Palazzo Corda, ricorso del Comune a Mattarella
Calangianus, la Soprintendenza aveva bloccato i lavori. Ora si chiede l’intervento del capo dello Stato
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CALANGIANUS. Si torna a parlare del Palazzo Corda, edificio del 1885, del cavalier Marco Corda, pioniere del sughero, assicurato al patrimonio comunale nel 2006 e destinato ad essere “sede della nuova biblioteca e museo del costume dei paesi della Gallura”.
Prima che scadessero i termini stabiliti per far ricorso, l’amministrazione, il 28 aprile scorso, ha presentato un ricorso straordinario, tramite lo studio degli avvocati Cocco Ortu, Macchiavelli e Tronci di Cagliari, al presidente della Repubblica contro il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Sassari e Nuoro per l’annullamento del provvedimento del dirigente della direzione generale archeologia Belle Arti e Paesaggio del Ministero per i beni e le attività culturali (numero protocollo numero. 1677 del 5 dicembre 2019), col quale era stata impostata la sanzione del ripristino e la sanzione pecuniaria (77mila euro) per le opere realizzate nell’immobile in assenza dell'autorizzazione della Soprintendenza. A giugno del 2019,si ricorderà, insorse la minoranza che oltre a chiedere chiarimenti sulla ordinanza di sospensione dei lavori, forte dei documenti della Soprintendenza, paventò un possibile danno erariale per il Comune che poteva compromettere i precari equilibri finanziari del comune. Ne derivò una astiosa polemica. La Soprintendenza contestava gravi irregolarità procedurali e difformità rispetto alle prescrizioni ed impose la messa in ripristino di gran parte del lavoro. Si accusava di aver demolito antiche decorazioni, imponeva di ripristinare antichi infissi, eliminare elementi in pvc e deprecava la tinteggiatura degli interni effettuati in modo arbitrario Si parlava, nei documenti della Soprintendenza, di segnalazioni pervenute da alcuni cittadini nel novembre 2018 in merito ai lavori eseguiti. Il sopralluogo susseguente scoprì lavori non autorizzati perché il nulla osta era scaduto dal 2013. «Un bel pasticcio - dice il sindaco Albieri -: ho prove certe che i cittadini segnalanti siano l’ex sindaco Loddo e la consigliera Simonetta Melis. Ma non è Loddo, che da sindaco firma il progetto che accompagna nel 2015 la richiesta per il finanziamento di 800 mila euro dal Cipe ma con nulla osta della Soprintendenza già scaduto? Il vulnus allora è antecedente alla mia amministrazione». Le motivazioni degli avvocati, che hanno scritto il ricorso a Mattarella, oltre 50 pagine, tengono a dimostrare che «il danno paventato deve essere assai ridimensionato, se non escluso, vista la scarsa qualità delle pitture andate perdute e l’irrecuperabilità delle stesse. E poi emerge in modo palese «l’eccesso di potere per difetto d’istruttoria, illogicità, difetto e travisamento dei presupposti di fatto» . Al Presidente della Repubblica chiedono «-previa, occorrendo, la rimessione alla Corte Costituzionale della questione di legittimità costituzionale sollevata in quanto rilevante e non manifestamente infondata- di annullare il provvedimento impugnato». (p.z.)
Prima che scadessero i termini stabiliti per far ricorso, l’amministrazione, il 28 aprile scorso, ha presentato un ricorso straordinario, tramite lo studio degli avvocati Cocco Ortu, Macchiavelli e Tronci di Cagliari, al presidente della Repubblica contro il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Sassari e Nuoro per l’annullamento del provvedimento del dirigente della direzione generale archeologia Belle Arti e Paesaggio del Ministero per i beni e le attività culturali (numero protocollo numero. 1677 del 5 dicembre 2019), col quale era stata impostata la sanzione del ripristino e la sanzione pecuniaria (77mila euro) per le opere realizzate nell’immobile in assenza dell'autorizzazione della Soprintendenza. A giugno del 2019,si ricorderà, insorse la minoranza che oltre a chiedere chiarimenti sulla ordinanza di sospensione dei lavori, forte dei documenti della Soprintendenza, paventò un possibile danno erariale per il Comune che poteva compromettere i precari equilibri finanziari del comune. Ne derivò una astiosa polemica. La Soprintendenza contestava gravi irregolarità procedurali e difformità rispetto alle prescrizioni ed impose la messa in ripristino di gran parte del lavoro. Si accusava di aver demolito antiche decorazioni, imponeva di ripristinare antichi infissi, eliminare elementi in pvc e deprecava la tinteggiatura degli interni effettuati in modo arbitrario Si parlava, nei documenti della Soprintendenza, di segnalazioni pervenute da alcuni cittadini nel novembre 2018 in merito ai lavori eseguiti. Il sopralluogo susseguente scoprì lavori non autorizzati perché il nulla osta era scaduto dal 2013. «Un bel pasticcio - dice il sindaco Albieri -: ho prove certe che i cittadini segnalanti siano l’ex sindaco Loddo e la consigliera Simonetta Melis. Ma non è Loddo, che da sindaco firma il progetto che accompagna nel 2015 la richiesta per il finanziamento di 800 mila euro dal Cipe ma con nulla osta della Soprintendenza già scaduto? Il vulnus allora è antecedente alla mia amministrazione». Le motivazioni degli avvocati, che hanno scritto il ricorso a Mattarella, oltre 50 pagine, tengono a dimostrare che «il danno paventato deve essere assai ridimensionato, se non escluso, vista la scarsa qualità delle pitture andate perdute e l’irrecuperabilità delle stesse. E poi emerge in modo palese «l’eccesso di potere per difetto d’istruttoria, illogicità, difetto e travisamento dei presupposti di fatto» . Al Presidente della Repubblica chiedono «-previa, occorrendo, la rimessione alla Corte Costituzionale della questione di legittimità costituzionale sollevata in quanto rilevante e non manifestamente infondata- di annullare il provvedimento impugnato». (p.z.)
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