Tempio, al concorso con tablet e appunti
Il presidente di commissione di una preselezione dell’Asl a processo dopo la denuncia di 5 candidate
TEMPIO. Al concorso pubblico con libri, appunti e supporti elettronici: un aiuto indebito che avrebbe agevolato alcuni candidati e penalizzato quelli ligi alle regole. L’arbitro avrebbe fatto finta di non vedere e per questo è ora a processo. Salvatore Carai, 65 anni di Torpé, difeso dall’avvocato Stefano Azara, era il presidente della commissione giudicatrice nella preselezione di un concorso per 70 posti di operatore socio sanitario indetto dall’allora Asl 2 di Olbia. Un decreto penale di condanna lo aveva ritenuto responsabile di aver omesso di denunciare all’autorità «alcuni candidati che durante la prova preselettiva consultavano appunti, libri di testo, tablet e altri apparecchi informatici».
A quel decreto penale di condanna Carai, tramite il proprio avvocato, si è opposto e ora ha tutta l’intenzione di far sentire le proprie ragioni confrontandosi, in un processo, con chi lo accusa. Nell’udienza che si è tenuta ieri in tribunale a Tempio sono state sentite cinque candidate che, costituendosi parte civile con l’assistenza dell’avvocato Mario Ghezzo, vogliono dimostrare come la condotta del presidente della commissione le avesse danneggiate. La prova pratica si svolse il 22 aprile del 2013 e quella giornata è stata rievocata ieri da Maria Giuseppina Mulargia, Maria Luisa Salis, Vittorina Malesa e Antonella Corda. Tutte e quattro hanno confermato quanto avevano già espresso nell’esposto e quanto è contenuto nella dichiarazione di costituzione di parte civile. «Durante l’espletamento della prova preselettiva - si legge nella dichiarazione - si verificavano gravi e ripetute violazioni delle regole concorsuali».
Diversi candidati avevano segnalato la cosa alla commissione. Ma «nonostante i ripetuti ammonimenti - si legge ancora nella dichiarazione di costituzione di parte civile - il presidente della commissione non adottava alcun provvedimento nei confronti dei candidati sorpresi a copiare o fare uso di apparecchiature non consentite, permettendo, di fatto, la continuazione dell’illecito». Le quattro candidate che hanno testimoniato ieri in tribunale, insieme a una quinta, Anna Rita Mette, che sarà ascoltata nella prossima udienza del 3 febbraio 2020, avevano denunciato i fatti all’autorità giudiziaria, ritenendo che il comportamento del presidente avesse «falsato il corretto svolgimento della procedura, cagionando un indebito vantaggio a favore dei candidati che, illegittimamente, avevano fatto ricorso alla consultazione di testi e strumenti». Nella prossima udienza saranno sentiti anche tre testimoni della difesa.
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