La scuola in prima linea contro il cyberbullismo
di Giuseppe Pulina
Una delle vie scelte è quella della formazione dei docenti. Presto un corso del Cif Maria Luisa Sari: bisogna spiegare agli studenti come usare il web in modo sicuro
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TEMPIO. Il messaggio è chiaro. È bene non abbassare la guardia e osservare attentamente tutte quelle manifestazioni di disagio e malessere che possono certificare la presenza, seppur latente, del fenomeno. È ormai guerra giurata tra le scuole della città e il bullismo. Sono tanti i progetti che ideati autonomamente dalle scuole o proposti da enti e associazioni mirano a fornire strumenti di contrasto per aiutare gli studenti a fronteggiare quei momenti della vita scolastica e della crescita che potrebbero rivelarsi particolarmente duri.
La via scelta dalle scuole cittadine è la formazione dei docenti. Sono, d’altronde, loro a doversi fare carico del problema quando questo viene riconosciuto. A loro viene chiesto di monitorare situazioni critiche e intervenire prontamente. Ci sono però forme più subdole di bullismo che si diffondono in spazi che la scuola molto difficilmente può controllare. È il caso del bullismo che si serve della rete, fatto di violenze psicologiche, atti intimidatori, aggressioni verbali, violazioni della privacy. Trasformarsi in un cyberbullo non è, in effetti, tanto difficile, anche perché le conseguenze vengono spesso sottovalutate o, addirittura, ignorate. Risale a un mese fa il primo caso di ammonimento per cyberbullismo che ha avuto per protagoniste due adolescenti sarde. È stato il primo caso nell’isola e si è concluso con l’intervento del questore che mira non tanto a sanzionare le autrici del fattaccio, quanto a indurle a non ripetere più gesti tanto sconsiderati. Sapere che cosa fare e come agire di fronte a episodi di cyberbullismo non è facile. Una proposta viene avanzata dal Cif e dalla sua referente a Tempio, Maria Luisa Sari. Si tratta di un corso di formazione per insegnanti sul rapporto tra identità reali e identità virtuali. Rivolto ai docenti di tutte le scuole, il corso ha l’obiettivo di consegnare agli insegnanti una serie di metodologie utili per prevenire nei contesti scolastici le condotte a rischio dei giovani. Sarà condotto da Luca Pisano, autore di ricerche effettuate per conto del Dipartimento Giustizia Minorile e di Comunità del Ministero della Giustizia che dimostrerebbero come gli studenti non siano sempre in grado di interpretare correttamente la realtà e l’identità virtuale. «L’obiettivo – dichiara Maria Luisa Sari – è spiegare agli studenti come utilizzare il web in modo sicuro per diventare cittadini digitali seri e responsabili». Se il fenomeno appare complesso, non è detto che altrettanto ardue debbano essere le sue soluzioni. Lo crede Cristiano Depalmas, psicologo e docente dell’Università di Sassari. «Il vero problema è la cattiva gestione del tempo dei nostri ragazzi. Dobbiamo chiederci come trascorrono il loro tempo libero. Dati statistici di una ricerca in corso ci inducono a ritenere che ciò che ha una finalità nel tempo conduca ad assumere comportamenti positivi». Il cyberbullo sarebbe allora un adolescente divorato dalla noia, incapace di gestire il proprio tempo, attratto acriticamente da smartphone e social. Un ritratto, questo, che potrebbe avere qualcosa di cupamente generazionale.
La via scelta dalle scuole cittadine è la formazione dei docenti. Sono, d’altronde, loro a doversi fare carico del problema quando questo viene riconosciuto. A loro viene chiesto di monitorare situazioni critiche e intervenire prontamente. Ci sono però forme più subdole di bullismo che si diffondono in spazi che la scuola molto difficilmente può controllare. È il caso del bullismo che si serve della rete, fatto di violenze psicologiche, atti intimidatori, aggressioni verbali, violazioni della privacy. Trasformarsi in un cyberbullo non è, in effetti, tanto difficile, anche perché le conseguenze vengono spesso sottovalutate o, addirittura, ignorate. Risale a un mese fa il primo caso di ammonimento per cyberbullismo che ha avuto per protagoniste due adolescenti sarde. È stato il primo caso nell’isola e si è concluso con l’intervento del questore che mira non tanto a sanzionare le autrici del fattaccio, quanto a indurle a non ripetere più gesti tanto sconsiderati. Sapere che cosa fare e come agire di fronte a episodi di cyberbullismo non è facile. Una proposta viene avanzata dal Cif e dalla sua referente a Tempio, Maria Luisa Sari. Si tratta di un corso di formazione per insegnanti sul rapporto tra identità reali e identità virtuali. Rivolto ai docenti di tutte le scuole, il corso ha l’obiettivo di consegnare agli insegnanti una serie di metodologie utili per prevenire nei contesti scolastici le condotte a rischio dei giovani. Sarà condotto da Luca Pisano, autore di ricerche effettuate per conto del Dipartimento Giustizia Minorile e di Comunità del Ministero della Giustizia che dimostrerebbero come gli studenti non siano sempre in grado di interpretare correttamente la realtà e l’identità virtuale. «L’obiettivo – dichiara Maria Luisa Sari – è spiegare agli studenti come utilizzare il web in modo sicuro per diventare cittadini digitali seri e responsabili». Se il fenomeno appare complesso, non è detto che altrettanto ardue debbano essere le sue soluzioni. Lo crede Cristiano Depalmas, psicologo e docente dell’Università di Sassari. «Il vero problema è la cattiva gestione del tempo dei nostri ragazzi. Dobbiamo chiederci come trascorrono il loro tempo libero. Dati statistici di una ricerca in corso ci inducono a ritenere che ciò che ha una finalità nel tempo conduca ad assumere comportamenti positivi». Il cyberbullo sarebbe allora un adolescente divorato dalla noia, incapace di gestire il proprio tempo, attratto acriticamente da smartphone e social. Un ritratto, questo, che potrebbe avere qualcosa di cupamente generazionale.
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