IL COMMENTO - Olbia, il consiglio comunale non è un ring
OLBIA. Bisognerebbe scolpirlo sullo statuto come fosse pietra: il consiglio comunale non è un ring dove vince chi colpisce più duro. E non è neppure un bar all’orario di chiusura quando ogni discussione finisce in zuffa tra bulli e il confronto civile arretra lasciando campo aperto all’insulto e alla prevaricazione.
Per questo la seduta di mercoledì 29 aprile andrebbe sottolineata in rosso tra le pagine più tristi del consiglio comunale di Olbia. I cittadini collegati in streaming da casa, loro malgrado, hanno assistito a un film dell’orrore, culminato con una consigliera comunale – che nella vita svolge l’attività meritoria di guidare un centro antiviolenza – apostrofata volgarmente da una collega, una giovane donna che il giorno dopo si è scusata. Bene le scuse che appartengono alla “sfera privata della buona educazione”, ma il dato politico resta con tutta la sua gravità.
Cioè una classe di amministratori pubblici che troppo spesso e in fretta esaurisce gli argomenti utili per cedere il fianco a una becera deriva da stadio. E se fosse stata una partita di calcio, appunto, l’arbitro avrebbe dovuto fischiare la fine prima del tempo. - @marco bittau
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