Olbia, il vescovo placa la rivolta: due parroci a San Simplicio
di Dario Budroni
Monsignor Sanguinetti convoca a Tempio i fedeli sostenitori di don Debidda. Lo storico sacerdote 77enne, affiancato da don Tamponi, diventerà “emerito”
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OLBIA. Nessun miracolo. È solo l’arte del compromesso. Don Debidda resterà al suo posto fino a settembre, e non fino al 15 maggio. Dopodiché diventerà parroco emerito. Continuerà a vivere la sua parrocchia e a rappresentare un punto di riferimento per i tanti fedeli che ogni giorno varcano la soglia di San Simplicio. Il parroco vero e proprio sarà invece don Antonio Tamponi, nel segno di quella politica di rinnovamento voluta dal vescovo Sebastiano Sanguinetti. Insomma, alla fine la rivolta dei parrocchiani un risultato lo ha ottenuto: don Giovanni Debidda resterà nella sua San Simplicio.
La protesta. Lo scorso settembre il vescovo Sanguinetti, nell’ambito del riordino degli incarichi pastorali, aveva nominato don Antonio Tamponi, già alla guida della cattedrale di San Pietro a Tempio, parroco-coadiutore di San Simplicio con diritto di successione a don Debidda, a sua volta parroco della basilica simbolo di Olbia dal 1978, cioè da 41 anni. Una notizia che i parrocchiani non hanno preso per niente bene. In molti hanno infatti visto nella mossa del vescovo un tentativo di rottamare il vecchio parroco che, a 77 anni suonati, continua a svolgere il suo ruolo senza accusare alcuna stanchezza. In altre parole, una sorta di pensionamento forzato difficile da accettare. Così è partita la raccolta firme, che nelle ultime ore sono diventate cinquecento. Obiettivo: chiedere al vescovo di rivedere la sua decisione e di lasciare don Debidda a San Simplicio. O al massimo chiedere l’affiancamento da parte di un altro sacerdote, come lo stesso don Tamponi.
Incontro a Tempio. Dopo il clamore della protesta, il vescovo ha convocato una delegazione di parrocchiani a Tempio. Sanguinetti ha illustrato le sue ragioni, ha spiegato che il rinnovamento è importante, ma ha inoltre detto di non voler rottamare don Debidda e anche di essere rimasto profondamente colpito dalla mobilitazione, che testimonia l’attaccamento degli olbiesi allo storico sacerdote. Anche i parrocchiani hanno detto la loro e motivato la raccolta firme. Alla fine l’incontro si è concluso con il sorriso e con una sorta di compromesso. Don Debidda, che sarebbe dovuto andare in pensione il 15 maggio, il giorno di San Simplicio, resterà al suo posto fino a settembre, quando festeggerà il 50esimo anniversario del suo arrivo nella basilica come vice-parroco, mentre parroco lo è diventato nel 1978. Poi, sempre a settembre, sarà nominato parroco emerito. In altre parole, don Debidda potrà continuare a vivere la basilica, a confortare i fedeli, ad aprire la porta a chiunque abbia bisogno di lui. Invece il parroco a tutti gli effetti, e con tutte le responsabilità del ruolo, come deciso dal vescovo, sarà don Antonio Tamponi.
L’affetto. Don Debidda, originario di Luogosanto, è uno dei personaggi più illustri e conosciuti della città. I tempi cambiano, Olbia si trasforma, i sindaci vanno e vengono, ma lui è sempre stato là. A San Simplicio. Anche per questo la decisione del vescovo ha avuto un effetto che in altre parrocchie non si era mai verificato. Don Debidda, sacerdote molto riservato, ha seguito la questione un po’ alla lontana. Mai si sarebbe permesso di ribellarsi e violare l’obbedienza sacerdotale. Ma l’affetto dimostrato dai parrocchiani, che hanno addirittura raccolto 500 firme per vederlo ancora sull’altare, gli ha sicuramente fatto piacere.
La protesta. Lo scorso settembre il vescovo Sanguinetti, nell’ambito del riordino degli incarichi pastorali, aveva nominato don Antonio Tamponi, già alla guida della cattedrale di San Pietro a Tempio, parroco-coadiutore di San Simplicio con diritto di successione a don Debidda, a sua volta parroco della basilica simbolo di Olbia dal 1978, cioè da 41 anni. Una notizia che i parrocchiani non hanno preso per niente bene. In molti hanno infatti visto nella mossa del vescovo un tentativo di rottamare il vecchio parroco che, a 77 anni suonati, continua a svolgere il suo ruolo senza accusare alcuna stanchezza. In altre parole, una sorta di pensionamento forzato difficile da accettare. Così è partita la raccolta firme, che nelle ultime ore sono diventate cinquecento. Obiettivo: chiedere al vescovo di rivedere la sua decisione e di lasciare don Debidda a San Simplicio. O al massimo chiedere l’affiancamento da parte di un altro sacerdote, come lo stesso don Tamponi.
Incontro a Tempio. Dopo il clamore della protesta, il vescovo ha convocato una delegazione di parrocchiani a Tempio. Sanguinetti ha illustrato le sue ragioni, ha spiegato che il rinnovamento è importante, ma ha inoltre detto di non voler rottamare don Debidda e anche di essere rimasto profondamente colpito dalla mobilitazione, che testimonia l’attaccamento degli olbiesi allo storico sacerdote. Anche i parrocchiani hanno detto la loro e motivato la raccolta firme. Alla fine l’incontro si è concluso con il sorriso e con una sorta di compromesso. Don Debidda, che sarebbe dovuto andare in pensione il 15 maggio, il giorno di San Simplicio, resterà al suo posto fino a settembre, quando festeggerà il 50esimo anniversario del suo arrivo nella basilica come vice-parroco, mentre parroco lo è diventato nel 1978. Poi, sempre a settembre, sarà nominato parroco emerito. In altre parole, don Debidda potrà continuare a vivere la basilica, a confortare i fedeli, ad aprire la porta a chiunque abbia bisogno di lui. Invece il parroco a tutti gli effetti, e con tutte le responsabilità del ruolo, come deciso dal vescovo, sarà don Antonio Tamponi.
L’affetto. Don Debidda, originario di Luogosanto, è uno dei personaggi più illustri e conosciuti della città. I tempi cambiano, Olbia si trasforma, i sindaci vanno e vengono, ma lui è sempre stato là. A San Simplicio. Anche per questo la decisione del vescovo ha avuto un effetto che in altre parrocchie non si era mai verificato. Don Debidda, sacerdote molto riservato, ha seguito la questione un po’ alla lontana. Mai si sarebbe permesso di ribellarsi e violare l’obbedienza sacerdotale. Ma l’affetto dimostrato dai parrocchiani, che hanno addirittura raccolto 500 firme per vederlo ancora sull’altare, gli ha sicuramente fatto piacere.
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