun commento non avendo ancora avuto la possibilità di vedere il fascicolo d’accusa.
In vista dell’udienza di domani, invece, ha annunciato la costituzione di parte civile l’artigiano vittima dell’estorsione e della truffa, assistito dall’avvocato Antonello Desini. È l’uomo che per primo ha segnalato alla guardia di finanza il comportamento anomalo e sospetto di Derosas e che ha messo in moto la macchina dell’inchiesta condotta dai finanzieri del Nucleo mobile diretto dal capitano Carlo Lazzari e coordinato dal comando provinciale di Sassari.
Il primo ma certamente non l’unico. Da martedì, infatti, la guardia di finanza sta sentendo testimonianze e raccogliendo indicazioni da parte di chi sta denunciando altri truffe subite ad opera di Derosas. Persone che, dopo l’arresto, hanno contattato direttamente la caserma oppure che sono intervenute sui social network. Inoltre, sempre gli investigatori stanno verificndo i tabulati dei telefoni usati per le comunicazioni tra il consulente e i suoi clienti-vittime.
La sensazione è che l’arresto di Derosas – incensurato e collaboratore di studio del fratello commercialista, estraneo all’inchiesta – sia solo la punta dell’iceberg e che l’indagine della guardia di finanza sia articolata e complessa. Le fiamme gialle puntano sull’ipotesi di reato più grave, l’estorsione, che va ben oltre quella più semplice della truffa. Gianni Derosas, infatti, millantando conoscenze tra funzionari dell’amministrazione finanziaria, avrebbe intimorito uno o più imprenditori con minacce di sanzioni (sempre da parte dell’Agenzia delle entrate) facendosi consegnare denaro contante in più occasioni. Il quadro probatorio ricostruito dai finanzieri confermerebbe l’ipotesi investigativa visto che, oltre al denaro sequestrato al momento dell’arresto, l’uomo è stato trovato in possesso di altri 5.000 euro in contanti che potrebbero essere provento di condotte simili.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il consulente-mediatore (che ha già ammesso tutti o in parte gli addebiti) ha passato due notti agli arresti domiciliari e oggi si presenterà in tribunale, a Tempio, per l’udienza di convalida e il processo per direttissima. Gianni Derosas davanti al gip sarà accompagnato dai suoi difensori, gli avvocati Guido Da Tome e Marianna Spano, che sinora hanno preferito non rilasciare alcun commento non avendo ancora avuto la possibilità di vedere il fascicolo d’accusa.
In vista dell’udienza di domani, invece, ha annunciato la costituzione di parte civile l’artigiano vittima dell’estorsione e della truffa, assistito dall’avvocato Antonello Desini. È l’uomo che per primo ha segnalato alla guardia di finanza il comportamento anomalo e sospetto di Derosas e che ha messo in moto la macchina dell’inchiesta condotta dai finanzieri del Nucleo mobile diretto dal capitano Carlo Lazzari e coordinato dal comando provinciale di Sassari.
Il primo ma certamente non l’unico. Da martedì, infatti, la guardia di finanza sta sentendo testimonianze e raccogliendo indicazioni da parte di chi sta denunciando altri truffe subite ad opera di Derosas. Persone che, dopo l’arresto, hanno contattato direttamente la caserma oppure che sono intervenute sui social network. Inoltre, sempre gli investigatori stanno verificndo i tabulati dei telefoni usati per le comunicazioni tra il consulente e i suoi clienti-vittime.
La sensazione è che l’arresto di Derosas – incensurato e collaboratore di studio del fratello commercialista, estraneo all’inchiesta – sia solo la punta dell’iceberg e che l’indagine della guardia di finanza sia articolata e complessa. Le fiamme gialle puntano sull’ipotesi di reato più grave, l’estorsione, che va ben oltre quella più semplice della truffa. Gianni Derosas, infatti, millantando conoscenze tra funzionari dell’amministrazione finanziaria, avrebbe intimorito uno o più imprenditori con minacce di sanzioni (sempre da parte dell’Agenzia delle entrate) facendosi consegnare denaro contante in più occasioni. Il quadro probatorio ricostruito dai finanzieri confermerebbe l’ipotesi investigativa visto che, oltre al denaro sequestrato al momento dell’arresto, l’uomo è stato trovato in possesso di altri 5.000 euro in contanti che potrebbero essere provento di condotte simili.
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