la denuncia
Incivili in azione: le discariche soffocano Cala Saccaia
OLBIA. Nessuno dia la colpa alle mareggiate. L’inciviltà umana è l’unica responsabile delle discariche che violentano Cala Saccaia e la macchia mediterranea che incornicia la striscia di sabbia con...
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OLBIA. Nessuno dia la colpa alle mareggiate. L’inciviltà umana è l’unica responsabile delle discariche che violentano Cala Saccaia e la macchia mediterranea che incornicia la striscia di sabbia con vista sul faro. Nelle giornate di festa la zona è stata presa d’assalto dagli amanti delle passeggiate e dell’ambiente. Il percorso che da Cala Saccaia porta a Pittulongu è un piccolo capolavoro della natura a due passi dalla città. Ma lo sanno bene anche tutti quegli incivili che ne approfittano per abbandonare i rifiuti. Certo l’inizio del sentiero non offre un bel biglietto da visita. Il primo cartello è piazzato su una tristissima piazzola che guarda i cantieri industriali. Pochi metri di camminata ed ecco che compaiono rifiuti su entrambi i lati. Andando avanti la situazione non migliora. Si passa da rifiuti sparsi tra le piante e gli arbusti a montagne di scarti edili, bustoni chiusi di cui non si capisce il contenuto, cumuli di vernici, fili elettrici, plastica e vetro.
Un vero insulto alla bellezza di questo posto incredibilmente sfuggito alla furia cementificatrice della zona industriale. Davanti i filari di cozze e le navi. E il faro, simbolo della città, che osserva con vergogna la violenza sulla natura. Di certo non sono i frequentatori del sentiero a riempire di rifiuti l’area. Da dove comincia il percorso a piedi e le auto rimangono alla porta, non si trova un solo rifiuto. Non una bottiglietta abbandonata o un fazzolettino. E se questo dovesse accadere la prima persona che passa la raccoglie, la mette nello zaino e la porta via. Quel tratto di Cala Saccaia e la spiaggia della Dogana sono uno di quei preziosi doni della natura dimenticati dalla politica. Qui si fanno solo interventi spot, magari sotto le elezioni per mostrare l’anima ambientalista. Nessun controllo delle forze dell’ordine, nessuna telecamera. A salvare Cala Saccaia, ci penseranno ancora una volta le associazioni di volontariato. (se.lu.)
Un vero insulto alla bellezza di questo posto incredibilmente sfuggito alla furia cementificatrice della zona industriale. Davanti i filari di cozze e le navi. E il faro, simbolo della città, che osserva con vergogna la violenza sulla natura. Di certo non sono i frequentatori del sentiero a riempire di rifiuti l’area. Da dove comincia il percorso a piedi e le auto rimangono alla porta, non si trova un solo rifiuto. Non una bottiglietta abbandonata o un fazzolettino. E se questo dovesse accadere la prima persona che passa la raccoglie, la mette nello zaino e la porta via. Quel tratto di Cala Saccaia e la spiaggia della Dogana sono uno di quei preziosi doni della natura dimenticati dalla politica. Qui si fanno solo interventi spot, magari sotto le elezioni per mostrare l’anima ambientalista. Nessun controllo delle forze dell’ordine, nessuna telecamera. A salvare Cala Saccaia, ci penseranno ancora una volta le associazioni di volontariato. (se.lu.)
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