La Nuova Sardegna

Olbia

I lavoratori Sinergest restano a terra

di Giandomenico Mele
I lavoratori Sinergest restano a terra

La gestione della stazione marittima passa alla Port authority. Il presidente Deiana: la legge non ci consente di assumerli

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OLBIA. «Dal primo gennaio 2020 gestiremo noi la stazione marittima del porto Isola Bianca di Olbia. Per noi sarà impossibile assumere i lavoratori della Sinergest, la legge non ce lo consente. Siamo pronti a prendere in considerazione, però, tutte le strade legalmente perseguibili per garantire la continuità del lavoro per le professionalità che attualmente sono impiegate nel porto di Olbia». Massimo Deiana, presidente dell’Autorità portuale della Sardegna, affronta in prima persona una questione che scotta. Il destino dei lavoratori di Sinergest – una trentina i dipendenti diretti, più gli stagionali – sarebbe quindi nelle mani di Sinergest. Di una proposta di finanza di progetto per la stazione marittima che, esaurita la prima fase dell’avviso esplorativo di sollecitazione al mercato, che non ha registrato concorrenti, potrebbe arrivare alla Port authority in qualunque momento. Riaprendo i giochi. Fino a quel frangente, però, sarà l’Autorità portuale a svolgere il ruolo che per trent’anni ha esercitato la Sinergest, società a capitale misto pubblico-privato, che vede come socio di maggioranza la Moby di Vincenzo Onorato, affiancata in quota minoritaria anche dal Comune di Olbia.

La critica. Deiana mantiene un profilo tecnico, inevitabile per il suo ruolo, anche se non manca di lanciare qualche frecciata. «Ammetto che dal concessionario Sinergest mi sarei aspettato un atteggiamento più aperto – spiega Deiana –. Ora la procedura è terminata, ma chiunque può presentare un’offerta di finanza di progetto. La vaglieremmo e nel caso potremmo metterla a gara con altri eventuali concorrenti. Al momento non ci sono pretendenti, dunque siamo noi a dover assumere la gestione. Verificheremo le imprese che hanno in essere servizi con la Sinergest e chi ha in concessione spazi commerciali. Saranno messi a gara. Non potrei agire diversamente, in caso contrario arriverebbe la Corte dei conti a contestare il mio operato».

Gli introiti. Alla base dell’atteggiamento attendista di Sinergest e di altri potenziali player interessati all’Isola Bianca ci sarebbe una questione normativa. Finora il concessionario dei servizi portuali incassava direttamente le tasse versate dai passeggeri. Per l’Isola Bianca, primo porto commerciale in Italia con quasi tre milioni di transiti all’anno, un tesoretto che oscilla tra gli 8 e i 9 milioni di euro. La riforma portuale ha eletto le Adsp come soggetti legittimati a incassare le tasse di imbarco. Così ora a Olbia sarà la Port authority a incassare, garantendo al concessionario un introito fisso di un milione e 900 mila euro. «Una cifra stabilita da un advisor sulla base di uno studio scientifico – precisa il presidente Deiana –. Il concessionario ha una serie di aree e servizi portuali potenzialmente molto redditizi, certo ora bisogna essere efficienti. L’advisor ha calcolato i potenziali guadagni, sulla base degli investimenti». In questo scarto, determinato dalla legge, tra un incasso sicuro compreso tra gli 8 e i 9 milioni di euro all’anno, sui quali corrispondere all’Autorità portuale una percentuale del 25% e il milione e 900 mila euro fissi previsti a partire dal 2020, starebbe il motivo della mancata partecipazione di Sinergest e altri operatori all’avviso di sollecitazione al mercato. Una mancata convenienza economica che lascia sul tappeto la questione di trenta lavoratori della Sinergest, con le lettere di licenziamento in tasca.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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