Finto consulente restituisce i soldi
di Tiziana Simula
Gianni Derosas ha risarcito la vittima del raggiro. Il giudice: reato estinto per remissione di querela
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OLBIA. Ha restituito alla vittima della truffa fino all’ultimo centesimo: 23mila euro la somma contestata nel capo d’imputazione formulato dalla Procura di Tempio e che Gianni Derosas, 55enne olbiese, pseudo consulente-mediatore arrestato dalla Guardia di finanza lo scorso ottobre, ha restituito all’imprenditore olbiese che aveva truffato. Risarcito il danno, la vittima, assistita dall’avvocato Antonello Desini, ha ritirato la querela. La vicenda giudiziaria che aveva travolto il falso consulente, arrestato in flagranza mentre incassava dalle mani del cliente 2500 euro nel cortile dell’Agenzia delle entrate, si è conclusa ieri davanti al giudice Camilla Tesi. Che, acquisita la remissione di querela da parte della persona offesa, ha emesso sentenza di “non doversi procedere per estinzione del reato per remissione di querela”. Derosas, difeso dagli avvocati Guido Da Tome e Marianna Carta, ha quindi saldato il suo debito con la giustizia e col cliente raggirato.
Contro di lui sono state presentate, qualche mese fa, alla guardia di finanza di Olbia, altre due denunce per truffa da altrettanti imprenditori galluresi. Gli ispettori delle fiamme gialle hanno svolto le indagini e depositato il fascicolo in Procura. Al momento, comunque, non risulta ancora alcuna contestazione formale a suo carico, come rimarcano i suoi difensori.
L’arresto di Gianni Derosas, il 15 ottobre scorso, aveva destato grande clamore e sorpresa in città, dove è persona molto nota. Era accusato di aver intascato ingenti somme di denaro dall’imprenditore raggirato per effettuare versamenti d’imposta mai avvenuti e con la promessa di intercedere con i funzionari dell’Agenzia delle entrate al fine di evitare pesanti sanzioni tributarie.
I finanzieri, al comando del capitano Carlo Lazzari, dopo mesi di indagini serrate, lo avevano sorpreso mentre riceveva dal cliente una busta con 2500 euro in contanti. Una prima tranche dei 5000 euro che il consulente chiedeva complessivamente all’imprenditore. Era stato quindi arrestato in flagranza di reato e nel suo portafogli i militari avevano trovato altri 5000 euro, sempre in contanti. L’accusa iniziale era stata di estorsione, successivamente derubricata in truffa aggravata.
Per quella vicenda Derosas aveva chiesto fin da subito di poter risarcire il danno all’imprenditore truffato, impegnandosi a restituire la somma illecitamente sottratta, 23mila euro la cifra riportata nel capo d’imputazione. Il gip Camilla Tesi aveva quindi revocato la misura cautelare del divieto di dimora a Olbia che era scattata dopo la revoca degli arresti domiciliari.
Contro di lui sono state presentate, qualche mese fa, alla guardia di finanza di Olbia, altre due denunce per truffa da altrettanti imprenditori galluresi. Gli ispettori delle fiamme gialle hanno svolto le indagini e depositato il fascicolo in Procura. Al momento, comunque, non risulta ancora alcuna contestazione formale a suo carico, come rimarcano i suoi difensori.
L’arresto di Gianni Derosas, il 15 ottobre scorso, aveva destato grande clamore e sorpresa in città, dove è persona molto nota. Era accusato di aver intascato ingenti somme di denaro dall’imprenditore raggirato per effettuare versamenti d’imposta mai avvenuti e con la promessa di intercedere con i funzionari dell’Agenzia delle entrate al fine di evitare pesanti sanzioni tributarie.
I finanzieri, al comando del capitano Carlo Lazzari, dopo mesi di indagini serrate, lo avevano sorpreso mentre riceveva dal cliente una busta con 2500 euro in contanti. Una prima tranche dei 5000 euro che il consulente chiedeva complessivamente all’imprenditore. Era stato quindi arrestato in flagranza di reato e nel suo portafogli i militari avevano trovato altri 5000 euro, sempre in contanti. L’accusa iniziale era stata di estorsione, successivamente derubricata in truffa aggravata.
Per quella vicenda Derosas aveva chiesto fin da subito di poter risarcire il danno all’imprenditore truffato, impegnandosi a restituire la somma illecitamente sottratta, 23mila euro la cifra riportata nel capo d’imputazione. Il gip Camilla Tesi aveva quindi revocato la misura cautelare del divieto di dimora a Olbia che era scattata dopo la revoca degli arresti domiciliari.
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