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Olbia

Rinasce la vecchia provincia Gallura. La Regione: "Al voto il 7 giugno"

Pietro Carzedda (foto Gavino Sanna)
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Pietro Carzedda (foto Gavino Sanna)

Ma la legge di riordino degli enti locali deve essere prima approvata dalla commissione Autonomia e dal Consiglio regionale

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OLBIA. Per l’assessore regionale agli enti locali, Quirico Sanna, la rinascita della provincia Olbia-Tempio è cosa fatta. L’agenda è serrata e il percorso in discesa. Presentazione della legge di riordino degli enti locali a marzo in Commissione autonomia. Voto in Consiglio regionale e il 7 giugno elezioni di primo livello. Con i cittadini chiamati al voto per scegliere presidente e Consiglio.

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La provincia autonoma riparte dalla sala di via Nanni che fino al 2013 ha ospitato le assemblee della ormai “rottamata per referendum” provincia Gallura. Pietro Carzedda, coordinatore provinciale di Forza Italia e consigliere comunale, si insedia ufficialmente come sub commissario. Avrà il compito di gestire la quota gallurese della provincia di Sassari. Un insediamento da grandi occasioni, con l’aula piena di sindaci, amministratori comunali e molti ex, comunali, provinciali e regionali. “Con sobrietà e umiltà porterò avanti questo incarico - commenta il neo sub-commissario -. La Regione ha deciso di dare nuova dignità istituzionale alla Gallura. Una provincia che è fatta di comuni che credono nell’ente autonomo. Legati da una forza unitaria che ci ha reso autonomi sempre rispetto agli altri. E non perché vogliamo sentirci diversi, ma perché vogliamo fare. Il popolo gallurese è così, abituato a lavorare a testa bassa. Crea forza, economia ed energia”.

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Il percorso tracciato dall’assessore Sanna deve però ancora superare alcuni scogli. La legge di riordino degli enti locali deve prima ottenere il via libera della commissione Autonomia, poi del Consiglio delle autonomie locali e infine del Consiglio regionale. Il timore, come sottolinea uno dei padri nobili della provincia di Olbia-Tempio soppressa dal referendum voluto dai Riformatori, Antonio Satta, è che non solo non ci siano i tempi per indire elezioni a giugno. Ma che si possano ripresentare in Consiglio le stesse frizioni territoriali e “le sceneggiate che nel 2019 affossarono il disegno di legge bipartisan per la reistituzione della provincia del nord est”. (se.lu.)

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