Su Rinagghju è spaccatura la Lattuneddu si dimette
di Angelo Mavuli
L’assessora alle Strategie di sviluppo, contraria alla vendita, abbandona la giunta «Nessuna stima sul valore dell’area, più corretto considerare una concessione»
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TEMPIO. L’annunciata vendita, da parte della giunta, del compendio di Rinagghju a una cordata di imprenditori rappresentati in città dall’avvocato Salvatore Deiana, ha già causato il primo scossone. Si è dimessa dall’esecutivo Daniela Lattuneddu, assessore alle strategie di sviluppo e al decoro urbano: le dimissioni sono state rese note con un comunicato poco dopo la mezzanotte di domenica, al termine, evidentemente, di ampie consultazioni.
«Chiamata in causa, mio malgrado, dalla stampa locale, sulla vendita del ompendio di Rinagghju - scrive la professionista -, non posso più tacere. Non sarei mai voluta arrivare a questo punto ma è giunta l’ora di fare chiarezza. Detto che anche in giunta non sempre è possibile essere d’accordo su tutto, ritengo che il dissenso sia necessario se lo stesso è motivo di crescita». La Lattuneddu, dopo avere affermato che le sue assenze in giunta durante le discussioni su Rinagghju, giudicate ambigue da qualche parte politica, altro non erano che l’assoluto dissenso su come l’esecutivo stava procedendo su Rinagghju, prosegue in questo modo: «Sulla questione e su come il tema sia stato impostato esprimo il mio assoluto dissenso. Tutto ciò che riguarda Rinagghju non è un argomento che può iniziare e concludersi con una semplice manifestazione d'interesse, né con una affrettata vendita. Il tutto deve avere un punto chiaro di partenza ed un altrettanto punto chiaro di arrivo. La valorizzazione di Rinagghju e del suo ambiente di riferimento, incluso il complesso “idropinico” è una questione delicata, specie nella congiuntura economica che si attraversa e nel quadro strutturale nel quale il Comune di Tempio si è collocato. Nel panorama culturale nazionale e anche internazionale, contesti marginali e in contrazione come Tempio, stanno tentando di puntare sui cosìddetti “beni comuni”, ovvero patrimoni ambientali, sociali e culturali nella disponibilità pubblica, il cui “uso” e la cui “valorizzazione” viene avviata in un quadro di gratuità, stante la manutenzione e la garanzia assicurata dall’Ente pubblico. Ebbene - dice ancora la Lattuneddu -, in questa vicenda ci sono punti fermi dai quali non si può prescindere». Per l’ormai ex assessora, prima di sbandierare successi, vendite, annessi e connessi, occorre, una stima indipendente e autorevole sul valore economico, sociale, storico, culturale ed ambientale dell'area.
«Se non abbiamo conoscenza del valore comunale, come possiamo decidere arbitrariamente di prendere in considerazione una vendita piuttosto che una concessione?» L’ex assessore fa osservare anche che «la vendita di immobili importanti come può essere quella di Rinagghju non risulta da nessun atto programmatico del Consiglio, che sarebbe dovuto essere fatto ad inizio legislatura e non alla fine. La vendita, carente anche di legittimazione politica - chiude la Lattuneddu -, non avrà mai il mio consenso».
«Chiamata in causa, mio malgrado, dalla stampa locale, sulla vendita del ompendio di Rinagghju - scrive la professionista -, non posso più tacere. Non sarei mai voluta arrivare a questo punto ma è giunta l’ora di fare chiarezza. Detto che anche in giunta non sempre è possibile essere d’accordo su tutto, ritengo che il dissenso sia necessario se lo stesso è motivo di crescita». La Lattuneddu, dopo avere affermato che le sue assenze in giunta durante le discussioni su Rinagghju, giudicate ambigue da qualche parte politica, altro non erano che l’assoluto dissenso su come l’esecutivo stava procedendo su Rinagghju, prosegue in questo modo: «Sulla questione e su come il tema sia stato impostato esprimo il mio assoluto dissenso. Tutto ciò che riguarda Rinagghju non è un argomento che può iniziare e concludersi con una semplice manifestazione d'interesse, né con una affrettata vendita. Il tutto deve avere un punto chiaro di partenza ed un altrettanto punto chiaro di arrivo. La valorizzazione di Rinagghju e del suo ambiente di riferimento, incluso il complesso “idropinico” è una questione delicata, specie nella congiuntura economica che si attraversa e nel quadro strutturale nel quale il Comune di Tempio si è collocato. Nel panorama culturale nazionale e anche internazionale, contesti marginali e in contrazione come Tempio, stanno tentando di puntare sui cosìddetti “beni comuni”, ovvero patrimoni ambientali, sociali e culturali nella disponibilità pubblica, il cui “uso” e la cui “valorizzazione” viene avviata in un quadro di gratuità, stante la manutenzione e la garanzia assicurata dall’Ente pubblico. Ebbene - dice ancora la Lattuneddu -, in questa vicenda ci sono punti fermi dai quali non si può prescindere». Per l’ormai ex assessora, prima di sbandierare successi, vendite, annessi e connessi, occorre, una stima indipendente e autorevole sul valore economico, sociale, storico, culturale ed ambientale dell'area.
«Se non abbiamo conoscenza del valore comunale, come possiamo decidere arbitrariamente di prendere in considerazione una vendita piuttosto che una concessione?» L’ex assessore fa osservare anche che «la vendita di immobili importanti come può essere quella di Rinagghju non risulta da nessun atto programmatico del Consiglio, che sarebbe dovuto essere fatto ad inizio legislatura e non alla fine. La vendita, carente anche di legittimazione politica - chiude la Lattuneddu -, non avrà mai il mio consenso».
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