Pes si difende: «Della droga non so nulla»
di Marco Bittau
L’interrogatorio in carcere a Bancali del campione di motocross coinvolto nell’operazione “Barber shop” della Dda
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OLBIA. «Non c’entro nulla con questa inchiesta e neppure conosco le persone coinvolte. Sono un commerciante e ho solo venduto una motocicletta a uno di loro. Non so nulla della droga e mi ritrovo in carcere senza un perché». Lorenzo Pes è una delle 15 persone arrestate nell’ambito dell’operazione antidroga “Barber shop” coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia ed eseguita dai carabinieri del comando provinciale di Sassari e del reparto territoriale di Olbia.
Le sue parole rompono il silenzio assoluto degli interrogatori di garanzia svolti ieri mattina nel carcere di Bancali. Tutti gli indagati sottoposti a misura cautelare, infatti, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere alle domande del gip Antonio Pietro Spano, delegato in rogatoria dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Cagliari, Roberto Cau. Tutti meno Lorenzo Pes, campione di motocross oggi 45enne, commerciante di moto e titolare di una avviata officina meccanica in via Monferrato. Lui, assistito dall’avvocato Giampaolo Murrighile, si è difeso a spada tratta. Gli altri hanno preferito non rispondere, a cominciare dai fratelli Antonio e Francesco Salerno, indicati dalla Dda come il vertice dell’associazione dedita al traffico di droga. Il loro difensore, l’avvocato Mario Perticarà (che assiste anche altri due arrestati, Fabio Azara e Massimiliano Piras) ha già predisposto il ricorso al tribunale del riesame contro l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. «Così vedremo gli atti e il dettaglio delle accuse – dice il penalista tempiese – perché per il momento abbiamo solo la sintesi contenuta nell’ordinanza di custodia».
Tutte le carte degli interrogati di ieri nel carcere di Bancali adesso saranno consegnate al gip di Cagliari Roberto Cau che dovrà decidere se confermare le misure cautelari oppure no nei confronti di Lorenzo Pes, Antonio e Francesco Salerno, Fabio Azara, Massimiliano Piras, Salvatore Carta, Fortunato Davoli, e Pietro Marras tutti di Olbia, Francesco Carta di Sorgono, Fabio Casula di Monti, Rosario Polverino, Salvatore Cuomo, Salvatore D’Auria tutti di Napoli, Gennaro D’Alessandro residente a Sassari e Vincenzo Andreacchio di Chiaravalle.
Intanto rimbombano le parole disperate di Lorenzo Pes che nella sua cella non sa darsi pace. «Mi conoscono tutti a Olbia – dice – per i miei trascorsi sportivi e per la mia attività professionale. Mai avuto problemi con la giustizia e tanto meno con la droga. Vivo bene con la mia famiglia e con il mio lavoro, questa storia mi sta distruggendo». «Lorenzo Pes è incensurato – conferma il suo difensore, l’avvocato Giampaolo Murrighile – sulla base dell’ordinanza di custodia cautelare, è finito dentro l’inchiesta per una intercettazione dove si parla di soldi, ma non di droga. Soldi che riguardano la sua attività di commerciante. Pes ha venduto una moto ad Antonio Salerno senza neanche conoscerlo e senza sapere nulla di lui».
Sicuramente incensurato, Lorenzo Pes in cronaca è sempre finito per i suoi straordinari successi sportivi ma anche per un atto intimidatorio di cui era rimasto vittima nel mese di aprile di dieci anni fa: una bomba nella notte aveva fatto saltare in aria la sua auto, un fuoristrada Jeep, parcheggiato in via Agrigento, zona Bandinu, proprio di fronte al negozio Big motors per la vendita di moto e ricambi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Le sue parole rompono il silenzio assoluto degli interrogatori di garanzia svolti ieri mattina nel carcere di Bancali. Tutti gli indagati sottoposti a misura cautelare, infatti, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere alle domande del gip Antonio Pietro Spano, delegato in rogatoria dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Cagliari, Roberto Cau. Tutti meno Lorenzo Pes, campione di motocross oggi 45enne, commerciante di moto e titolare di una avviata officina meccanica in via Monferrato. Lui, assistito dall’avvocato Giampaolo Murrighile, si è difeso a spada tratta. Gli altri hanno preferito non rispondere, a cominciare dai fratelli Antonio e Francesco Salerno, indicati dalla Dda come il vertice dell’associazione dedita al traffico di droga. Il loro difensore, l’avvocato Mario Perticarà (che assiste anche altri due arrestati, Fabio Azara e Massimiliano Piras) ha già predisposto il ricorso al tribunale del riesame contro l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. «Così vedremo gli atti e il dettaglio delle accuse – dice il penalista tempiese – perché per il momento abbiamo solo la sintesi contenuta nell’ordinanza di custodia».
Tutte le carte degli interrogati di ieri nel carcere di Bancali adesso saranno consegnate al gip di Cagliari Roberto Cau che dovrà decidere se confermare le misure cautelari oppure no nei confronti di Lorenzo Pes, Antonio e Francesco Salerno, Fabio Azara, Massimiliano Piras, Salvatore Carta, Fortunato Davoli, e Pietro Marras tutti di Olbia, Francesco Carta di Sorgono, Fabio Casula di Monti, Rosario Polverino, Salvatore Cuomo, Salvatore D’Auria tutti di Napoli, Gennaro D’Alessandro residente a Sassari e Vincenzo Andreacchio di Chiaravalle.
Intanto rimbombano le parole disperate di Lorenzo Pes che nella sua cella non sa darsi pace. «Mi conoscono tutti a Olbia – dice – per i miei trascorsi sportivi e per la mia attività professionale. Mai avuto problemi con la giustizia e tanto meno con la droga. Vivo bene con la mia famiglia e con il mio lavoro, questa storia mi sta distruggendo». «Lorenzo Pes è incensurato – conferma il suo difensore, l’avvocato Giampaolo Murrighile – sulla base dell’ordinanza di custodia cautelare, è finito dentro l’inchiesta per una intercettazione dove si parla di soldi, ma non di droga. Soldi che riguardano la sua attività di commerciante. Pes ha venduto una moto ad Antonio Salerno senza neanche conoscerlo e senza sapere nulla di lui».
Sicuramente incensurato, Lorenzo Pes in cronaca è sempre finito per i suoi straordinari successi sportivi ma anche per un atto intimidatorio di cui era rimasto vittima nel mese di aprile di dieci anni fa: una bomba nella notte aveva fatto saltare in aria la sua auto, un fuoristrada Jeep, parcheggiato in via Agrigento, zona Bandinu, proprio di fronte al negozio Big motors per la vendita di moto e ricambi.
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