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Olbia

A Tempio il processo non finisce mai: ricorso alla Corte europea

Marco Bittau
A Tempio il processo non finisce mai: ricorso alla Corte europea

Il tribunale in crisi diventa per la prima volta un caso internazionale La protagonista dell’odissea giudiziaria (6 anni) è una società di Santa Teresa

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TEMPIO. L’ennesimo processo-lumaca inghiottito dalle sabbie mobili del tribunale di Tempio rischia di passare alla storia. Sì, perché per la prima volta la Corte europea dei diritti dell’uomo si occuperà della crisi dell’amministrazione giudiziaria in Gallura. Cioè dei processi che non finiscono mai, delle udienze rinviate a oltranza, del tribunale senza più magistrati. Si occuperà del “caso Tempio”, insomma. Lo farà perché un imprenditore di Santa Teresa Gallura, la società Effepi srl, dopo un’odissea lunga 6 anni, si è stancata di attendere una giustizia che non arriva mai ed è stata costretta a rinunciare alle sue ragioni firmando un accordo di transazione. La Effepi ha così dato incarico agli avvocati Salvatore Deiana, Gianluca Coronas e Giovanni Coronas di avviare la procedura davanti alla Corte europea.

Il “processo infinito” di cui si occuperà la Corte è una normalissima causa civile di risoluzione di un contratto d’affitto d’azienda. L’odissea comincia il 30 giugno 2014, la Effepi srl, società che esercita l’attività di bar e ristorante, cede in affitto un’azienda di sua proprietà nella zona del porto di Santa Teresa Gallura a un’altra società a responsabilità limitata, con sede legale a Milano. D’accordo le parti: il conduttore deve effettuare sin dal primo anno la realizzazione di opere edili, la sistemazione e messa a norma degli impianti e la riparazione di alcune attrezzature, subordinatamente alla riduzione del canone di affitto. Invece la società milanese da subito non paga i canoni e non completa le opere a suo carico. A quel punto la Effepi, dopo un’intera estate, si è avvale della clausola contrattuale che prevede per il mancato pagamento anche di una sola rata la facoltà di risolvere il contratto con la restituzione al locatore delle autorizzazioni amministrative per l’esercizio dell’attività, dell’immobile e dei beni. Oltre l’intimazione a pagare i canoni scaduti e non onorati. Nonostante ciò, la società milanese non paga né restituisce l’azienda. La Effepi, pertanto, si è rivolge al tribunale di Tempio nel marzo 2015, chiedendo e ottenendo il sequestro conservativo dei beni mobili, immobili e crediti della società, oltre il sequestro giudiziario dell’azienda di Santa Teresa. Sequestri poi confermati dal tribunale. Poi, nell’aprile 2016, a Tempio è iniziato il giudizio di merito. Quattro anni di rinvii (con ben quattro gudici) e la prossima udienza si sarebbe dovuta tenere – beffardamente – il 1° aprile 2020. In particolare sono state rinviate 6 udienze, tutte fissate per la decisione.

Oltre il danno, arriva puntuale la beffa. Così la drammatica situazione di disagio del tribunale di Tempio – ormai nota a tutti anche per lo sciopero degli avvocati, ancora in corso – ha praticamente obbligato le parti a raggiungere un accordo di transazione, firmato nei giorni scorsi, con rinuncia a ogni pretesa e reciproco consenso alla risoluzione del contratto di affitto. In particolare, la Effepi pur consapevole di avere altissime possibilità di accoglimento delle domande si è trovata costretta, stremata dai tempi biblici del processo, a rinunciare al credito. A quel punto, vista la violazione del diritto di essere parte di un processo celere, ha delegato gli avvocati Salvatore Deiana, Gianluca Coronas e Giovanni Coronas per rappresentarla davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Sotto accusa il mancato rispetto dell'articolo 6 della Convenzione europea, sulla durata ragionevole del processo. La causa è intentata contro il ministero della Giustizia, che organizza l'amministrazione giudiziaria.

@marcobittau. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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