Le confessioni di “Frisjola”, gallo-mascotte di lu Carrasciali
TEMPIO. Non saranno di Stato, ma anche il Carnevale ha i suoi segreti. Non è nemmeno uno di quei segreti alla Pulcinella, di quelli che, in quanto a segretezza, hanno poche garanzie da offrire. Uno...
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TEMPIO. Non saranno di Stato, ma anche il Carnevale ha i suoi segreti. Non è nemmeno uno di quei segreti alla Pulcinella, di quelli che, in quanto a segretezza, hanno poche garanzie da offrire. Uno dei segreti di lu Carrasciali timpiesu, gelosamente custodito dai diretti interessati, è l’identità di uno dei suoi personaggi principali: il gallo Frisjola, la mascotte ideata per i bambini, non propriamente il simbolo del carnevale tempiese, ma uno dei diversi elementi del suo coloratissimo brand. Di Frisjola è noto il suo stile da inappuntabile gallinaceo; si sa che presta il suo volto a campagne di solidarietà e, quando può, fa visita ai degenti degli ospedali; va, inoltre, fiero del suo variopinto piumaggio e che è dichiaratamente astemio. Di certo, un gallo ubriaco non sarebbe un bello spettacolo, e per questa ragione, forse, l’allegro pennuto è diventato anche uno dei volti della campagna anti-alcol indirizzata in particolare ai più giovani. Ma chi è esattamente Frisjola? È davvero il gallo che dice di essere? E chi si cela sotto la maschera? A rispondere alle domande è proprio Frisjola, che dichiara di poter dire quasi tutto, non potendo però dare quelle risposte che farebbero fin troppo facilmente indovinare la sua vera identità. «E questo - dichiara - perché altrimenti si creerebbe confusione». Di Frijola si sa che ama il calcio e i videogiochi; gli piace scherzare e studiare. Chi lo conosce (ma chi lo conosce in realtà?) sostiene che non disdegnerebbe durante le parate del carnevale la compagnia al suo fianco di qualche bella e gioviale gallinella, una lady Frisjola per le occasioni importanti. Ma anche se così fosse, farebbe di tutto per mantenere alti gli standard della sua professionalità. Sa di essere, a suo modo, un divo. «Quando mi hanno chiesto un autografo, ho provato a esaudire la richiesta, ma la penna, che non era una delle mie, non è stata gradita». La notorietà può essere anche un peso, comporta obblighi e una certa etichetta. «Capita di incontrare qualche ubriaco un po’ molesto, come quello che una volta mi colpì accidentalmente alla cresta». Ci sono, per fortuna, i momenti in cui anche un gallo può sentirsi gratificato per quello che fa. «Mi accade quando sto con i bambini e, per posare con loro in una foto ricordo, li prendo in braccio». La giornata di Frisjola è fatta di riti, e uno di questi è il momento in cui deve indossare gli abiti di scena. «Non c’è niente di più complicato della vestizione - confessa - perché questo è il momento più faticoso della giornata, più delle due ore medie di parata. Inizio con le calze, quindi il busto e, alla fine, la testa». (g.pu.)
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