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Olbia

“CENTRO DIMMI TI ASCOLTO” 

Come raccontare l’esperienza del dolore: al via un seminario

Come raccontare l’esperienza del dolore: al via un seminario

TEMPIO. Il disagio, che spesso può nascere anche da forme stentate di comunicazione, può trovare uno strumento di grande efficacia nelle parole di chi lo vuole alleviare. A patto, però, che le...

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TEMPIO. Il disagio, che spesso può nascere anche da forme stentate di comunicazione, può trovare uno strumento di grande efficacia nelle parole di chi lo vuole alleviare. A patto, però, che le parole siano quelle giuste, perché adatte alla circostanza e capaci di dire, farsi intendere e non ferire il loro destinatario. Queste poi contano ancor di più quando le cose da dire riguardano gli aspetti meno facili della quotidianità: il dolore, la malattia, la morte, l’impossibilità di rivedere una persona che può esserci cara. Quali parole usare, allora? Con quale accortezza raccontare la vita ai figli? E come aiutare i genitori a farsi carico delle giuste regole della narrazione del quotidiano? A queste domande fornirà una prima serie di risposte il “Centro dimmi ti ascolto”, che, in collaborazione col Vicariato cittadino, ha organizzato una serata informativa su questi non facili aspetti della comunicazione. La serata s’intitola proprio “Come si dice?” e già da questo si capisce che l’obiettivo sarà quello di entrare nel cuore di un certo lessico familiare. L’appuntamento, rivolto a tutti, è per l’8 novembre (ore 21) in Cattedrale. A fare luce sulla complessità del tema sarà Anna Maria Curtale, psicologa e psicoterapeuta impegnata nelle attività del “Centro Dimmi ti ascolto”.

«Una grande difficoltà che incontrano spesso i genitori - dichiara il parroco della Cattedrale, don Antonio Tamponi - è quella di scegliere come dire o cosa dire al proprio figlio riguardo alle verità più tormentanti. La vita, la morte, la malattia, la separazione. Spesso, ritenendo incolpevolmente di fare il giusto, questa verità non solo viene edulcorata, ma resa accettabile attraverso una vera e proprio non-verità, e così si finisce col dire che nonno non è morto, ma è partito per un viaggio». Potremmo chiamarle “mezze-bugie”, ma il loro corrispettivo non saranno mai delle “mezze-verità”. Difficilmente una bugia può essere un valido espediente pedagogico. È vero che non è facile comunicare certe “verità”, e proprio per questo occorre sapere come fare. Esperta di formazione ai medici nella trasmissione della notizia complessa, in modo particolare gli oncologi, la Curtale darà indicazioni per trovare le parole che a volte mancano o che non si osano pronunciare. «Questo incontro a Tempio è un unicum per famiglie, operatori in campo sociale, pedagogisti e non solo. La comunicazione giusta può essere l’evitare una terapia in età adulta per non aver sedimentato le questioni del dolore e dato ad esse un posto giusto. L’esorcizzare tutti gli aspetti problematici senza mediarli, ai nostri figli, è una fiction destinata a durare poche puntate, poiché è la realtà stessa che ci impone, senza fare il male, di considerare crescita la carica di speranza insieme alla giusta erudizione intorno al dolore, la sconfitta, l’inatteso».

Le buone prassi valgono anche per la comunicazione, ma perché queste siano tali occorrono esercizio e preparazione. (g.pu.)

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