Olbia, foto hard su Instagram: denunciato l’adescatore
di Marco Bittau
L’inchiesta del commissariato di polizia avviata dalla denuncia di una mamma. Le vittime sono ragazzine adolescenti, gli investigatori sulle tracce di una rete
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OLBIA. Adescava ragazzine adolescenti su Instagram e fingendosi loro coetaneo, le induceva a fotografarsi seminude. Non c’è coronavirus che tenga lontano gli irriducibili della pedopornografia su Internet. In questo caso, l’uomo – un olbiese di 30 anni – è stato individuato dalla polizia ed è stato denunciato a piede libero per il possesso e la divulgazione di materiale pedopornografico. Forse l’uomo – a questa ipotesi inquietante stanno lavorando gli investigatori – è legato a una rete di pedopornografi che agisce in tutto il territorio nazionale.
L’inchiesta. Nonostante il problematico scenario nazionale conseguente all’emergenza sanitaria, prosegue l’attività della polizia di Stato che in Gallura ha concluso una complessa attività investigativa che ha portato alla denuncia di un 30enne accusato di pedopornografico. A seguito dell’attività svolta dal personale del commissariato di polizia di Olbia (guidato dal dirigente vice questore Fabio Scanu) in collaborazione con la polizia postale di Cagliari e la sezione della polizia postale di Sassari, è emerso che l’uomo adescava ragazzine adolescenti su Instagram e fingendosi loro coetaneo, le induceva a fotografarsi seminude. A far scattare l'indagine è stata la segnalazione della madre di una 14enne olbiese che da tempo veniva subissata di messaggi osé provenienti dal profilo Instagram dell’uomo. Fin dalle primissime fasi dell’inchiesta la polizia ha accertato che nella trappola del 30enne erano cadute anche una decina di altre ragazze, amiche e coetanee della giovane, una all’insaputa dell’altra. Una vera e propria rete diffusa e sviluppata attraverso uno dei social network più diffusi tra i giovani.
Le perquisizioni. L’uomo è stato individuato a seguito di sofisticate indagini tecniche effettuate dagli investigatori del commissariato di polizia di Olbi. Indagini che hanno interessanto diverse Procure della Repubblica. Sono state infatti eseguite, in varie località della penisola, perquisizioni domiciliari e anche informatiche in esito alle quali è stato possibile riscontrare come l’uomo aveva nelle sue disponibilità migliaia di immagini pedopornografiche ritraenti soggetti anche in tenera età. Ancora oggi le indagini della polizia proseguono col massimo riserbo anche perché, in considerazione dell’elevatissimo numero dei file sequestrati, non si esclude l’appartenenza del soggetto a una vera e propria rete organizzata di pedofili.
Un secondo caso. Quello del 30enne denunciato nei giorni scorsi a piede libero dalla polizia non è un caso isolato. Sempre in Gallura, infatti, e sempre a seguito di una segnalazione da parte di presunte vittime dell’adescamento, gli agenti del commissariato di pubblica sicurezza di Olbia hanno provveduto a segnalare all’autorità giudiziaria un altro uomo – questa volta si tratta di un 50enne di Olbia – resosi responsabile di adescamento di minore a scopo sessuale. L’indagine condotta dal commissariato di Olbia, in concerto con la Procura della Repubblica del tribunale di Tempio, ha permesso agli investigatori, a seguito di una perquisizione domiciliare, di sequestrare diversi supporti informatici (pc e memorie) di contenuto pedopornografico. È la prova ulteriore di un’attività criminale piuttosto diffusa e probabilmente organizzata in forma di rete su un territorio molto vasto. Gli agenti ci stanno lavorando e l’operazione dei giorni scorsi potrebbe essere soltanto la classica punta dell’iceberg.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
L’inchiesta. Nonostante il problematico scenario nazionale conseguente all’emergenza sanitaria, prosegue l’attività della polizia di Stato che in Gallura ha concluso una complessa attività investigativa che ha portato alla denuncia di un 30enne accusato di pedopornografico. A seguito dell’attività svolta dal personale del commissariato di polizia di Olbia (guidato dal dirigente vice questore Fabio Scanu) in collaborazione con la polizia postale di Cagliari e la sezione della polizia postale di Sassari, è emerso che l’uomo adescava ragazzine adolescenti su Instagram e fingendosi loro coetaneo, le induceva a fotografarsi seminude. A far scattare l'indagine è stata la segnalazione della madre di una 14enne olbiese che da tempo veniva subissata di messaggi osé provenienti dal profilo Instagram dell’uomo. Fin dalle primissime fasi dell’inchiesta la polizia ha accertato che nella trappola del 30enne erano cadute anche una decina di altre ragazze, amiche e coetanee della giovane, una all’insaputa dell’altra. Una vera e propria rete diffusa e sviluppata attraverso uno dei social network più diffusi tra i giovani.
Le perquisizioni. L’uomo è stato individuato a seguito di sofisticate indagini tecniche effettuate dagli investigatori del commissariato di polizia di Olbi. Indagini che hanno interessanto diverse Procure della Repubblica. Sono state infatti eseguite, in varie località della penisola, perquisizioni domiciliari e anche informatiche in esito alle quali è stato possibile riscontrare come l’uomo aveva nelle sue disponibilità migliaia di immagini pedopornografiche ritraenti soggetti anche in tenera età. Ancora oggi le indagini della polizia proseguono col massimo riserbo anche perché, in considerazione dell’elevatissimo numero dei file sequestrati, non si esclude l’appartenenza del soggetto a una vera e propria rete organizzata di pedofili.
Un secondo caso. Quello del 30enne denunciato nei giorni scorsi a piede libero dalla polizia non è un caso isolato. Sempre in Gallura, infatti, e sempre a seguito di una segnalazione da parte di presunte vittime dell’adescamento, gli agenti del commissariato di pubblica sicurezza di Olbia hanno provveduto a segnalare all’autorità giudiziaria un altro uomo – questa volta si tratta di un 50enne di Olbia – resosi responsabile di adescamento di minore a scopo sessuale. L’indagine condotta dal commissariato di Olbia, in concerto con la Procura della Repubblica del tribunale di Tempio, ha permesso agli investigatori, a seguito di una perquisizione domiciliare, di sequestrare diversi supporti informatici (pc e memorie) di contenuto pedopornografico. È la prova ulteriore di un’attività criminale piuttosto diffusa e probabilmente organizzata in forma di rete su un territorio molto vasto. Gli agenti ci stanno lavorando e l’operazione dei giorni scorsi potrebbe essere soltanto la classica punta dell’iceberg.
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