La Nuova Sardegna

Olbia

«Gli atti di Perugia essenziali per il caso aste»

di Tiziana Simula
«Gli atti di Perugia essenziali per il caso aste»

Il difensore del giudice Carta chiede di acquisire le conversazioni tra Palamara, Fava e Fiordalisi

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TEMPIO. La Procura di Perugia (competente per i reati commessi da magistrati nel distretto di Roma), ha rigettato l’istanza presentata dal difensore del giudice Elisabetta Carta, imputata insieme ad altre dieci persone nel procedimento in fase di udienza preliminare davanti al gup di Roma Nicolò Marino, per la presunta turbativa d’asta per la vendita di villa Ragnedda. L’avvocato Ivano Iai, il 26 giugno 2019, aveva chiesto di poter acquisire le intercettazioni e i tabulati telefonici relativi alle conversazioni tra il pm della Procura di Roma Stefano Rocco Fava, oggi a Latina ma originario titolare dei fascicoli sul caso aste e il collega Luca Palamara, che all’epoca dei fatti era membro del Csm e componente della sezione disciplinare che giudicò, tra l’altro, la Carta. Entrambi sono indagati nell’ambito di un procedimento penale coordinato dalla stessa Procura di Perugia. Qualche giorno fa, è arrivato il no del procuratore Giuseppe Petrazzini all’acquisizione del materiale. Ma l’avvocato Iai insiste. E ha riproposto una nuova istanza chiedendo, questa volta, copia di tutti gli atti (non solo intercettazioni e tabulati) del procedimento perugino nei confronti di Fava e Palamara che si riferiscano, a vario titolo, al processo romano sulle aste, ritenendo che ci possano essere conversazioni tra i due magistrati e l’allora procuratore di Tempio, Domenico Fiordalisi (che diede il via all’inchiesta) da cui potrebbero emergere elementi importanti per la difesa della sua assistita. «La documentazione raccolta dalla Procura di Perugia è assolutamente rilevante per lo svolgimento della difesa della Carta poiché riguarda rapporti tra soggetti che si sono occupati, in un contesto davvero ambiguo, del magistrato e del procedimento penale che la coinvolge – spiega Iai – Dal contenuto degli atti potrebbero emergere elementi fondamentali sulla genesi, l’evoluzione e lo svolgimento del procedimento tempiese, poi trasferito a Roma. Materiale decisivo per la ricostruzione dei fatti». La nuova istanza che fa leva sul fatto che «analoga richiesta, con particolare riferimento alle intercettazioni, sarebbe stata presentata da Fiordalisi alla Procura di Roma e autorizzata da Fava a fini difensivi. Gli stessi argomenti che hanno determinato il pm a riconoscere l’accesso agli atti del processo romano – rimarca Iai – debbono valere, a maggior ragione, per le conversazioni che Palamara, Fava e Fiordalisi hanno intrattenuto sulle vicende giudiziarie che coinvolgono i magistrati del tribunale di Tempio sotto processo a Roma. Da quegli atti potrebbe emergere, per esempio, il motivo per il quale la Carta venne iscritta nel registro e indagata da Fava senza l’indicazione di alcun titolo di reato e nel contesto di un procedimento rispetto al quale non c’è alcuna connessione, motivo per cui il gup Marini ha escluso le costituzioni di parte civile nei suoi confronti».

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