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Olbia

Sequestrata e violentata: condannati il padre e lo zio

Sequestrata e violentata: condannati il padre e lo zio

Confermata in appello la sentenza del tribunale: i due sconteranno 7 e 10 anni La ragazza 17enne era stata segregata in tuguri e grotte alle porte della città

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OLBIA. La corte d’appello di Sassari ha confermato la sentenza di condanna nei confronti dei due orchi accusati di aver sequestrato, violentato e maltrattato una ragazza di 17 anni, segregata per anni in autentici tuguri dove veniva sottoposta ad abusi di ogni genere. Per M.A. di 44 anni, e P.S. di 52, rispettivamente zio e padre della ragazza, è stata confermata la pena di 10 anni di reclusione il primo e 7 anni e mezzo il secondo. Esattamente quanto aveva stabilito in primo grado il tribunale di Tempio.

L’associazione anti violenza Prospettiva Donna, che in tutti questi anni ha prestato assistenza e sostegno alla vittima delle violenze, si è costituita parte civile nel processo attraverso l’avvocato Immacolata Natale.

La vicenda a suo tempo aveva destato profonda indignazione in tutta Italia per la brutalità con cui i due uomini avevano sottoposto la giovane a violenze inaudite. Era aprile del 2015 quando scattò il blitz disposto dalla Dda di Cagliari per mettere fine alle sofferenze fisiche e psicologiche a cui era costretta la ragazza. Pesantissime le accuse nei confronti dello zio e del padre: sequestro di persona, abusi sessuali continuati e riduzione in schiavitù.

A denunciare zio e padre orchi senza scrupoli era stata la stessa ragazza 17enne. Durante l’inchiesta che aveva portato prima all’arresto dei due e poi durante il processo in tribunale a Tempio, la giovane donna aveva ricostruito minuziosamente il lungo e doloroso viaggio all’inferno, quel pellegrinaggio tra tuguri e grotte nelle campagne e nel litorale di Olbia, dove era stata costretta a vivere per quasi due anni dai parenti. Zio e padre avevano ridotto in schiavitù la ragazza e sistematicamente avevano anche abusato di lei.

Il suo era stato un racconto agghiacciante che aveva fatto emergere uno spaccato familiare in cui il degrado morale e la costrizione fisica e psicologica erano diventati una costante. I due condannati avevano costretto la ragazza, sin dal 2014, a vivere in case diroccate o rifugi di fortuna, senza alcun genere di comodità. Una vita da schiava sessuale che venne interrotta soltanto dall'intervento degli uomini della squadra nautica di Olbia che avevano scoperto, sul litorale a est della città gallurese, uno degli ultimi "rifugi" della famiglia di sbandati, ponendo fine alle sofferenze fisiche e psicologiche della donna. Da quel momento in poi era iniziata la non meno dolorosa vicenda giudiziaria con due processi, il primo grado e ora anche l’appello, entrambi conclusi con la condanna pesante dei due orchi finiti in carcere. (m.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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