La Nuova Sardegna

Olbia

il 1° maggio 

La Pastorale diocesana: «La dignità del lavoro in un mondo migliore»

OLBIA. L’Ufficio diocesano della Pastorale sociale e del lavoro interpreta e riflette sul senso del 1° maggio al tempo del coronavirus. «Il 1° maggio è sinonimo di festa, festa del lavoro – dice il...

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OLBIA. L’Ufficio diocesano della Pastorale sociale e del lavoro interpreta e riflette sul senso del 1° maggio al tempo del coronavirus. «Il 1° maggio è sinonimo di festa, festa del lavoro – dice il direttore della Pastorale, il diacono Miuccio Demontis – in tempi normali la gita fuori porta era d’obbligo. Ora, immersi in una pandemia, ci condurrà per mano a una o più riflessioni su lavoro e società. E visto che il 1° maggio è la festa dei lavoratori, il pensiero corre a questa categoria della nostra società che è il settore trainante di qualsiasi popolo o nazione. Credo che nulla sarà come prima in questo mondo pieno di problemi, che non può permettersi i fermare le industrie, ma anche i semplici artigiani». «Nulla sarà come prima per l’organizzazione del lavoro – precisa Miuccio Demontis – il lavoratore, uomo o donna, è il bene primario, per cui va tutelato sia dal punto di vista della sicurezza nel luogo di lavoro, sia dal lato contrattuale. Quante persone lavorano ancora in “nero” o con contratti di lavoro da fame o giù di li. Ecco la pandemia ci potrebbe dare l’opportunità di rivedere o aggiornare i contratti di lavoro seri, contenenti tutte le garanzie per il lavoratore, ma anche a maggior tutela del datore di lavoro. La “dignità del lavoro” inizia sicuramente con la dignità del contratto di lavoro». «Non sarà come prima per i nostri settori turistici – dice ancora il direttore della Pastorale del lavoro – che naturalmente coinvolgono i settori del trasporto e della ristorazione, alla quale poi è legata a filo doppio l’agricoltura .Qui i nostri politici regionali dovrebbero impegnarsi di più a trovare soluzioni che rendano più agevole il viaggiare da e per l’isola. Non ho la bacchetta magica, ma avendola, sicuramente avrei diminuito sensibilmente il costo del lavoro, avrei eliminato la precarietà, avrei controllato i profitti delle imprese, anche in funzione delle gare d’appalto. Avrei cercato di non creare disparità tra nord e sud, avrei creato nuovi posti di lavoro per i giovani, costretti a lavori saltuari e mal retribuiti, con contratti che sfiorano l’illegalità e accettati solo per necessità, avrei rimodulato quelle fabbriche che inquinano. Un 1° maggio di riflessione allora, e forse di ripartenze, con una politica più attenta all’uomo, dove con il contributo di tutti si costruisca un modello di mondo nuovo».

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