Olbia, il dilemma dei ristoratori: «Noi, gli ultimi a ripartire»
di Dario Budroni
Gavina Braccu, presidente della Fipe, racconta le difficoltà della “fase 2”. «Cambierà tutto: la distanza sociale ridurrà i coperti e così anche gli incassi»
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OLBIA. Il futuro va costruito a piccoli passi. Questo loro lo sanno bene. Così come sono consapevoli che nulla sarà più come prima. Per il resto i ristoratori cercano di farsi largo nella giungla delle ipotesi, visto che non sanno quando potranno riaprire, come applicare le regole del distanziamento sociale e soprattutto come resistere a un presente fatto di fatturati fermi a zero. Adesso la speranza dei titolari di bar e ristoranti è quella che il Governo li inserisca almeno nella cosiddetta “fase 2”, cioè quel momento in cui il sistema economico proverà a rimettersi in moto convivendo però con il rischio di una ondata di ritorno dell’epidemia. «In ogni caso il nostro settore sarà tra gli ultimi a ripartire. E sappiamo bene che sarà impossibile tornare subito alla normalità. Si andrà per gradi. Però allo stesso tempo ci devono mettere nelle condizioni di resistere a questa devastante crisi. Altrimenti, quando sarà possibile, non tutti potranno ricominciare» dice Gavina Braccu, presidente dell’area Gallura e consigliera del direttivo nazionale di Fipe Confcommercio.
Quale riapertura. Avere i ristoranti e gli altri locali fermi, in una terra che fa dell’accoglienza il suo punto di forza, significa rischiare una macelleria sociale. E certo che le difficoltà sono destinate a durare per parecchio tempo, anche dopo le riaperture. «Cambierà tutto. Basti pensare solo alle nuove misure di distanziamento sociale – continua Gavina Braccu -. Un tavolo da quattro diventerà da due e di conseguenza avremo il 50% dei clienti in meno. Anche gli incassi, naturalmente, saranno dimezzati». Una regola, quella del distanziamento sociale, che sarà difficile da applicare nei locali più piccoli: «Per questo spero che i Comuni favoriscano l’uso del suolo pubblico per andare incontro a chi non ha abbastanza spazio al chiuso». Inoltre, il bacino dei potenziali clienti sarà ridotto poiché non si sa quando i turisti potranno tornare nell’isola.
Sostegno immediato. Il Governo e la Regione si stanno muovendo per tamponare le ferite aperte dalla crisi. «Bisogna fare più del possibile per sostenere le imprese. Altrimenti si rischia che molte attività non riusciranno a riaprire, mentre altre dovranno rinunciare a una buona parte dei dipendenti – continua Gavina Braccu -. Per adesso ci sono i famosi 600 euro, ma non sappiamo cosa farci. Speriamo che arrivino presto altri soldi. Serve un sostegno immediato. Inoltre bisognerebbe chiedere l’annullamento di molti tributi anche comunali, come quelli sulle insegne e sul suolo pubblico. Pensiamo anche alla Tari: noi non stiamo lavorando e quindi non stiamo producendo rifiuti». Alcune attività, in questo ultimo mese, sono comunque riuscite a concentrarsi sulle consegne a domicilio. «C’è chi è attrezzato e chi non lo ha mai fatto – spiega la presidente Fipe –. Per questo dovrebbero mettere tutti nelle condizioni di puntare sul delivery. Un passaggio che non è automatico perché servono particolari attrezzature e i dispositivi di sicurezza. Con le consegne a domicilio non si fanno grandi numeri, perché il fatturato è minimo, ma almeno si riuscirebbe a guadagnare qualcosa».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Quale riapertura. Avere i ristoranti e gli altri locali fermi, in una terra che fa dell’accoglienza il suo punto di forza, significa rischiare una macelleria sociale. E certo che le difficoltà sono destinate a durare per parecchio tempo, anche dopo le riaperture. «Cambierà tutto. Basti pensare solo alle nuove misure di distanziamento sociale – continua Gavina Braccu -. Un tavolo da quattro diventerà da due e di conseguenza avremo il 50% dei clienti in meno. Anche gli incassi, naturalmente, saranno dimezzati». Una regola, quella del distanziamento sociale, che sarà difficile da applicare nei locali più piccoli: «Per questo spero che i Comuni favoriscano l’uso del suolo pubblico per andare incontro a chi non ha abbastanza spazio al chiuso». Inoltre, il bacino dei potenziali clienti sarà ridotto poiché non si sa quando i turisti potranno tornare nell’isola.
Sostegno immediato. Il Governo e la Regione si stanno muovendo per tamponare le ferite aperte dalla crisi. «Bisogna fare più del possibile per sostenere le imprese. Altrimenti si rischia che molte attività non riusciranno a riaprire, mentre altre dovranno rinunciare a una buona parte dei dipendenti – continua Gavina Braccu -. Per adesso ci sono i famosi 600 euro, ma non sappiamo cosa farci. Speriamo che arrivino presto altri soldi. Serve un sostegno immediato. Inoltre bisognerebbe chiedere l’annullamento di molti tributi anche comunali, come quelli sulle insegne e sul suolo pubblico. Pensiamo anche alla Tari: noi non stiamo lavorando e quindi non stiamo producendo rifiuti». Alcune attività, in questo ultimo mese, sono comunque riuscite a concentrarsi sulle consegne a domicilio. «C’è chi è attrezzato e chi non lo ha mai fatto – spiega la presidente Fipe –. Per questo dovrebbero mettere tutti nelle condizioni di puntare sul delivery. Un passaggio che non è automatico perché servono particolari attrezzature e i dispositivi di sicurezza. Con le consegne a domicilio non si fanno grandi numeri, perché il fatturato è minimo, ma almeno si riuscirebbe a guadagnare qualcosa».
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