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Olbia

Olbia, centro trasfusionale ancora chiuso: pazienti nel limbo

Serena Lullia
Olbia, centro trasfusionale ancora chiuso: pazienti nel limbo

La paura e lo sconforto di chi ha bisogno di sangue espresso con efficacia in un post su Facebook da una talassemica

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OLBIA. Il Centro trasfusionale del Giovanni Paolo II resta chiuso. E i pazienti che hanno bisogno di una trasfusione restano in un limbo che assume sempre di più la forma di un girone infernale. La struttura sanitaria era stata chiusa il 20 marzo in attesa di conoscere il risultato dei tamponi eseguiti sul personale, dopo l'ultimo contagio di Covid-19. Garantita l'attività d'urgenza.

Già ieri notte i pazienti che sarebbero dovuti andare al Centro sono stati avvisati che sarebbe rimasto chiuso anche oggi, 23 marzo. I locali devono essere sottoposto a una nuova sanificazione. Una situazione che crea angoscia in tutte le persone che per vivere hanno bisogno di ricevere il sangue.

Lorella Marongiu è una giovane talassemica. Con un post straziacuore ha raccontato su Facebook l'angoscia di chi come lei considera il Centro trasfusionale casa. La paura di entrare in un luogo che non le da più la sicurezza di prima. Il terrore di non poter ricevere l'unica terapia che le può salvare la sua vita.

"Una casa che questi giorni fatico a riconoscere, una casa che trema e che non è più così tanto sicura. Mi si stringe il cuore a entrarci e vedere la mia famiglia con addosso quelle mascherine e quei guanti che creano distacco e che purtroppo non servono nemmeno a proteggerci davvero. Sono andata lì appena 5 giorni fa e non ricordo di aver mai fatto un viaggio tanto agitato, tanto pensieroso, tanto pieno di paure. Paura di non riconoscere nulla, neppure me stessa. Paura di dover aver paura della mia stessa famiglia e dei miei stessi "compagni di viaggio" che avrei ritrovato la dentro o che loro si trovassero a temere me.

"Ora casa mia è chiusa _ prosegue _, noi tutti in silenzio aspettiamo risposte, i medici lottano senza le protezioni adeguate e scappano i contagi e i reparti vengono chiusi per ripristinare la sicurezza E intanto il nostro mondo si ferma, e non ve lo so raccontare stavolta cosa si prova quando ad essere in bilico è una terapia che ti tiene salva la vita Cosa si prova a dover mantenere la calma e la lucidità e a non potersi permettere che dentro cresca la paura o che arrivi l'ansia".

"È da quando ho memoria  _ conclude _che ogni giorno, a ogni viaggio, a ogni terapia, a ogni crisi delle donazioni di sangue, a ogni visita decisiva, a ogni farmaco che si aggiunge, a ogni sguardo preoccupato di mio padre, a ogni abbraccio di mia madre, a ogni amica che cerco di non coinvolgere, vado avanti a dire a me stessa e a tutti: "andrà tutto bene" e oggi, più che mai e nonostante tutto, lo dico a tutti voi che forse siete meno abituati di noi ad affrontare le emergenze: ANDRÀ TUTTO BENE".

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