Tra le opere pubbliche 2020 c’è anche il museo
Arzachena, l’amministrazione ha inserito il completamento della struttura che manca al territorio
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ARZACHENA. Nel piano triennale delle opere pubbliche da 8 milioni di euro ci sono interventi di messa in sicurezza e completamento di incompiute, come il porto di Cannigione e il museo archeologico. Ma anche nuovi progetti per la valorizzazione del centro storico, di riqualificazione di aree, come quella dell’ex cantina sociale, destinata a ospitare la scuola del nuovo millennio. La messa in sicurezza di ponti e strade. E la creazione di percorsi verdi. «Con l’approvazione del bilancio triennale entro la fine dell’anno – spiega l’assessore ai Lavori pubblici, Fabio Fresi –, il Comune ha già potuto avviare diverse opere. Sono in corso quelle del secondo step del museo archeologico e di alcune scuole. Sono stati fatti diversi bandi come quello per l’immobile di Liscia di Vacca, acquisito dal Comune dopo un iter di 23 anni». Il rustico di quattro piani era stato costruito in modo parzialmente abusivo, una parte ricade su un’area standard comunale. Un professionista dovrà ora valutare lo stato di conservazione e la solidità della struttura. «Ci sono poi le gare per la riqualificazione energetica degli edifici pubblici – afferma Fresi –. E il secondo lotto di interventi per la sistemazione delle strade del territorio. Oltre al nuovo lotto per il porto di Cannigione. È già stato affidato il progetto preliminare per la riqualificazione del percorso lungo il belvedere Abbiadori-Farina e quello esecutivo per il ponte sul rio San Giovanni. È stata pubblicata la gara per i progetti di completamento dei cimiteri di Arzachena e Santa Teresina». 5,4 degli 8 milioni di euro stanziati per il piano triennale delle opere pubbliche sono fondi regionali. Le altre risorse sono state recuperate con gli oneri di urbanizzazione e parte dell’imposta di soggiorno. «L’amministrazione viaggia su due binari: oltre a programmare nuovi interventi punta a consolidare le opere avviate e a portare a termine le incompiute», conclude Fresi. (w.b.)
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