La Nuova Sardegna

Olbia

Niente guanti e mascherine allarme contagio in carcere

di Tiziana Simula
Niente guanti e mascherine allarme contagio in carcere

La garante Edy Baldino: «Preoccupa l’assenza delle dotazioni di protezione» Già attivati dalla direzione i colloqui via Skype tra i detenuti e i loro familiari

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TEMPIO. Più telefonate con i propri familiari e via libera ai colloqui tramite skype. Così nella Casa di reclusione di Nuchis si combattono i rischi di una possibile diffusione del Covid-19. I 160 detenuti stanno dando prova di responsabilità e consapevolezza, accettando le restrizioni dovute all’emergenza sanitaria che ha portato a sospendere i colloqui con i propri familiari. Resta, però, forte la preoccupazione del rischio di contagio: i detenuti sono completamente privi di dispositivi di protezione. Niente mascherine e guanti. Nonostante la direttrice del carcere Elisa Milanesi abbia ripetutamente richiesto la fornitura per detenuti e operatori, a oggi il materiale non è arrivato.

«La situazione all’interno della casa circondariale di Nuchis è abbastanza tranquilla – commenta la garante dei diritti dei detenuti Edy Baldino –. I detenuti hanno accettato in maniera equilibrata le restrizioni dovute all’emergenza sanitaria. La direzione si è attivata per aumentare il numero delle telefonate con i familiari e consentire i collegamenti via skype. Il problema più drammatico è la carenza assoluta per i detenuti di dispositivi di protezione e la ovvia impossibilità in carcere di attuare l'isolamento sociale. Quindi, la preoccupazione per il contagio è grande».

Edy Baldino è firmataria, insieme ai garanti territoriali del resto d’Italia, di un appello inviato al presidente della Repubblica, ai presidenti delle regioni e ai sindaci affinché vengano adottate nell’immediato misure che comportino una effettiva riduzione della popolazione detenuta nelle carceri, potenziale serbatoio infettivo. «I primi casi di positività al virus Covid-19 registrati in alcuni istituti penitenziari, hanno portato l’attenzione sui rischi connessi alla sua possibile diffusione in carcere, dove le misure di prevenzione prescritte alla popolazione in libertà non possono essere rispettate in condizioni di sovraffollamento, come detto qualche giorno fa, anche da Papa Francesco», scrive nell’appello la conferenza dei garanti territoriali delle persone private della libertà.

Si sollecitano quindi interventi urgenti e incisivi finalizzati alla riduzione della popolazione detenuta «che consentano la domiciliazione ai condannati prossimi alla conclusione della pena e la prevenzione e l’assistenza necessaria a quanti debbano restare in carcere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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