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Olbia

Coronavirus, 70 imprenditrici balneari di Olbia: «Così cancellate il futuro per i nostri figli»

Coronavirus, 70 imprenditrici balneari di Olbia: «Così cancellate il futuro per i nostri figli»

Concessioni balneari in rivolta: lettera aperta ai sindaci anti-proroga

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OLBIA. Settanta donne, imprenditrici oppure mogli, compagne e figlie di imprenditori balneari scendono in campo con passione per difendere il loro lavoro e far sentire anche la loro voce. Dalla Gallura e da tutta la Sardegna hanno scritto una lettera aperta rivolta ai sindaci che non vogliono prorogare la durata del termine delle concessioni balneari al 2033 sancita da una legge nazionale del 2018. La prima firmataria è Annalisa Ricauda Aimonino del chiosco-bar “Lacala Calà” di Porto Pollo, a Palau, seguono altre 69 sottoscrizioni. Il primo dei sindaci anti -proroga, invece, è proprio quello di Olbia, Settimo Nizzi.

«È con vera preoccupazione – scrivono – che abbiamo letto l’articolo pubblicato sulla Nuova Sardegna, nel quale con rinnovata forza alcuni sindaci sardi dicono di non voler applicare l’estensione della durata del termine delle concessioni demaniali al 2033. Mi è venuto spontaneo scrivere una lettera perché sinceramente non capisco, oggi, questa ostinazione. In passato sappiamo bene che qualcuno si è fatto paladino di principi comunitari che sarebbero stati sovraordinati rispetto a quelli nazionali e regionali difendendoli a spada tratta contro le ragioni, non solo di una categoria che conta più di 900 aziende e che ha ben diritto di difenderle, ma anche contro agli esponenti nazionali del proprio partito e dei loro partner politici».

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«Oggi – continua la lettera aperta – scriviamo perché da donne e imprenditrici probabilmente abbiamo una visione diversa e sentiamo la necessità di esprimerla. In una situazione come quella attuale le nostre preoccupazioni sono rivolte alla salute dei nostri figli, dei nostri mariti e compagni, dei nostri genitori, dei nostri amici e dei nostri cari. Ma non nascondo che sono rivolte anche a una crisi economica mai vista prima, che colpisce le nostre famiglie ma anche quelle dei nostri dipendenti, che ci ferisce al cuore perché non ci dà una prospettiva, non ci permette di fare programmazione, non ci dà un futuro». «Non c’è un giorno e una notte che non passiamo a pensare a soluzioni per poter riaprire in sicurezza le nostre attività – continuano – che probabilmente quest’anno saranno in perdita, per dare comunque un servizio a chi vuole venire in vacanza nella nostra isola, per garantire un lavoro ai nostri dipendenti, per far ripartire una filiera interrotta perché siamo convinte che sia necessario, oggi più che mai, stringere i denti e guardare oltre. Perché è vero che il demanio è un bene pubblico ma gli investimenti che sono stati fatti, anche per dare un servizio pubblico appunto, sono privati, effettuati con mutui e prestiti. Gli stessi a cui non possiamo accedere ora perché non possiamo contare su una continuità aziendale».

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«Perché – ancora la lettera – dovremmo utilizzare risorse economiche, intellettuali e fisiche per poi chiudere i battenti delle nostre attività subito dopo? Perché c’è chi non vede che dietro ogni azienda ci sono donne, mogli, madri, figlie che da sole o insieme ai familiari cercano dignitosamente di vivere della propria attività? Perché in una situazione grave come quella attuale, dove anche chi a livello europeo prima era scettico a mettere in campo la solidarietà tra paesi ed ora si è convinto che è necessaria per la sopravvivenza di tutti, c’è ancora chi ha una visione tragicamente diversa e ci vuole condannare a morte? Perché la non applicazione della proroga sancirebbe oggi una condanna a morte. Voi sindaci state sottraendo a noi e ai nostri figli il futuro e la speranza. Nella vita si possono avere opinioni diverse, si può sbagliare ed essere recidivi ma non si può non pensare a quali siano le conseguenze delle proprie scelte, a maggior ragione in un momento come questo». «Il Covid-19 – si chiude la lettera aperta – ha cambiato il mondo, ha cambiato noi, i nostri rapporti interpersonali, la nostra quotidianità, i nostri pensieri, il nostro cuore. Speriamo, quindi, che anche voi possiate cambiare la vostra visione delle cose».
 

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