monti
Con le feste di Carnevale ritorna la tradizione del “laldajolu”
MONTI. Si è rinnovata la appetitosa usanza del “laldajolu”, giornata d’apertura del carnevale montino che unisce tradizione, solidarietà e divertimento. Modificato e adattato, nel corso dei tempi,...
2 MINUTI DI LETTURA
MONTI. Si è rinnovata la appetitosa usanza del “laldajolu”, giornata d’apertura del carnevale montino che unisce tradizione, solidarietà e divertimento. Modificato e adattato, nel corso dei tempi, alle nuove esigenze, il rito del “laldajolu” è vivo più che mai, ancor oggi praticato da una cinquantina di volontari, capeggiati dall’attuale parroco, don Pierluigi Sini.
La tradione cuole che i volontari vadano in giro fra le vie del centro abitato di Monti, con un trattore che traina un grosso carrello. Sempre loro bussano alle porte di tutte le case per chiedere un contributo. La popolazione non lesina certo la propria offerta che, quest’anno, è andata oltre le più rosee aspettative. Nonostante le difficoltà quotidiane, infatti, nessuno si tira indietro rispondendo all’appello con ogni ben di Dio. Questo tipo di questua, davvero unica nel suo genere, fa emergere nella comunità montina un valore aggiunto. Se è vero del resto che , come altre comunità, Monti annovera anche difetti, ma sicuramente pone la solidarietà in vetta alla scala dei valori sociali, vero fiore all’occhiello del paese. Sentimento che induce ogni compaesano a collaborare attivamente per il bene dei più bisognosi. Ma la cosa ancor più significativa è che, al termine della questua, i volontari come consuetudine, donano il ricavato alla casa di riposo “San Giovanni Battista” gestita dalla parrocchia di Monti. Così nei giorni scorsi, riposte le provviste, uniti ad altri invitati, i volontari hanno pranzato insieme in un clima di grande allegria con il tradizionale menù a base di una pietanza di carne di maiale speziata, cavoli e patate a volontà: la cosidetta “Sa caulada”. Dopo il pranzo, il pomeriggio è stato dedicato, dopo il dovere, al piacere, cioè il divertimento che a Carnevale non manca mai. (g.m.)
La tradione cuole che i volontari vadano in giro fra le vie del centro abitato di Monti, con un trattore che traina un grosso carrello. Sempre loro bussano alle porte di tutte le case per chiedere un contributo. La popolazione non lesina certo la propria offerta che, quest’anno, è andata oltre le più rosee aspettative. Nonostante le difficoltà quotidiane, infatti, nessuno si tira indietro rispondendo all’appello con ogni ben di Dio. Questo tipo di questua, davvero unica nel suo genere, fa emergere nella comunità montina un valore aggiunto. Se è vero del resto che , come altre comunità, Monti annovera anche difetti, ma sicuramente pone la solidarietà in vetta alla scala dei valori sociali, vero fiore all’occhiello del paese. Sentimento che induce ogni compaesano a collaborare attivamente per il bene dei più bisognosi. Ma la cosa ancor più significativa è che, al termine della questua, i volontari come consuetudine, donano il ricavato alla casa di riposo “San Giovanni Battista” gestita dalla parrocchia di Monti. Così nei giorni scorsi, riposte le provviste, uniti ad altri invitati, i volontari hanno pranzato insieme in un clima di grande allegria con il tradizionale menù a base di una pietanza di carne di maiale speziata, cavoli e patate a volontà: la cosidetta “Sa caulada”. Dopo il pranzo, il pomeriggio è stato dedicato, dopo il dovere, al piacere, cioè il divertimento che a Carnevale non manca mai. (g.m.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
