Minorenni adescate chattando sui social due olbiesi a giudizio
di Tiziana Simula
Sequestrato un pc con 18 foto di ragazzine in pose erotiche Due adolescenti convinte a compiere atti sessuali “virtuali”
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OLBIA. Le adescavano in chat, chiacchieravano un po’ con loro e poi cominciavano con gli apprezzamenti, le lusinghe, gli inviti a incontrarsi. Tecniche di manipolazione psicologica con le quali riuscivano a vincere le resistenze delle giovanissime vittime, tutte minorenni, fino a ottenere la loro fiducia, tanto da convincerle a parlare di sesso, a compiere atti sessuali virtuali e ad inviare loro foto erotiche.
L’inchiesta della Dda di Cagliari, competente per i reati di pedofilia e pedopornografia, si è conclusa. E due giovani olbiesi, uno di 25 anni e l’altro di 27 anni, dovranno ora comparire in tribunale, a Tempio, per il processo. La Procura di Cagliari – l’inchiesta è stata coordinata dal pubblico ministero Nicoletta Mari – ha chiesto per loro il giudizio immediato. L’udienza si terrà a maggio davanti al giudice monocratico Marcella Pinna.
Al 25enne, difeso dall’avvocato Cristina Cherchi, vengono contestati i reati di detenzione di materiale pornografico e di adescamento di due minori, una di 14 e l’altra di 16 anni; al 27enne, assistito dall’avvocato Guido Da Tome, l’adescamento della 14enne.
Le indagini sono state condotte dalla polizia postale. Nella memoria del computer sequestrato al 25enne, gli investigatori hanno trovato 18 fotografie che ritraevano ragazzine (tra i 13 e i 16 anni) in posizioni erotiche. Ad una di loro, la 16enne, parte offesa nel processo penale insieme alla 14enne, aveva chiesto insistentemente la fotografia della sue parti intime. E dopo averla convinta, la giovanissima vittima, gliel’aveva inviata.
I fatti risalgono al 2014. L’adescamento delle adolescenti da parte dei due olbiesi avveniva tramite Facebook, come ricostruito dalla polizia postale che ha sequestrato il materiale contenente le conversazioni. Lì avveniva il contatto. Si presentavano e cominciavano a chattare e a conversare con loro. Poi, scattava quello che tecnicamente viene chiamato “grooming”, ovvero l’adescamento di un minore in internet tramite tecniche di manipolazione psicologica volte a superarne le resistenze e a ottenerne la fiducia per abusarne sessualmente. Secondo le accuse contenute nel capo d’imputazione, i due olbiesi avrebbero messo in atto la loro opera di convincimento, attraverso apprezzamenti e continue lusinghe, riuscendo a far compiere alle due ragazzine atti sessuali e a farsi inviare foto erotiche.
L’inchiesta della Dda di Cagliari, competente per i reati di pedofilia e pedopornografia, si è conclusa. E due giovani olbiesi, uno di 25 anni e l’altro di 27 anni, dovranno ora comparire in tribunale, a Tempio, per il processo. La Procura di Cagliari – l’inchiesta è stata coordinata dal pubblico ministero Nicoletta Mari – ha chiesto per loro il giudizio immediato. L’udienza si terrà a maggio davanti al giudice monocratico Marcella Pinna.
Al 25enne, difeso dall’avvocato Cristina Cherchi, vengono contestati i reati di detenzione di materiale pornografico e di adescamento di due minori, una di 14 e l’altra di 16 anni; al 27enne, assistito dall’avvocato Guido Da Tome, l’adescamento della 14enne.
Le indagini sono state condotte dalla polizia postale. Nella memoria del computer sequestrato al 25enne, gli investigatori hanno trovato 18 fotografie che ritraevano ragazzine (tra i 13 e i 16 anni) in posizioni erotiche. Ad una di loro, la 16enne, parte offesa nel processo penale insieme alla 14enne, aveva chiesto insistentemente la fotografia della sue parti intime. E dopo averla convinta, la giovanissima vittima, gliel’aveva inviata.
I fatti risalgono al 2014. L’adescamento delle adolescenti da parte dei due olbiesi avveniva tramite Facebook, come ricostruito dalla polizia postale che ha sequestrato il materiale contenente le conversazioni. Lì avveniva il contatto. Si presentavano e cominciavano a chattare e a conversare con loro. Poi, scattava quello che tecnicamente viene chiamato “grooming”, ovvero l’adescamento di un minore in internet tramite tecniche di manipolazione psicologica volte a superarne le resistenze e a ottenerne la fiducia per abusarne sessualmente. Secondo le accuse contenute nel capo d’imputazione, i due olbiesi avrebbero messo in atto la loro opera di convincimento, attraverso apprezzamenti e continue lusinghe, riuscendo a far compiere alle due ragazzine atti sessuali e a farsi inviare foto erotiche.
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