«In tribunale il timore di cimici abusive»
di Roberto Petretto
Nell’udienza preliminare gli imputati descrivono il clima di tensione che si viveva nel 2016 a Palazzo di giustizia a Tempio
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OLBIA. Un clima di tensione tra procura e uffici del tribunale, con il sospetto diffuso che nelle stanze del Palazzo di giustizia fossero state sistemate delle cimici non autorizzate: è questo il quadro venuto fuori ieri mattina, dagli interrogatori davanti gup del Tribunale di Roma, Nicolò Marino, nell’udienza preliminare per la presunta turbativa d’asta relativa alla vendita della villa di Baia Sardinia appartenuta al defunto imprenditore di Arzachena, Sebastiano Ragnedda. Ieri mattina sono stati interrogati il giudice Elisabetta Carta, il consulente Ermanno Giua, il giudice dell’esecuzione del tribunale di Tempio, Alessandro Di Giacomo e la cancelliera Francesca Debidda.
Nervi tesi. Tutti, nella loro deposizione, hanno riferito di questo “clima di tensione”. Soprattutto la giudice Elisabetta Carta, difesa dall’avvocato Ivano Iai, accusata di rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, ha riferito come, nel periodo oggetto dell’inchiesta (era il 2016), fosse nota e ricorrente, tra chi lavorava a Palazzo di giustizia, la voce di una possibile presenza di “cimici” illegali. La giudice Carta, accusata tra le altre cose di aver rivelato l’esistenza di intercettazioni, ha detto di aver forse fatto riferimento a quella voce ricorrente, ma di non aver mai parlato ad alcuno del contenuto dei fascicoli a lei assegnati.
Clima diverso. La circostanza della paura di intercettazioni abusive a Palazzo di giustizia è stata riferita anche dalle altre persone interrogate ieri dal Gup, con tale precisione da sorprendere lo stesso pubblico ministero, Carlo Villani. «Sono cauto - dice l’avvocato Ivano Iai -, ma posso dire che con questo Pm cogliamo un’assenza di pregiudizio accusatorio, che invece, con il precedente pubblico ministero chiaramente c’era».
Il mistero delle microspie. Ma le cimici abusive c’erano o no? «Possiamo dire che in tribunale non era stata mai fatta una verifica approfondita», dice ancora l’avvocato Iai.
Tra gli avvocati difensori, al termine di un’udienza cominciata alle 9 e proseguita sino al pomeriggio, la soddisfazione è palpabile. «È emerso questo clima di tensione per la paura di intercettazioni abusive nel Palazzo di giustizia - dice Antonello Desini, difensore, insieme al collega Fabio Varone, dell’ingegner Ermanno Giua, l’autore della perizia sulla quale si basa in gran parte l’accusa -. Anche il giudice Di Giacomo ha difeso l’operato dell’ingegner Giua. Ha detto che la perizia era fatta bene, cosa che è stata confermata anche da altre valutazioni successive».
«L’ingegner Giua ha fatto una valutazione corretta - ribadisce l’avvocato Varone - e ora sta emergendo ciò che abbiamo sempre sostenuto. Ovvero, che quella stima era stata fatta secondo scienza e coscienza, senza falsità e che quindi l’accusa è totalmente infondata».
Un punto per la difesa. Un’udienza che segna un punto per la difesa? «Diciamo che siamo fiduciosi - dice l’avvocato Giovanni Azzena, che insieme al collega Franco Luigi Satta difende l’ex presidente del tribunale di Tempio e ex presidente della Corte d’Appello di Sassari, Francesco Mazzaroppi -. È emerso questo clima di tensione, ribadito da tutti. Abbiamo anche prodotto delle investigazioni a difesa e abbiamo esibito una relazione ministeriale che attesta come, durante il periodo in cui era presidente il dottor Mazzaroppi, il tribunale di Tempio funzionasse perfettamente».
Il giudice Alessandro Di Giacomo, che si affida al legale Gian Domenico Caiazza, ha detto di aver seguito, nell’aggiudicazione, la procedura consueta e di aver conosciuto solo dopo tempo l’identità delle persone che si erano aggiudicate l’asta, in quanto l’offerta era stata presentata da un avvocato per persona da nominare.
Infine anche la cancelliera Francesca Debidda, tutelata dal legale di fiducia Elias Vacca, ha ribadito di aver agito sempre nel rispetto delle norme.
«È stata un’udienza importante - dice ancora l’avvocato Varone - perché tutti hanno risposto puntualmente, punto per punto, chiarendo gli aspetti che erano oggetto di contestazione».
