La Nuova Sardegna

Olbia

Gli edicolanti in trincea nella città deserta

di Paolo Ardovino
Gli edicolanti in trincea nella città deserta

Come farmacie e negozi di generi alimentari restano aperte ogni giorno per vendere i giornali

3 MINUTI DI LETTURA





OLBIA. Le notizie passano da loro, nel vero senso della parola. E in queste mattine, mentre attorno ci sono solo saracinesche abbassate e ingressi sbarrati, continuano col loro lavoro. Sveglia presto, pile di riviste e giornali caldi di stampa da sistemare, nuove notizie da distribuire in città. Le edicole stanno lì, “sul campo” come si direbbe, e di fatto è concretamente da lì che escono le news utili ai cittadini, mai come in questo momento luoghi fondamentali, al pari di farmacie, parafarmacie e supermercati.

Sorriso dolce, voce delicata, Gabriella Occhioni non fa drammi: «La vendita è calata però era prevedibile». Guanti azzurri alle mani («ma li uso da sempre»), si affaccia dalla sua edicola di viale Aldo Moro. Forse dal 1979, anno in cui l’attività è nata, questo è un periodo unico e mai vissuto prima. Tra gli umori e i commenti della gente, «in generale si è un po’ stanchi di dover vivere questa situazione». Parla intervallata dai clienti, che uno a uno, immancabile mascherina sul volto, aspettano a distanza il proprio turno con le monete già contate in mano e poi vanno via col giornale sotto braccio. «C’è anche chi fa scorta di riviste, per portarle a casa dalle persone anziane, per leggere altro e svagarsi». «Va male»: ribatte Antonello Erbì, che si scosta leggermente la mascherina per parlare meglio, «Purtroppo, ci sono tanti resi. Lavoro molto con i bar, ne rifornisco una trentina, e da quando sono chiusi è normale che, se arriva lo stesso numero di copie, molte le debba restituire». L’edicola Studio 2 è un punto di riferimento per la zona, lì a fianco alle case popolari di via Roma e alla rotatoria prima del ponte di ferro dal 2006. «Le persone comprano per lo più i quotidiani regionali per informarsi su cosa succede attorno – spiega Antonello, che per quarant’anni ha lavorato nella torre di controllo dell’aeroporto –. Gli inserti no, non li vuole nessuno, tanto quelli dei grandi giornali quanto di quelli sportivi, con la situazione attuale non hanno molto senso». Lamenta: «Ieri pomeriggio sono entrate solo tre persone, due per ricariche telefoniche e una per bustine di figurine, penso che domani aprirò solo di mattina». Per Antonio Deiana la situazione è inversa: «Ora qualcuno viene a comprare qui i giornali che abitualmente trovava gratuiti sui tavoli dei bar, e questa è una cosa positiva, che vorrei continuasse anche dopo l’emergenza». La sua edicola di Poltu Cuadu, nata col padre dall’81 e che nel ’92 ha ereditato, si trova accanto al Jazz Hotel e al Globo, centro nevralgico del via-vai da e per l'aeroporto. «Però sì, il calo c’è, mi chiedo come faremo a pagare la distribuzione come sempre fatto». Stakanovista delle vendite, «rimango aperto 14 ore al giorno» e abituato ad aver a che fare con riviste, giornali, libri – già si affollano sul bancone i vademecum e i manuali sul coronavirus – e gadget, Antonio Deiana ora deve far fronte a nuove richieste. «Mi chiedono dove poter recuperare mascherine, cerco di dare qualche consiglio giusto. Offro salviette igienizzanti, mi son fatto stampare qualche modulo di autocertificazione e li distribuisco a chi non li ha». «Mi dispiace – chiosa – non poter accontentare molti clienti anziani che non escono di casa e di cui non ho l’indirizzo, avrei portato loro i giornali anche a casa».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative