Fiordalisi e i suoi nemici: «Va messo in un angolo»
di Tiziana Simula
Nel dossier dell’ex procuratore le intercettazioni tra i magistrati del tribunale
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TEMPIO. «Deve smetterla di fare il gradasso»; «tutti insieme lo dobbiamo mettere all’angolo». Lo dicevano conversando tra loro il gip del tribunale di Tempio Elisabetta Carta e il collega Vincenzo Cristiano, commentando una delle inchieste condotte dall’allora procuratore Domenico Fiordalisi, quella sui sequestri per abusi edilizi negli hotel della Costa Smeralda. È solo uno degli stralci delle intercettazioni telefoniche che il magistrato ha incluso nel voluminoso dossier indirizzato alla Corte di Cassazione, chiedendo che il procedimento penale per falso a suo carico venga spostato in un altro tribunale.
L’ex procuratore di Tempio, ora consigliere in Cassazione a Roma dopo aver retto la procura gallurese per quattro anni (fino al 2017), nel suo dossier ha descritto il palazzo di giustizia come una sorta di “sistema Tempio” che intralciava il suo lavoro, con magistrati che gli mettevano sistematicamente i bastoni tra le ruote. Lo fa ripercorrendo episodi documentati da atti, informative della polizia giudiziaria e stralci di intercettazioni, attraverso i quali scrive praticamente la sua difesa, con l’obiettivo di dimostrare e di convincere i giudici della Cassazione che nel tribunale di Tempio non ci potrebbe mai essere un giudizio equilibrato e sereno nei suoi confronti. In una trentina di pagine, infatti, viene raccontato il “tribunale secondo Fiordalisi”: aule giudiziarie dove regnava e regna ancora un clima ostile verso il suo operato dopo che lui stesso aveva denunciato alcuni magistrati. Giudici che “facevano muro” contro di lui, con intreccio di rapporti, anche oltre gli uffici tempiesi, che ostacolavano il suo lavoro. Per supportare la sua tesi, Fiordalisi cita informative della polizia giudiziaria e stralci di intercettazioni del 2016 che svelerebbero la deliberata volontà di contrastarlo. «Deve smetterla di fare il gradasso»; «tutti insieme lo dobbiamo mettere all’angolo», è una delle tanti frasi pronunciate dai giudici Elisabetta Carta e Vincenzo Cristiano. I due facevano riferimento anche al loro legame col procuratore Andrea Garau (ora a Ferrara ma in quegli anni a Nuoro), che a loro avrebbe detto che «non bisognava sottostare» a Fiordalisi. Che si doveva «tutti insieme fare muro». Nel dossier Fiordalisi ricorda che persino il procedimento penale per falso nei suoi confronti è stato gestito proprio da Andrea Garau. Rimarca cioè che l’indagine penale era stata avviata in un clima esasperato e da colui che aveva invitato i colleghi a fare muro contro di lui. Ciò accadeva peraltro in concomitanza con la chiusura delle indagini a carico dei magistrati di Tempio da parte della procura di Roma, a cui era stata trasmessa per competenza l’indagine avviata proprio da Fiordalisi sulla presunta turbativa d’asta per la vendita della villa dell’imprenditore di Arzachena Sebastiano Ragnedda. Procedimento per il quale è attualmente in corso l’udienza preliminare al tribunale di Roma nei confronti di sei magistrati, due avvocati, due cancellieri e un perito.
Fiordalisi passa così al contrattacco di quei ex colleghi diventati suoi nemici in una guerra tra magistrati che si combatte da anni nel palazzo di giustizia gallurese, più che mai tribunale dei veleni. Solleva motivi di “legittimo sospetto” per non essere processato lì dove ritornerebbe vestendo i panni dell’imputato. «Non ci sarebbero le condizioni per un giudizio equilibrato e sereno nei miei confronti», sostiene il consigliere di Cassazione. Ma i difensori di alcuni dei magistrati cui fa riferimento nel suo voluminoso dossier – a cominciare dalla presidente della Corte d’appello di Cagliari Gemma Cucca, per proseguire col giudice Elisabetta Carta e l’ex presidente del tribunale di Tempio, Francesco Mazzaroppi – ribattono sostenendo che non ci sarebbe più alcuna incompatibilità ambientale. Che quei giudici di cui lui parla non operano più a Tempio, chi ancora sospeso e chi invece trasferito.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
L’ex procuratore di Tempio, ora consigliere in Cassazione a Roma dopo aver retto la procura gallurese per quattro anni (fino al 2017), nel suo dossier ha descritto il palazzo di giustizia come una sorta di “sistema Tempio” che intralciava il suo lavoro, con magistrati che gli mettevano sistematicamente i bastoni tra le ruote. Lo fa ripercorrendo episodi documentati da atti, informative della polizia giudiziaria e stralci di intercettazioni, attraverso i quali scrive praticamente la sua difesa, con l’obiettivo di dimostrare e di convincere i giudici della Cassazione che nel tribunale di Tempio non ci potrebbe mai essere un giudizio equilibrato e sereno nei suoi confronti. In una trentina di pagine, infatti, viene raccontato il “tribunale secondo Fiordalisi”: aule giudiziarie dove regnava e regna ancora un clima ostile verso il suo operato dopo che lui stesso aveva denunciato alcuni magistrati. Giudici che “facevano muro” contro di lui, con intreccio di rapporti, anche oltre gli uffici tempiesi, che ostacolavano il suo lavoro. Per supportare la sua tesi, Fiordalisi cita informative della polizia giudiziaria e stralci di intercettazioni del 2016 che svelerebbero la deliberata volontà di contrastarlo. «Deve smetterla di fare il gradasso»; «tutti insieme lo dobbiamo mettere all’angolo», è una delle tanti frasi pronunciate dai giudici Elisabetta Carta e Vincenzo Cristiano. I due facevano riferimento anche al loro legame col procuratore Andrea Garau (ora a Ferrara ma in quegli anni a Nuoro), che a loro avrebbe detto che «non bisognava sottostare» a Fiordalisi. Che si doveva «tutti insieme fare muro». Nel dossier Fiordalisi ricorda che persino il procedimento penale per falso nei suoi confronti è stato gestito proprio da Andrea Garau. Rimarca cioè che l’indagine penale era stata avviata in un clima esasperato e da colui che aveva invitato i colleghi a fare muro contro di lui. Ciò accadeva peraltro in concomitanza con la chiusura delle indagini a carico dei magistrati di Tempio da parte della procura di Roma, a cui era stata trasmessa per competenza l’indagine avviata proprio da Fiordalisi sulla presunta turbativa d’asta per la vendita della villa dell’imprenditore di Arzachena Sebastiano Ragnedda. Procedimento per il quale è attualmente in corso l’udienza preliminare al tribunale di Roma nei confronti di sei magistrati, due avvocati, due cancellieri e un perito.
Fiordalisi passa così al contrattacco di quei ex colleghi diventati suoi nemici in una guerra tra magistrati che si combatte da anni nel palazzo di giustizia gallurese, più che mai tribunale dei veleni. Solleva motivi di “legittimo sospetto” per non essere processato lì dove ritornerebbe vestendo i panni dell’imputato. «Non ci sarebbero le condizioni per un giudizio equilibrato e sereno nei miei confronti», sostiene il consigliere di Cassazione. Ma i difensori di alcuni dei magistrati cui fa riferimento nel suo voluminoso dossier – a cominciare dalla presidente della Corte d’appello di Cagliari Gemma Cucca, per proseguire col giudice Elisabetta Carta e l’ex presidente del tribunale di Tempio, Francesco Mazzaroppi – ribattono sostenendo che non ci sarebbe più alcuna incompatibilità ambientale. Che quei giudici di cui lui parla non operano più a Tempio, chi ancora sospeso e chi invece trasferito.
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