Nuova udienza a marzo. Prossima udienza il 25 marzo: in quella occasione saranno sentiti il giudice Mazzaroppi, la figlia Chiara e il genero Andrea Schirra (anche lui magistrato) difeso dall’avvocato Gianfranco Iadecola.
Probabilmente sarà disposto lo stralcio della posizione del cancelliere Maurizio Fara, assistito dall’avvocato Jacopo Merlini, per il quale era stata sollevata la questione dell’incompetenza territoriale. Anche il pubblico ministero si è detto d’accordo.
@Petretto. @RIPRODUZIONE RISERVATA
Nervi tesi. Tutti, nella loro deposizione, hanno riferito di questo “clima di tensione”. Soprattutto la giudice Elisabetta Carta, difesa dall’avvocato Ivano Iai, accusata di rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, ha riferito come, nel periodo oggetto dell’inchiesta (era il 2016), fosse nota e ricorrente, tra chi lavorava a Palazzo di giustizia, la voce di una possibile presenza di “cimici” illegali. La giudice Carta, accusata tra le altre cose di aver rivelato l’esistenza di intercettazioni, ha detto di aver forse fatto riferimento a quella voce ricorrente, ma di non aver mai parlato ad alcuno del contenuto dei fascicoli a lei assegnati.
Clima diverso. La circostanza della paura di intercettazioni abusive a Palazzo di giustizia è stata riferita anche dalle altre persone interrogate ieri dal Gup, con tale precisione da sorprendere lo stesso pubblico ministero, Carlo Villani. «Sono cauto - dice l’avvocato Ivano Iai -, ma posso dire che con questo Pm cogliamo un’assenza di pregiudizio accusatorio, che invece, con il precedente pubblico ministero chiaramente c’era».
Il mistero delle microspie. Ma le cimici abusive c’erano o no? «Possiamo dire che in tribunale non era stata mai fatta una verifica approfondita», dice ancora l’avvocato Iai.
Tra gli avvocati difensori, al termine di un’udienza cominciata alle 9 e proseguita sino al pomeriggio, la soddisfazione è palpabile. «È emerso questo clima di tensione per la paura di intercettazioni abusive nel Palazzo di giustizia - dice Antonello Desini, difensore, insieme al collega Fabio Varone, dell’ingegner Ermanno Giua, l’autore della perizia sulla quale si basa in gran parte l’accusa -. Anche il giudice Di Giacomo ha difeso l’operato dell’ingegner Giua. Ha detto che la perizia era fatta bene, cosa che è stata confermata anche da altre valutazioni successive».
«L’ingegner Giua ha fatto una valutazione corretta - ribadisce l’avvocato Varone - e ora sta emergendo ciò che abbiamo sempre sostenuto. Ovvero, che quella stima era stata fatta secondo scienza e coscienza, senza falsità e che quindi l’accusa è totalmente infondata».
Un punto per la difesa. Un’udienza che segna un punto per la difesa? «Diciamo che siamo fiduciosi - dice l’avvocato Giovanni Azzena, che insieme al collega Franco Luigi Satta difende l’ex presidente del tribunale di Tempio e ex presidente della Corte d’Appello di Sassari, Francesco Mazzaroppi -. È emerso questo clima di tensione, ribadito da tutti. Abbiamo anche prodotto delle investigazioni a difesa e abbiamo esibito una relazione ministeriale che attesta come, durante il periodo in cui era presidente il dottor Mazzaroppi, il tribunale di Tempio funzionasse perfettamente».
Il giudice Alessandro Di Giacomo, che si affida al legale Gian Domenico Caiazza, ha detto di aver seguito, nell’aggiudicazione, la procedura consueta e di aver conosciuto solo dopo tempo l’identità delle persone che si erano aggiudicate l’asta, in quanto l’offerta era stata presentata da un avvocato per persona da nominare.
Infine anche la cancelliera Francesca Debidda, tutelata dal legale di fiducia Elias Vacca, ha ribadito di aver agito sempre nel rispetto delle norme.
«È stata un’udienza importante - dice ancora l’avvocato Varone - perché tutti hanno risposto puntualmente, punto per punto, chiarendo gli aspetti che erano oggetto di contestazione».
Nuova udienza a marzo. Prossima udienza il 25 marzo: in quella occasione saranno sentiti il giudice Mazzaroppi, la figlia Chiara e il genero Andrea Schirra (anche lui magistrato) difeso dall’avvocato Gianfranco Iadecola.
Probabilmente sarà disposto lo stralcio della posizione del cancelliere Maurizio Fara, assistito dall’avvocato Jacopo Merlini, per il quale era stata sollevata la questione dell’incompetenza territoriale. Anche il pubblico ministero si è detto d’accordo.
@Petretto. @RIPRODUZIONE RISERVATA
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