Truffa al Consorzio, il decreto è nullo
Chiusa in tribunale la battaglia contro 4 amministratori della Costa Smeralda
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PORTO CERVO. Colpo di scena nella guerra giudiziaria tra la governance della Costa Smeralda e alcuni consorziati “ribelli” guidati da Giancarlo Perini, che aveva accusato di truffa gli allora amministratori Mariano Pasqualone, Renzo Persico, Stefano Morri e Pietro Cannas. Una confusa storia condominiale di volumetrie e milionesimi da aggiornare che ieri è stata letteralmente azzerata dal giudice monocratico del tribunale di Tempio, Nicola Bonante, che ha dichiarato la nullità del decreto di citazione a giudizio emesso dalla Procura nel 2017. In pratica, si ricomincia da capo con gli atti rispediti alla Procura per riformulare la contestazione che nel capo d’imputazione è risultata “priva della necessaria specificità e determinatezza richieste dalla norma, dando luogo a una lesione del diritto di difesa e a una compromissione del diritto al contraddittorio”. Con questa motivazione il giudice ha accolto l’eccezione sollevata dal difensore di Mariano Pasqualone, l’avvocato Antonella Cuccureddu, e ha chiuso la partita.
Dopo la denuncia presentata da Giancarlo Perini, la Procura di Tempio aveva aperto un’inchiesta conclusa nel 2017 con il decreto di citazione a giudizio. Davanti al giudice Mariano Pasqualone allora consigliere di amministrazione del Consorzio Costa Smeralda, membro del cda di Sardegna Resort e amministratore delegato della Servizi consortili spa (società incaricata di riscuotere le quote consortili); Stefano Morri, consigliere di amministrazione del Consorzio e di Sardegna Resosort; Pietro Cannas, dirigente Sardegna Resort; Renzo Persico presidente del Consorzio Costa Smeralda e della Servizi consortili. Per tutti l’accusa era truffa in concorso. I fatti risalgono al periodo dal 2010 al 2013: i quattro dirigenti non avrebbero aggiornato i milionesimi dopo aver ampliato col piano casa, le proprietà appartenenti alla Sardegna Resort “non ricalcolando le quote consortili in base alla variazione dei milionesimi derivanti dalla crescita delle volumetrie”. Secondo l’accusa, ciò avrebbe provocato un ingiusto profitto a coloro che avevano aumentato la volumetria della proprietà senza subire il corrispondente aumento delle quote, a danno degli altri consorziati. I difensori (l’avvocato Antonella Cuccureddu per Pasqualone e Concas, gli avvocati Agostinangelo Marras e Francesco Rubino per Morri, l’avvocato Guido Manca Bitti per Persico) si sono sempre opposti a questa ricostruzione dei fatti fondata sulla denuncia del consorziato Perini, che peraltro non aveva trovato alcun riscontro nelle indagini svolte dai carabinieri di Porto Cervo.(m.b.)
Dopo la denuncia presentata da Giancarlo Perini, la Procura di Tempio aveva aperto un’inchiesta conclusa nel 2017 con il decreto di citazione a giudizio. Davanti al giudice Mariano Pasqualone allora consigliere di amministrazione del Consorzio Costa Smeralda, membro del cda di Sardegna Resort e amministratore delegato della Servizi consortili spa (società incaricata di riscuotere le quote consortili); Stefano Morri, consigliere di amministrazione del Consorzio e di Sardegna Resosort; Pietro Cannas, dirigente Sardegna Resort; Renzo Persico presidente del Consorzio Costa Smeralda e della Servizi consortili. Per tutti l’accusa era truffa in concorso. I fatti risalgono al periodo dal 2010 al 2013: i quattro dirigenti non avrebbero aggiornato i milionesimi dopo aver ampliato col piano casa, le proprietà appartenenti alla Sardegna Resort “non ricalcolando le quote consortili in base alla variazione dei milionesimi derivanti dalla crescita delle volumetrie”. Secondo l’accusa, ciò avrebbe provocato un ingiusto profitto a coloro che avevano aumentato la volumetria della proprietà senza subire il corrispondente aumento delle quote, a danno degli altri consorziati. I difensori (l’avvocato Antonella Cuccureddu per Pasqualone e Concas, gli avvocati Agostinangelo Marras e Francesco Rubino per Morri, l’avvocato Guido Manca Bitti per Persico) si sono sempre opposti a questa ricostruzione dei fatti fondata sulla denuncia del consorziato Perini, che peraltro non aveva trovato alcun riscontro nelle indagini svolte dai carabinieri di Porto Cervo.(m.b.)
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