Nozze in chiesa, è sorpasso diminuiscono i riti civili
di Angelo Mavuli
In città la popolazione è in continuo calo: rispetto al 2018, 114 abitanti in meno Cresce il numero degli emigrati (89 in più), si dimezza il numero dei divorzi
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TEMPIO. Tempio continua a perdere abitanti e chiude per il settimo anno consecutivo in sofferenza con un saldo naturale negativo. La crisi fortissima che attanaglia la città in questo ultimo decennio, non accenna a diminuire.
Lo specchio della situazione, al di là dei luoghi comuni che alcune volte sono dettati più da una differenziazione politica o amministrativa, anche stavolta, invece, è dato dai freddi numeri Istat che in quanto tali non hanno colori ideologici o partitici, ma rispecchiano fedelmente la stato di fatto.
Un primo indicatore demografico Istat al quale i ricercatori fanno ampio riferimento per misurare, non solo l’invecchiamento o meno della città, ma anche le sue capacità propositive è il cosiddetto “saldo naturale”. La differenza, cioè tra il numero dei nati e quello dei morti nell’arco di un anno. A Tempio, nell’anno appena trascorso, i nati sono stati 59 i morti 151.
I residenti, nell’anno appena trascorso, sono stati 13.802. Nel 2018 la città contava invece 13.916 abitanti. Un meno 114 che, unito al saldo naturale di cui si è appena detto, non mostra certamente una città in crescita o ricercata dai forestieri come luogo di lavoro o di residenza. Dati sicuramente non sconosciuti, né tanto meno sorprendenti sui quali in alcune occasioni, durante l’anno appena finito, lo stesso consiglio comunale ha discusso qualche volta forse anche troppo animatamente, senza però avere, più che la capacità, gli strumenti per una inversione di rotta. Il segnale di una città in sofferenza arriva anche dai dati dell’emigrazione. Nel 2019 sono andati via da Tempio 277 persone, nel 2018 gli emigrati erano stati 188. Un più 89 che unito ad altri fattori negativi di cui abbiamo già accennato non può che indurre sia gli attuali amministratori, (per i pochi mesi che ancora rimango alla fine del loro mandato), sia i nuovi aspiranti al timone della città, ad addire ad ulteriori e più significativi impulsi per la crescita socio economica della città. Dopo il sorpasso dello scorso anno quando i matrimoni con il rito civile erano stati 23 contro i 19 con il rito religioso, il 2019 ha fatto registrare una inversione di tendenza. I matrimoni infatti sono stati complessivamente 43 di cui 13 con il rito civile ed i rimanenti con il rito religioso. I divorzi, che nel 2018 erano stati 30 con diversi percorsi, nell’anno appena concluso sono stati 14. Otto in Comune e sei in Tribunale.
Lo specchio della situazione, al di là dei luoghi comuni che alcune volte sono dettati più da una differenziazione politica o amministrativa, anche stavolta, invece, è dato dai freddi numeri Istat che in quanto tali non hanno colori ideologici o partitici, ma rispecchiano fedelmente la stato di fatto.
Un primo indicatore demografico Istat al quale i ricercatori fanno ampio riferimento per misurare, non solo l’invecchiamento o meno della città, ma anche le sue capacità propositive è il cosiddetto “saldo naturale”. La differenza, cioè tra il numero dei nati e quello dei morti nell’arco di un anno. A Tempio, nell’anno appena trascorso, i nati sono stati 59 i morti 151.
I residenti, nell’anno appena trascorso, sono stati 13.802. Nel 2018 la città contava invece 13.916 abitanti. Un meno 114 che, unito al saldo naturale di cui si è appena detto, non mostra certamente una città in crescita o ricercata dai forestieri come luogo di lavoro o di residenza. Dati sicuramente non sconosciuti, né tanto meno sorprendenti sui quali in alcune occasioni, durante l’anno appena finito, lo stesso consiglio comunale ha discusso qualche volta forse anche troppo animatamente, senza però avere, più che la capacità, gli strumenti per una inversione di rotta. Il segnale di una città in sofferenza arriva anche dai dati dell’emigrazione. Nel 2019 sono andati via da Tempio 277 persone, nel 2018 gli emigrati erano stati 188. Un più 89 che unito ad altri fattori negativi di cui abbiamo già accennato non può che indurre sia gli attuali amministratori, (per i pochi mesi che ancora rimango alla fine del loro mandato), sia i nuovi aspiranti al timone della città, ad addire ad ulteriori e più significativi impulsi per la crescita socio economica della città. Dopo il sorpasso dello scorso anno quando i matrimoni con il rito civile erano stati 23 contro i 19 con il rito religioso, il 2019 ha fatto registrare una inversione di tendenza. I matrimoni infatti sono stati complessivamente 43 di cui 13 con il rito civile ed i rimanenti con il rito religioso. I divorzi, che nel 2018 erano stati 30 con diversi percorsi, nell’anno appena concluso sono stati 14. Otto in Comune e sei in Tribunale.
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