La Nuova Sardegna

Olbia

La Cgil attacca il Cipnes: «Non rispetta il contratto»

di Dario Budroni
La Cgil attacca il Cipnes: «Non rispetta il contratto»

La Funzione pubblica chiede l’intervento dell’assessorato regionale all’Industria  Il segretario Luisella Maccioni: gestione del personale paternalistica e autoritaria

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OLBIA. La Cgil attacca i vertici del Cipnes. E le accuse non sono di poco conto. «Da anni all’interno del consorzio industriale c’è una mancata applicazione del contratto collettivo nazionale» dice Luisella Maccioni, la segretaria della Funzione pubblica Cgil. E poi ancora: «La gestione del personale si basa su un paternalismo autoritario». Infine la denuncia di alcune condotte antisindacali, come la mancata disponibilità, da parte dei dirigenti consortili, a confrontarsi con le organizzazioni dei lavoratori. Per questo la Cgil si rivolgerà all’assessorato regionale all’Industria e chiederà ai sindaci dei Comuni consorziati di intervenire per cercare di invertire la rotta.

L’attacco. È la prima volta che il sindacato attacca in questo modo il consorzio. La Fp Cgil lo fa con il segretario Luisella Maccioni e due membri della segreteria, Nicola Castagna e Claudio Pusceddu. «La gestione delle risorse umane e delle relazioni industriali è ormai intollerabile – attacca Maccioni -. Stiamo parlando del più grande consorzio della Sardegna, un ente pubblico con 220 lavoratori in organico e dove, purtroppo, non si rispettano le regole».

Zero incontri. È da mesi che la Cgil non riesce a incontrare i dirigenti Cipnes. «C’è l’indisponibilità a rispettare il contratto collettivo dei lavoratori dei consorzi industriali e le più elementari norme che regolano i rapporti di lavoro – dicono i sindacalisti -. Le richieste di convocazione degli incontri vengono costantemente ignorate. Dopo ripetuti solleciti, il 4 dicembre la direzione ha informato che l’incarico di delegato alle relazioni sindacali era stato revocato a un dirigente per essere affidato a un funzionario tecnico geometra. Così l’incontro non è stato fissato». L’8 gennaio, infine, una nuova richiesta. La convocazione (il 3 febbraio) è arrivata solo mercoledì, quando la Cgil aveva già indetto la conferenza stampa svolta ieri.

Clima di tensione. La Cgil denuncia poi alcuni fatti che hanno come protagonisti diversi dipendenti: «Capita che il Cipnes avvii procedimenti disciplinari con contestazioni poco chiare che poi non si concludono con provvedimenti, mantenendo il lavoratore in tensione. In alcuni casi, sulla base di una non chiara tutela dell’immagine dell’ente, sono stati avviati e non conclusi procedimenti nei confronti di lavoratori che nei propri profili social avevano apprezzato notizie di stampa».

Il contratto. Il sindacato è anche in attesa di novità sul contratto. «La richiesta di apertura di un tavolo giace sulle scrivanie del Cipnes dal 2014 – proseguono i sindacalisti -. Il contratto vigente è del 2005, quando l’allora Cines impiegava poche decine di lavoratori». C’è però dell’altro: «La necessità di un nuovo contratto deriva anche da una serie di anomalie che abbiamo riscontrato nell’attribuzione dei premi di produttività ai dipendenti. Premi erogati non sulla base di una scheda di valutazione, come prevede il contratto, ma in maniera arbitraria con un giudizio sommario e senza contraddittorio. È anche successo che, dopo una valutazione positiva dei primi mesi dell’anno, alla quale corrisponde un acconto sul premio, è seguita una valutazione negativa sull’intero anno con richiesta di restituzione dell’acconto con pesanti trattenute sullo stipendio».

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