La Nuova Sardegna

Olbia

Ripensare Tempio dice sì alla vendita di Rinagghju

di Angelo Mavuli
Ripensare Tempio dice sì alla vendita di Rinagghju

I consiglieri si dicono d’accordo: il privato ha soldi per valorizzare il sito storico  Chiedono all’amministrazione che venga garantita la fruizione libera delle acque

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TEMPIO. Vendere il compendio di Rinagghju è un atto obbligato viste le carenze economiche della pubblica amministrazione: lo sostiene “Ripensare Tempio”, che si dice d’accordo e formula al Comune alcune raccomandazioni. La possibilità che l’amministrazione comunale venda il compendio di Rinagghju, continua a tenere banco in città sia fra i cittadini che prendono atto dell’incapacità della città a gestire un bene così importante, sia tra le forze politiche di minoranza, fra le quali ci sono diversi distinguo. Decisamente contraria la consigliera Alessandra Amic che fa gruppo a sé. Ad intervenire sull’argomento con un comunicato ufficiale è “Ripensare Tempio” con i consiglieri, Antonio Addis, Daniela Campra e Sebastiana Carta. «L’amministrazione comunale – spiegano – sta valutando l’opportunità di procedere ad una vendita di Rinagghju, da sempre luogo simbolo della città. Siamo consapevoli che l’amministrazione, con le proprie risorse economiche ed umane, non riesce a gestire e a valorizzare questo importante patrimonio che attualmente si trova in stato di degrado e abbandono. Siamo anche consapevoli che un eventuale soggetto privato, non vincolato alle lentezze burocratiche e con capacità economiche adeguate, potrebbe, invece, anche in tempi relativamente brevi, recuperare e valorizzare un sito storico ed economicamente rilevante cui i tempiesi si sentono legati». “Ripensare Tempio” perciò si esprime favorevolmente alla possibilità di procedere alla vendita. Ma a precise condizioni. «Che l’amministrazione disponga una procedura che vincoli in maniera stringente l’acquirente ad osservare e rispettare i termini del progetto che sarà ritenuto pienamente rispondente alle finalità che l’amministrazione intende perseguire». Pone anche altre condizioni per il suo benestare. «Che la vendita preveda chiaramente la garanzia di fruizione libera delle acque, che qualunque amministrazione si impegni ad esercitare sempre un’azione di controllo reale sul rispetto dei termini progettuali. Questo –rimarcano i consiglieri – alla luce anche di precedenti esperienze negative, come ad esempio l’attacco alla struttura di Curadureddu, distrutta, e saccheggiata di arredi e attrezzature, nella totale inerzia invece dell’amministrazione comunale che obbligatoriamente avrebbe dovuto impedire tale scempio. Ribadiamo due cose già dette in Consiglio – proseguono –: l’iniziativa doveva essere pubblicizzata di più e meglio al fine di coinvolgere più portatori di interesse. Il laboratorio di rigenerazione urbana, infine, doveva, essere coinvolto in tutte le sue espressioni, se davvero si crede alla sua importanza».

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